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50 risposte

 

Le risposte della redazione


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50 RISPOSTE SULLA FEDE


1) Dio vuole che tu sia felice.
2) Cos'è la Fede? - Fede e ragione - Fede ed opere.
3) Preghiera e vita con Maria.
4) Ogni giorno.
5) Quello che sta avvenendo.
6) Dolori, fallimenti e cadute.
7) Il momento favorevole è ora.
8) Le parole che ci condanneranno.
9) Chi è Dio?
10) Consacratevi a Me!
11) Il tempo della Conversione è oggi.
12) Senza di Me...
13) La Chiesa.
14) Amate i vostri mariti/le vostre mogli.
15) Amore e libertà di Dio.
16) La gioia cristiana.
17) Contro ogni eresia.
18) Il peccato: un investimento sbagliato.
19) La vera ricchezza.
20) Parola e Spirito.
21) La porta stretta.
22) Eucaristia e S.Messa.
23) Embrioni e uomini.
24) Prega il Padre nel segreto.
25) Comunità, movimenti e unità ecclesiale.
26) Dio, dove sei?
27) Il primo passo.
28) Scelte difficili.
29) La volontà di Dio.
30) Una storia d'amore.
31) La morte del corpo.
32) Se il dolore è troppo grande.
33) Se il male è troppo grande.
34) La Chiesa può sciogliere il matrimonio?
35) I figli e la Fede.
36) Il pericolo delle ricchezze.
37) Il digiuno.
38) Fede e Amore.
39) Vivere il tempo presente.
40) In un caso disperato, che fare?
41) Sono venuto per servire.
42) Matrimonio, celibato, castità, concupiscenza.
43) Bellezza e Fede.
44) Si deve perdonare un tradimento coniugale?
45) Spirito, Anima e Corpo.
46) Momenti difficili.
47) I momenti sacri della famiglia.
48) Una preghiera per la nostra morte.
49) Chi sono quelli che si salveranno?
50) Chi sono quelli che non si salveranno?


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1) DIO VUOLE CHE TU SIA FELICE

Dio esiste e vuole che tu sia felice, per questo ti ha creato/a. Questo progetto di felicità non vale solo per la vita in Paradiso ma anche per quella terrena dove il Paradiso ha inizio.

"Ritornate a Dio e alla preghiera affinchè siate felici sulla terra" (25/4/16).

"Vivete il Paradiso qui sulla terra!" (25/7/2018)

La prova della esistenza di Dio sei tu stesso/a, la prova che ti vuole felice è il bisogno di felicità che ti ha messo nel cuore, è la vita piena ed eterna che ha preparato per te e che appagherà per sempre questo bisogno. E' un amore che con parole, opere e sangue versato ha liberato la tua anima dalla paura e dalla morte (Eb.2,14-15). Puoi verificare come vere queste prove solo se accetti di metterti in relazione persoanle con Lui, con il suo amore sperimentandone la gioia. Il tuo male altro non è che la lontananza da Lui. Il tuo errore altro non è che la ricerca della felicità senza di Lui. Senza di Lui, lontano dal suo calore non c'è vita ma solo solitudine, freddo e dolore. Quando cominci a comprendere quale può essere il tuo male, dove può essere il tuo errore, hai già fatto il primo passo per venirne fuori (Sir.17,20-21). Dio, con il suo amore ti sta già guidando, ti sta già tenendo per mano (Gv.6,44). La preghiera e la lettura del Vangelo combattono il tuo male e la Grazia della S.Confessione lo guarisce. "Egli vi ha chiamati fuori dalle tenebre, per condurvi nella sua luce meravigliosa" (1Pt.2,9).

Ma la lotta non è finita. La tentazione tornerà con grande forza ma non vincerà se subito imbraccerai le tue armi spirituali, prima fra tutte la "Preghiera allo Spirito Santo". Non c'è tentazione e seduzione del diavolo che può resistere alla potenza della "Preghiera allo Spirito Santo". Il peccato ti rende schiavo/a, solo/a ed infelice. L'amore di Dio ti rende libero/a, unito/a e pieno/a di gioia, una gioia che neppure la morte potrà più toglierti (Gv.16,22-24).

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2) COS'E' LA FEDE? - Fede e ragione - Fede ed opere

La Fede è la dimensione perfetta dell'Amore. Nella Fede l'Amore sviluppa ogni suo potere, fino a muovere le montagne, anzi a creare dal nulla ciò che esiste. La Fede è la suprema ed unica realtà che supera la natura, oltrepassa la materia, travalica tempo e spazio. Questa somma dimensione proviene da Dio ed a Dio ritorna. Il primo quindi ad avere Fede non è l'uomo ma Dio. Dio ha esercitato per primo la Sua Fede nel momento in cui crea e ama l'uomo. Dio ha creduto e crede nell'uomo, nella sua libertà capace di rispondere e accogliere il Suo Amore attraverso la sua libera Fede.

"Credo in unum Deum, Patrem omnipotentem, factorem coeli et terrae, visibilium omnium et invisibilium" (cf.Col.1,16). Aver Fede, per l'uomo, vuol dire rispondere alla Fede di Dio, aprire gli occhi sulle "realtà invisibili" e comprendere e sperimentare che Dio esiste, la tua Anima immortale esiste, la prospettiva felice e senza fine del Paradiso esiste, l'Amore esiste, la Verità esiste, il senso ultimo di ogni cosa esiste, la Risurrezione che ha vinto per sempre la morte esiste. Aver Fede vuol dire però anche aprire gli occhi e comprendere bene le "realtà visibili" e il valore meraviglioso e terribile della tua libertà. Vuol dire sapere che il male esiste, il peccato esiste, il Giudizio esiste, la dannazione esiste, l'inferno esiste (Is.66,24; Mt.23,33). Il tempo è segnato, le oppotunità di Salvezza che Dio ti dona sono numerose ma non infinite.

Nella Fede la tua essenza spirituale prende vita e vigore. Nella Fede la tua vita raggiunge la sua pienezza. Nella conoscenza di Dio conosci te stesso/a. "Solo nella Fede scoprirete la gioia del dono della vita che Dio vi ha donato. Il vostro cuore sarà gioioso pensando all'eternità" (25/11/05). La Fede è infatti conoscere per essere nella pienezza della vita. Non si può essere senza conoscere (Gv.14,20-21; 16,13; 1Cor.2,10-16). Conoscere vuol dire incontrare Gesù, la Verità, Parola Vivente di Dio (Gv.17,17), aprire a Lui il nostro cuore per diventare simili a Lui. Nulla si può conoscere senza entrare nell'amore di Cristo (Gal.5,6; Fil.1,9; Col.2,2). Per entrare nell'amore di Cristo accorre attraversare la soglia della libertà dalla legge (Gal.3,25).

L'approccio "ontologico" alla vita per chi "crede" e per chi non "crede" è diverso, anzi, opposto. Chi non "crede" cerca di dare un significato alla sua vita, chi "crede" cerca di dare invece "vita" al suo "Significato". L'incontro con Dio infatti diventa per il credente il "Fatto" fondante, il "Significato assoluto" che dà identità alla sua vita. Il desiderio del credente è quindi quello di spendere ogni attimo della sua breve vita per testimoniare il "Significato assoluto" che essa contiene: Dio che ci vuole per Sè e ci apre (in Gesù) la porta della sua infinita esistenza. Solo la Fede dà vero ed incorruttibile senso all'esistente e fuori di essa c'è solo illusione dell'esistenza (Gc.1,16). "Siate coscienti che senza Dio siete polvere" (25/5/14).

La Fede non è un tema, un argomento di dibattito e discussione. La Fede è l'esperienza della salvezza e si comunica prima di tutto con la testimonianza di vita e poi anche con la "parola". La Fede è la forza che trasforma le cose relative in cose assolute, è una prassi concreta e non una vuota teoria.

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Fede e ragione

A) - La Fede è quindi un'atto di adesione libera non della mente ma del cuore non dell'intelligenza ma dell'amore. La Fede non percorre le vie della ragione e della legge (Lc.1,51), ma quelle dell'irrazionalità dello Spirito di Dio (1Cor.3,18-20; Is.55,8). Gesù stesso ha vissuto e risolto in sè il conflitto tra l'umana ragione e la Divina Volontà (Mt.26,39; 27,46). La "ragione" della Fede Cristiana si chiama: "follia della Croce" ed è motivo di scandalo per la ragione del mondo (1Cor.1,18; 4,10). La Fede proviene dalla Grazia increata dello Spirito, forza arazionale dell'amore di Dio. La ragione è il prezioso dono creato, che Dio ha offerto alla nostra mente per comprendere le cause e le conseguenze dei fatti di questo mondo, le procedure, le relazionalità complesse degli eventi. La ragione è del tutto inadeguata per conoscere le cose dello Spirito.

B) - Il bimbo o chi a causa della malattia soffre di disabilità mentale non ha certo alcun svantaggio nella sua conoscenza di Dio rispetto all'uomo dalla grande intelligenza (Mt.18,3). Il bimbo usa l'esperienza del suo cuore e l'esperienza non lo inganna perchè è esperienza di amore (Gv.13,35; Gv.17,26). Maria ci ha ripetuto mille volte che la via che ci porta a Dio passa dal nostro cuore. Chi vuole aprire a Dio la sua mente ma tiene chiuso il cuore entra a far parte della numerosa schiera di coloro che credono di "Credere". Le vie concettuali che la ragione suggerisce per conoscere Dio sono spesso ingannevoli e non hanno nulla a che fare col "fare esperienza di Cristo", con l'incontrare la "Parola incarnata" che fa della Fede un "fatto", un'incontro e non una dottrina. Sono soggette alla limitatezza del pensiero razionale e prive di quello slancio immediato, irrazionale, incondizionato e spirituale che è essenziale per entrare in contatto esperienziale con "l'Assoluto" (Ct.5,2-6). Su Dio, il linguaggio semplice, sublime, mistico dell'amore scolpisce mirabilmente ciò che "la ragione" inutilmente balbetta ed immancabilmente deforma.

C) - Chi si affida alla ragione per sostenere la sua Fede compie due errori complementari: razionalizza ciò che è irrazionalizzabile e insterilisce lo Spirito nei freddi meccanismi della logica umana (il relativismo della ragione). Il risultato è una Fede senza anima, dogmatica, illusoria e inefficace sul piano della Salvezza perchè è una Fede che non possiede la forza arazionale e libera dell'amore. Questo razionalismo mistificato di tradizione, questa paludata secolarizzazione teoretica ha compromesso gravemente lo slancio apostolico della Chiesa. Essa è ormai pervasa infatti quasi solo da un macchinoso sforzo apologetico e non più mossa dal limpido slancio kerygmatico che dovrebbe invece infiammarla. E' purtroppo impegnata più nella mediazione culturale che nella testimonianza della Fede. Una Chiesa che, spaventata dall'imponente assalto del nemico, si è arroccata costruendo a sua difesa ingombranti baluardi ed inutili bastioni con friabili mattoni fatti di tradizione, etica e umana ragione. Una Chiesa che non si è accorta che il nemico si era già da tempo introdotto all'interno delle sue mura e che collaborava alla edificazione delle inutili difese che invece di proteggerla la indeboliscono. Una Chiesa asserragliata che, per paura di perdere la sua "cittadella", rinuncia alla rapidità ed al dinamismo profetico e soteriologico dello Spirito che le permetterebbe ancora la vincente sortita in campo aperto.
Una sortita ultima e decisiva che Maria, come Regina della Chiesa, è decisa ad ordinare ed è venuta personalmente a guidare. Beati quelli che risponderanno alla sua "chiamata".

D) - Chi vive la Fede in modo intellettuale e dottrinale, chi vuole obbedire al comandamento dell'Amore con la mente e non con il cuore, chi crede che si possano compiere atti di carità senza amare, senza mettersi totalmente in gioco, costruisce la sua casa sulla sabbia e si affatica inutilmente. Per quanto infatti si possa sforzare nella via della santità, sempre trasparirà da tutto il suo essere l'aridità del cuore e l'arroganza della mente. Entreranno nel Regno di Dio non i dotti, gli intellettuali, i raffinati ragionatori, i teologi senza misericordia, gli accademici senza carità, ma coloro che posseggono la vera conoscenza generata dalla semplicità, dalla sincerità e dalla spontaneità del cuore di chi può, con il suo amore, oltrepassare i confini angusti della umana ragione (Mt.11,25; Mc.10,15; Lc.10,21; 1Cor.1,17; At.4,13). - Se la Fede non è illuminata dall'amore non è nulla, solo chi ama crede nell'amore e dimostra l'esistenza dell'amore (Mt.15,6; 1Cor.13,2). Se siamo prigionieri della nostra ragione, se pensiamo che lo strumento più idoneo per conoscere Dio sia il nostro pensiero stiamo percorrendo delle vie senza uscita (razionaliste o gnostiche) e non potremmo mai arrivare a conoscere Dio e comprendere la sua la Volontà.

E ) - Ogni volta che Pietro e la Chiesa si lasciano guidare solo dall'umana ragionevolezza, solo dalla sperimentata prudenza, si allontanano dalla fedeltà alla loro missione e dalla autentica conoscenza di Dio. La conoscenza di Dio è dono dello Spirito Santo, esperienza progressiva di cui il nostro Spirito si rende degno attraverso l'obbedienza ai comandi di Cristo (Gv.14,23; 15,10; 1Gv.2,3; 4,7-13). Quando la Chiesa abbandona la via della Croce, quella dell'umana sconfitta, della povertà, della persecuzione, del martirio e ricerca protezione e sicurezza nel potere degli uomini tradisce la Volontà di Dio e abbraccia quella di satana (Mt.16,23). Non sarà l'arroganza del nostro ragionare ad aprici il cuore alla Fede ma l'umiltà e l'avventatezza che ci permette di seguire il nostro cuore (Mt.18,1-5). "E' necessario che vi comportiate come dei bambini piccoli" (30/9/84). E i bambini non obbediscono per scelta razionale ma per irrazionale slancio e affidamento. Anche noi dobbiamo piegare ogni ragionamento umano per conformarlo all'obbedienza a Cristo (2Cor.10,5).

F ) - Accettare la Fede solo con la ragione, ritenere Dio e la religione solo un'ipotesi convincente, solo una identità culturale ed etica, vivere insomma "come se Dio esistesse" senza averne fatto spirituale esperienza significa essere schiavi del relativismo della ragione, significa ridurre la Fede a semplice "sistema di pensiero" od a sola "morale", cioè generare un nuovo sistema di legalismo farisaico che non conosce Dio, non genera amore e quindi non può salvare. Solo dopo aver conosciuto l'amore di Dio è possibile aprire il cuore alla Fede. Dall'amore nasce la Fede, dalla Fede nasce l'amore. Fede ed amore divengono una unica realtà, come unica realtà sono in Dio giustizia e misericordia, verità e carità, pneuma e logos, obbedienza e libertà, unità e trinità. In Dio tutto si unifica senza confondersi. Nell'amore tutto è in dinamica azione senza disperdersi. L'amore è, sia per Dio che per l'uomo, un atto dinamico: un "andare verso" per unire a sè, una ricerca della gioia, che solo risiede nel compimento della piena comunione con l'altro/a. La ricerca di questa completa pienezza procede dall'uomo a causa della sua incompletezza (Gen.2,20), mentre da Dio scaturisce dal sovrabbondare della completezza (Ef.1,5; Fil.2,6; 1Gv.3,1). L'amore connaturato in Dio è puro desiderio di essere in comunione, nell'ordine spirituale delle cose. Amare vuol dire essere capaci di comunione con Dio e con gli uomini, guardare non con gli occhi ma con il cuore. "Possiate guardare con il cuore Dio e gli uomini" (25/2/00).

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Fede ed opere

E' la Fede che salva ma solo le opere provano l'autenticità della Fede (Gc.2,14-26). Nel giudizio la nostra Fede sarà misurata soltanto attraverso le nostre opere (Mt.25,31-46). La Fede infatti non è una adesione intellettuale a delle verità ma il conformarsi, il partecipare in modo esperienziale alla verità dell'Amore. Credere cioè vuol dire "Amare" perchè "chi dimora nell'Amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1Gv.4,16). Non si può confessare la Fede in Cristo se non si è già entrati nella "prassi" del Suo Amore. Chi lo fa, chi cioè professa la Fede ma non si sforza di incarnare in sè l'Amore di Cristo mistifica la Fede stessa, allontana dalla verità e provoca "scandalo" (Lc.17,2).

La mistificazione dell'amore, così come l'avversario la spaccia, è desiderio egoistico di avere e possedere individualmente ciò che ci dà piacere, nell'ordine materiale delle cose. Queste realtà possono essere comunicate, condivise o solo sperimentate? Gesù ci spiega che l'unico modo per comunicare la Fede è la testimonianza dell'amore (Gv.13,35). Se la Fede non genera amore vuol dire che è una fede sterile cioè finta, figlia della ragione e non dello Spirito.

Coloro che proclamano la loro Fede ma non hanno opere di amore "sono un metallo che rimbomba, uno strumento che suona a vuoto" (1Cor.13,1). Se veniamo a contatto con la luce non possiamo più essere nel buio (Lc.11,35; 1Gv.1,7), se abbiamo conosciuto l'amore come possiamo ancora essere chiusi e freddi con i nostri fratelli?

Ogni atto di Fede è un atto d'Amore ed una esperienza di "Assoluto".

Come viene giudicata la Fede dal mondo, da coloro che non credono? Chi non crede guarda coloro che credono e giudica il valore della Fede con il metro della coerenza e dell'amore che chi crede dimostra verso il suo prossimo. Se chi crede non ama e non è coerente con ciò che professa, allora la Fede viene giudicata una fantasia, un'illusione, una sciocchezza o un ostacolo alla felicità, al pieno godimento della vita (1Cor.1,18). Questo atteggiamento è più che comprensibile, perchè è davvero difficile, per chi non ha avuto esperienze spirituali, comprendere la bellezza, la gioia e l'incontenibile libertà dell'amore di Dio (Gv.8,52; 1Cor.2,14). Ma chi non conosce Dio come può incontrarlo se in noi non vede la Sua presenza: "se qualcuno non crede alla Parola di Dio, potrà arrivare alla Fede guardando il vostro modo di vivere. Non ci sarà bisogno di tante parole" (1Pt.3,1).

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L'ateismo

Consideriamo "ateo" chi nega l'esistenza di Dio o ne concepisce una identità totalmente impersonale, astratta, indifferente od estranea ad ogni relazione significativa con il destino dell'uomo. Nell'ateismo avviene il più grande dei paradossi: l'uomo, il "non esistente", il "non consistente" (la fisica ci spiega che la materia non esiste in se stessa ma è solo energia, con buona pace del bosone di Higgs; la cibernetica poi ci spiega che anche il tempo non esiste) giudica come "non esistente" Dio che è l'assoluto ed eterno "Esistente" (Es.3,14). Dio non ha voluto lasciare "prove" inconfutabili della sua esistenza perchè vuole essere trovato attraverso il nostro cuore e non attraverso la scienza, la nostra fredda e faticosa ragione.

Ecco che diventa davvero sciocco cercare prove razionali dell'esistenza di Dio, è davvero sciocco esercizio di coloro che, in definitiva, non sanno neppure avvalorare l'esistenza di se stessi con prove che non siano induttive e soggettive. Dio non ha voluto così diventare per noi un assioma della nostra ragione ma un amante per il nostro cuore. Egli ci ha creati nella materia però donandoci lo Spirito affinchè avessimo la libertà di scoprire lo Spirito e quella di rifiutarlo e di restare solo nella materia, di scegliere la via della vita cioè la condizione della "vera esistenza" o quella della morte. Ogni atto di amore infatti, che lo Spirito ci suggerisce, ci fa compiere un passo verso la vera, unica, reale esistenza che è quella da esso generata (Gv.3,6; 1Gv.2,17). Chi invece rifiuta lo Spirito rifiuta Gesù e va verso la morte (Eb.6,4; 1Gv.4,2).

Quando un uomo prende la sciagurata decisione di dire a se stesso in piena consapevolezza: "Non credo più" o "Non voglio credere", un atroce dolore colpisce il cuore di Dio e getta nelle lacrime tutto il Paradiso perchè un'anima si pone volontariamente in una condizione di "chiusura del cuore" e quindi di grande pericolo. Questa decisione non scaturisce mai senza motivo, non nasce preconcetta dal cammino esperienziale dell'uomo ma si impone sempre come "risposta", come "conseguenza" anzi, come "reazione" ad un evento che blocca la naturale apertura al trascendente che è nel cuore dell'uomo. E' una decisione che scaturisce sempre da una intima disillusione.

Nel sorgere di ogni professione di ateismo c'è sempre il segno di una "risposta" ad uno scandalo della Fede, ad un credente infedele, ad una Chiesa ipocrita e corrotta (le Chiese che vivono sistematicamente nella divisione, nell'incoerenza e nello scandalo sono la vera "fabbrica dell'ateismo"). L'ateismo è infatti il frutto immancabile dell'idolatria e dell'apostasia di coloro che si definiscono abusivamente "credenti" ma non lo sono. Per questo ogni persona che non ha trovato od ha perso la Fede deve pesare sulla coscienza di tutte le Chiese.

Che fare allora? - Se è stato un tradimento dell'amore a generare l'incredulità su Dio, sarà un atto di fedeltà all'amore a generare una nuova opportunità di Fede. L'ateismo nasce dalla sensazione di solitudine che l'uomo prova quando non trova Dio. Non si vince confutandone le ragioni ma annullandone la causa. "Amatevi come Io vi ho amato. Da questo capiranno che siete miei" (Gv.13,34-35).

Coloro che si ritengono atei hanno spesso integra coscienza e sincero desiderio della verità ma sbagliano prospettiva. Si appellano spesso al "Dubbio di Epicuro" (l'apparente contraddittoria compresenza di bontà e onnipotenza in Dio, di fronte al dolore innocente). E' comprensibile e giusto scandalizzarsi per il dolore innocente come però è anche giusto lasciarsi prendere dalla gioia che viene dall'amore che ha vinto la causa di ogni dolore innocente ed anche colpevole.

Vogliono capire per poter "credere" e invece occorre "credere" per poter capire e per "credere" occorre superare lo sguardo miope della ragione ed essere capaci di un atto di umiltà e di uno slancio di coraggio verso l'Assoluto. Come sarebbe possibile sopportare le angustie quotidiane del "relativo" se non ci fosse "l'Assoluto"!

Molti riconoscono nell'amore il valore supremo dell'uomo ma l'amore non unito alla Fede rimane un concetto, un ideale astratto a cui è impossibile conformarsi pienamente perchè l'Amore non è un'idea ma una Persona, è un Vivente, è Dio nostro fratello, è nostro fratello in cui Dio abita.

"Siamo al tempo stesso Amore e Perdono per tutti coloro che credono e vogliono amare solo con amore umano e non con quell'immenso Amore che viene da Dio" (25/1/15).

Chi professa consapevolmente il proprio "ateismo" non è comunque nella peggiore condizione. Spesso dalle persone che si professano "atee" noi, così spesso "incoerenti credenti", abbiamo da imparare straordinarie lezioni di onestà intellettuale, di coerenza etica, di fattiva solidarietà umana. E' molto più vicino a Dio chi si professa ateo che chi per interesse si spaccia per credente. E' assai più vicino alla verità chi crede di non "credere" che chi finge di "credere" e invece non crede affatto. Chi pensa di non "credere" è già sul punto di "credere", mentre chi si vanta di "credere" si rende spesso refrattario ad ogni intervento della Divina Misericordia. L'ateismo pratico degli ipocriti credenti rappresenta infatti per il Signore la condizione di peccato in assoluto più difficile da superare, la "cittadella" di satana più insidiosa e fortificata. Una miriade di "atei", invece, che hanno inconsapevolmente obbedito a Dio nel servizio ai fratelli, con loro grande stupore verranno accolti in Paradiso (Mt.25,37-39).

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3) PREGHIERA E VITA CON MARIA

La Preghiera è il luogo del nostro incontro con Dio. Non è un luogo fatto di parole, anche se ci possono essere delle parole. Non è un luogo fatto di azioni, anche se ci possono essere delle azioni. Non è un luogo lontano, anche se può essere faticoso arrivarci. La Preghiera è una comunicazione semplice ed immediata e non richiede altro che un po' di Fede, un po' di tempo e tanta docilità all'azione dello Spirito Santo (Gv.4,23-24). "Decidetevi a consacrare un tempo della giornata per l'incontro con Dio nel silenzio" (25/7/89). Le persone superbe, le persone troppo intellettuali fanno fatica a comprendere la semplicità della Preghiera e non riescono a capire la sua natura semplice, spontanea e libera. "Molti pregano e terminano la Preghiera senza esservi mai entrati" (11/1/85). I bambini, invece, comprendono bene la Preghiera perchè sanno che è come parlare al proprio papa' o alla propria mamma. Maria vuole essere la nostra mamma e vuole che con Lei abbiamo una confidenza assoluta. Lei ci ama e non dobbiamo tenerle nascosto nulla, non un pensiero, non un dolore, non un desiderio. Maria è sempre con noi, ci tiene per mano, e vuole che ci appoggiamo a Lei confidandole e mettendo nelle sue mani ogni nostro problema. Come ogni mamma, Lei sa cosa c'è nel cuore del/della suo/a bambino/a, ma lo stesso vuole che noi le diciamo quello che sentiamo, perchè possiamo acquistare fiducia e sicurezza nel dialogo con Lei.

Affidiamole giorno per giorno, momento per momento, i nostri problemi familiari, i nostri problemi affettivi, i nostri problemi economici e di lavoro, le nostre ansie e le nostre paure, i nostri guai di salute. Affidiamole soprattutto la nostra anima, chiediamo il suo aiuto nelle tentazioni e la sua intercessione per i nostri peccati. Rivolgiamoci a Lei soprattutto quando ci sentiamo schiacciati sotto il peso delle nostre pene, dei nostri bisogni spirituali e materiali, dei nostri peccati. Maria vuole stare con noi, abitare al nostro fianco, non vuole lasciarci soli. "Accettatemi nella vostra vita!" (22/5/86) - La sua presenza spirituale è forte, reale e più efficace di qualsiasi altra umana presenza. Ci conforta, ci corregge, ci spinge, passo dopo passo, verso il bene, la Salvezza e la gioia del cielo. "Confidatemi anche le più piccole cose" (9/1/86). "Datemi tutto: gioie, tristezze ed ogni dolore, anche il più piccolo" (25/2/99). "Credete che con la Preghiera semplice si possono fare miracoli" (25/10/02). "Il mio cuore segue attentamente i vostri passi" (25/12/86).

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4) OGNI GIORNO

1 -
"Pregate e cercate la Volontà di Dio nella vostra vita quotidiana" (25/4/90). "Ogni giorno sia per voi una gioiosa testimonianza dell'amore di Dio" (25/6/99). Ringrazia per il dono della vita e per tutte le persone e le cose belle e buone che Dio ti mette accanto e di cui potrai rallegrarti e godere. Ringrazia per il dono della Fede e consacra la tua giornata al S.Cuore di Gesù e a quello di Maria. Resta sempre unito/a al Signore nella preghiera e tieniti lontano/a da ogni male nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. Leggi ogni giorno un brano del S.Vangelo e un "messaggio" di Maria e lasciati guidare, tramite essi, da Dio. "Mettete la Sacra Scrittura in un luogo visibile, leggetela! Meditatela!" (25/1/99) - "Leggete ogni giorno i messaggi che vi ho dati e trasformateli in vita" (25/12/89). Cerca di partecipare alla S.Messa e recita il S.Rosario! Offri a Dio le sofferenze che dovrai sopportare e disponiti a portare la tua croce con amore, senza lamentarti. Impegnati a compiere bene il tuo dovere e non lasciarti angosciare dalle preoccupazioni.

2 -
Tutto parta dalla preghiera e tutto termini con la preghiera. "Voglio dirvi di pregare prima di ogni occupazione e di terminare ogni vostro lavoro con la preghiera" (5/7/84). Affida a Dio, attraverso Maria, i problemi più difficili. I tuoi doveri, cioè i compiti che sei chiamato/a a svolgere dal tuo ruolo e dalla tua responsabilità, sono "Volontà di Dio". Essi rappresentano la tua risposta d'amore più semplice ed importante. Fare bene, fare presto, fare lietamente con amore il proprio dovere è la via ordinaria alla santificazione (Col.3,23). Ma che cos'è il nostro "dovere"? E' quello che si attende da noi, nell'esercizio pieno e scrupoloso del nostro compito e della nostra responsabilità. Scegli l'amore come il criterio generale che guida ogni tua scelta, dalla più piccola alla più grande. "Dovete cercare di fare tutto con amore" (9/3/85).

3 -
Cerca di riconoscere nel bisogno, della difficoltà, nella povertà materiale e spirituale di chi incontri, il volto di Gesù sofferente. Asciuga le sue lacrime e cura le sue ferite. "Nello Spirito dell'Amore ogni giorno e in ogni situazione siate più vicini ai vostri fratelli e così, nella sapienza e nell'amore, possiate superare ogni difficoltà" (25/5/00). Cerca di compiere qualche rinuncia e qualche sacrificio per la conversione e la salvezza dei tuoi cari, di chi non conosce Dio e di tutta la Chiesa. Cerca ogni giorno di fare un piccolo passo verso la tua unità con Dio onnipotente attraverso la tua adesione a Cristo nella Grazia dello Spirito Santo, nella gioiosa attesa del suo glorioso ritorno. "Scoprirete che Dio è onnipotente nella vostra vita quotidiana" (25/5/92). "Vi invito, cari figli, a far sì che la vostra giornata sia solo preghiera ed abbandono totale a Dio" (4/9/86).

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5) QUELLO CHE STA AVVENENDO

1 -
"Io penso che le sofferenze del tempo presente non siano assolutamente paragonabili alla gloria che Dio manifesterà verso di noi. Tutto l'universo aspetta con grande impazienza il momento in cui Dio mostrerà il vero volto dei suoi figli" (Rm.8,18-19). Paolo ci descrive bene il significato della nostra condizione attraverso il paragone del "parto" e delle sofferenze che lo precedono (Mt.24,8; Mc.13,8; Gv.16,21; Rm.8,22; 1Ts.5,3; Is.21,3; Ger.4,31; 48,41; 49,22). Lui pensava, come tutti nella Chiesa apostolica, che il ritorno del Signore fosse allora imminente, la Parola fosse stata annunziata ormai a tutti i popoli (Col.1,23) ed il male avesse ormai raggiunto il suo culmine (Rm.1,29) ma così non era. Molti popoli allora sconosciuti dovevano ancora essere raggiunti dal Vangelo ed il male non aveva ancora ottenuto ciò che ottiene ora: un dominio quasi assoluto su un mondo in disfacimento e sull'orlo dell'ultima guerra, una influenza mai prima raggiunta sulle Chiese spaventate, infedeli e divise. Anche Gesù ha sbagliato su questo punto, divinamente manifestando così la sua piena umanità (Mc.9,1). Il ritorno del Signore giungerà invece molti secoli più tardi per dare modo a molte generazioni e a tutti i popoli di conoscere la Salvezza (Mt.24,14; 2Pt.3,9) e quando si compirà la piena manifestazione dell'avversario di Dio (Dn.8,19-25; 2Ts.2,3; Ap.17,8). Oggi con il manifestarsi della "evangelizzazione di ritorno" può considerarsi concluso l'annuncio della Salvezza a tutti i popoli e il male è ormai sciolto dalle catene (Ap.20,7-10).

2 -
La descrizione escatologica di Paolo è perfetta, calzante a ciò che stiamo vivendo. Ogni cosa si trova in uno stato di travaglio (2Tm.3,1-5) e sofferenza: 1) I credenti soffrono, pur pregustando la gioia che li attende, a causa delle lotte interiori ed esterne, delle difficoltà e delle persecuzioni. 2) Le Chiese, profondamente contaminate dalle forze di satana, sono divise, lacerate, affette dall'idolatria del denaro e del potere. Il desolante panorama che offrono conferma pienamente la profezia escatologica di Cristo (Lc.18,8). 3) Il mondo degli uomini soffre, come un'immane gregge senza guida, ferito, spaventato e disperso, di fronte all'inarrestabile diffondersi di nuove guerre. 4) Il creato soffre con i segni perentorii ed inequivocabili della inarrestabile degenerazione della natura. L'umanità intera e la terra che l'accoglie è avvolta dal buio che, "dall'ora sesta all'ora nona" (Mt.27,45) accompagna l'agonia di Cristo. "Così ho parlato e così avverrà; così ho progettato, così farò" (Is.46,11). Gli avvenimenti che stanno ora di fronte all'umanità, preannunciati dalle Scritture (Sap.5,23; Is.2; 24,1-23; Ger.14,17-18; Ez.14,21-23; Dn.12,1; Am.5,18-19; 8,9; Ab.3,17; Sof.1,2-3; Mt.24,36-44; Lc.21,10-11), dai messaggi di Maria, dalle ispirazioni dello Spirito (Gv.16,13), saranno così evidenti ed irrecusabili (Gl.3,3-5) da indurre gli uomini a dire, come i soldati a guardia del Calvario: "quest'Uomo era davvero Figlio di Dio" (Mt.27,54).

3 -
Questo estremo riconoscimento tuttavia, non sarà sufficiente per ottenere la salvezza. Non è sufficiente credere quando l'evidenza avrà disvelato la verità ma occorre credere ed amare nel tempo presente (1Gv.2,4). Il giorno glorioso del Giudizio e della piena manifestazione di Dio (Is.25,6-9; 65,13-14) ci deve cogliere preparati, attenti e pronti. "Beati quei servi che il Padrone al suo ritorno troverà ancora svegli. Vi assicuro che Egli si metterà un grembiule, li farà sedere a tavola e comincerà a servirli" (Lc.12,37). Questo è ciò che attende il credente dopo la sua morte terrena: essere servito da Dio nell'eterno e felice banchetto del Cielo. "Noi siamo sicuri di questo: Dio fa tendere ogni cosa al bene di quelli che lo amano, perchè li ha chiamati in base al suo progetto di salvezza. Da sempre li ha conosciuti e amati, e da sempre li ha destinati a essere simili al Figlio Suo, così che il Figlio sia il primogenito fra molti fratelli" (Rm.8,28-29). "La fine di tutte le cose è ormai vicina. Siate giudiziosi e sempre pronti alla preghiera. Soprattutto vogliatevi molto bene tra voi, perchè l'amore cancella una grande quantità di peccati" (1Pt.4,7-8). "Gli empi si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati, le loro iniquità si alzeranno contro di essi per accusarli" (Sap.4,20). "Decidetevi per la santità, figlioli, e pensate al Paradiso. Solo così avrete la pace nei vostri cuori che nessuno potrà distruggere" (25/5/06).

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6) DOLORI, FALLIMENTI E CADUTE

"Quando siete stanchi o malati e non comprendete più il senso della vostra vita, prendete il Rosario e pregate" (25/4/01). Quando l'angoscia ci prende e sembra distruggere, per noi, ogni motivo di vita, dobbiamo resistere alla disperazione con la forza della Fede e fissare il nostro sguardo al di là del Calvario, al di là della tomba vuota, nella luce del Cristo risorto (Gv.20,1-18). Abbandoniamoci a Lui che cammina al nostro fianco (Mt.11,28-30). "Cari figli, pregate per poter accettare la malattia e le sofferenze con amore, come le ha accettate Gesù" (11/9/86). Quando, invece, soffriamo le conseguenze del male che noi stessi abbiamo compiuto, quando sperimentiamo la nostra debolezza, riscontriamo le nostre cadute e ricadute nei peccati che ci sembrava di avere ormai vinto, non scoraggiamoci. Lo scoraggiamento è la resa della nostra anima e il fulcro della sconfitta.

"Il mio Amore è più forte del male" (25/7/15).

Gettiamoci fiduciosi nell'abbraccio misericordioso di Dio nostro Padre, che attende con trepidazione il nostro ritorno per festeggiare con noi (Lc.15,11-32). Quando poi, oppressi dal peso della nostra Croce, cadiamo lungo il cammino e ci pare di non avere più la forza di rialzarci, pensiamo a Gesù che, sulla via del Calvario, più volte cade sotto il peso della Croce e sempre trova la forza di rialzarsi per dare pieno compimento alla Volontà di Dio (2Cor.12,10). "Anche se cadete nella prova, non fermatevi!" (19/3/84). "Cari figli, pregate ed accogliete tutto ciò che Dio vi porge su questa via, che è dolorosa, ma a chi comincia a percorrerla, Dio ne rivela tutta la dolcezza" (25/7/87).

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7) IL MOMENTO FAVOREVOLE E' ORA

Non aspettare un momento diverso da quello che stai vivendo per voltati verso Gesù e ricominciare ad amare. "Io vi invito a ricominciare da capo nel cambiare la vostra vita e a decidervi per la conversione, non a parole ma con la vita" (25/10/92). Il momento favorevole è quello presente (Is.55,6), non aspettare un minuto, un'ora, un giorno o un mese (Sir.5,7). Non aspettare! Il tempo dell'amore è il tempo presente, non il futuro. L'amore è sempre "in tempo reale"! Rompi subito le porte della prigione nella quale l'egoismo e la mancanza di Fede ti hanno rinchiuso! Puoi tornare subito a respirare l'aria pura dell'amore! Puoi fare già ora qualcosa nella direzione del bene, dell'obbedienza alla Volontà di Dio. Il Signore ti invita a non esitare, a non farti fermare dalla paura o dall'indecisione (Mt.10,28; 16,25; Lc.9,60; 14,25-33). Lo Spirito Santo ti fa capire immediatamente cosa puoi fare. Sei in un momento di pigrizia? Datti da fare! Covi del rancore? Perdona! Coltivi pensieri e desideri banali e vuoti? Concentrati sulla verità del Vangelo!

"Cercate le cose di Dio e lasciate alla terra quelle della terra!" (25/1/18)

Hai paura? Prega! Sei schiavo del male? Confessati! Sei chiuso/a in te stesso/a? Ama chi ti è vicino! Sei sotto il peso della croce? Non lamentarti e offri la tua sofferenza per la conversione dei peccatori! Hai offeso qualcuno? Chiedi scusa e cerca subito di riconciliarti con un atto di amore! Compi subito un atto di Carità verso il tuo prossimo! Prega per chi è nel peccato e nella sofferenza! Dona il bacio che da tempo hai negato! Telefona alla persona che ha bisogno di te e da tempo non osa più chiamarti! Ascolta e dedica del tempo a chi da tempo trascuri! Aiuta materialmente, per quello che ti è possibile, chi si trova nel bisogno. Dona una buona parola a chi è nella tristezza! Non aspettare e cogli la Grazia di Dio nel momento in cui si presenta a te (Sof.2,1-3).

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8) LE PAROLE CHE CI CONDANNERANNO

1 -
"Nel giorno del Giudizio tutti dovranno rendere conto di ogni parola che hanno detto: perchè saranno le vostre parole che vi porteranno ad essere condannati o ad essere riconosciuti innocenti" (Sal.15,1-5; Mt.12,36-37).
Spesso non facciamo caso alle cose che diciamo e pensiamo che le parole abbiano meno importanza dei fatti. Gesù ci spiega, invece, che le parole per Lui "sono fatti". Le parole che ci condanneranno sono innanzitutto le parole della calunnia e dello scandalo, dell'arroganza, dell'odio, della violenza, dell'indifferenza, del disprezzo, dell'ingiuria, del tradimento, dell'inganno e dell'adulazione (Sal.12,2; Pr.26,28; Ef.4,29; Col.3,9). Ci condanneranno poi le parole vane della maldicenza, della volgarità, della vanagloria e delle sciocchezze alla moda (Sap.1,6-11). Ci condanneranno le parole di amore, di consolazione, di perdono, di ammonimento e di correzione, di incoraggiamento e di Fede che non avremo detto (Sir.4,23). Ci condanneranno tutte le ipocrisie fatte di parole senza verità; tutti i discorsi di dotta dottrina pronunciati senza amore; tutte le parole che avremo detto sul nostro essere cristiani, senza però essere di Cristo; tutte le parole che avremo detto su Dio e sulla Fede senza poi vivere il S.Vangelo (Es.20,7); tutte le parole di pace dette a denti stretti, covando l'odio nel cuore; tutte le vuote parole di lode e di devozione per Maria che avremo detto dopo aver ignorato i suoi ammonimenti ed i suoi messaggi (Sal.55,22). Ci condanneranno tutte le nostre false preghiere, fatte senza Fede e senza Amore, fatte per farci vedere e per ben figurare agli occhi di chi ha potere su di noi. Ci condannerà la nostra ipocrisia che separa la Preghiera dal Servizio al Prossimo.

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2 -
Non lasciamo che l'esercizio della missione dell'annuncio della "Parola" perda lo slancio dell'amore e si appesantisca con le vesti dell'abitudine. Dio ha per ognuno una Parola sempre nuova, profonda, personale, amorosa, forte e tenera. Guai ai Sacerdoti, ai Diaconi, ai catechisti, ai genitori che nell'insegnamento della Fede o nella direzione spirituale usano sempre le stesse parole e lo fanno in un modo così incolore e pedestre da incorrere nel peccato dello scandalo. Guai ai mestieranti della "Parola di Dio"! Guai a coloro che hanno fatto della predicazione un mestiere ed una fonte di guadagno! Guai a chi "si predica addosso", cioè parla di Dio senza amare le persone che lo stanno ascoltando. Guai a chi si inorgoglisce e si compiace per la sua capacità oratoria e confonde questa presunta virtù con la Fede (1Gv.4,1). Ci condannerà lo scandalo prodotto dalle nostre incoerenze, prodotto da tutti i fatti che hanno contraddetto le nostre parole (Mt.21,30).

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3 -
Verità, unità e universalità della Liturgia:

a -
Ci condanneranno le parole di tutte le nostre preghiere senza preghiera (gridate, strascicate, cantilenate, senza partecipazione del cuore) (Mt.7,21), di tutte le nostre celebrazioni liturgiche senza autentica devozione, adorazione e vero amore (Ger.7,4; Am.5,23). "Senza amore non potete pregare" (25/11/92). Ci condanneranno le inutili coreografie, le procedure simboliche, le pratiche iniziatiche e di mediazione rituale frutto di contaminazioni pagane. Gesù "Vittima e Sacerdote" ha abolito i sacrifici della vecchia alleanza (Eb.7,18) ed ha instaurato attraverso il dono di sè la perfetta e definitiva relazione tra gli uomini e Dio (Eb.9,11). Il culto da Lui fondato scaturisce dalla novità assoluta e inaudita della Incarnazione e della Redenzione. Il Sacrificio Eucaristico sostanzia la nostra "adozione a figli" ed apre a noi la via verso la Salvezza (2Cor.3,15-18; Eb.10,20). La struttura dell'edificio spirituale (Gv.4,23) che accoglie la celebrazione della santa cena del Giovedì Santo poggia sulle fondamenta irremovibili della Fede e si innalza su sette irrinunciabili pilastri: unicità, universalità, libertà della relazione filiale, compartecipazione fraterna, essenzialità, comprensibilità ed efficacia. Tanto più ci si allontana dalla semplicità e dall'autenticità di queste fondamenta tanto più la Liturgia si corrompe col vecchio paganeggiante cancro del ritualismo. "Dio si dona a voi per amore nel modo più semplice" (25/9/97).

b -
La Liturgia Eucaristica rende presente nella sostanza e nella forma l'atto sacrificale iniziato nell'ultima cena e, per opera dello Spirito Santo nella rinnovata e reale presenza di Gesù, dischiude a tutti nel Sacramento la fonte inesauribile della Sua Grazia. L'agape fraterna, figura del "banchetto celeste", riconciliata e fervente nell'amore diviene il luogo imprescindibile dell'azione liturgica dove, attraverso l'effusione dello Spirito, la Grazia Sacramentale nella presenza redentiva di Cristo rinnova la Fede e costruisce la Chiesa rendendo possibile elevare a Dio la lode di ringraziamento a Lui gradita. Gesù ha voluto dare a questo mirabile Mistero una forma estremamente semplice e quotidiana. Tanto più è grande il Mistero tanto più Gesù ha voluto semplice la sua "forma". Chi percorre la direzione opposta si allontana dalla verità del Mistero e quindi dalla fedeltà a Cristo.

c -
Dio è amore e la lode a Lui gradita deve possedere la libertà e la spontaneità dell'amore filiale che Gesù ci ha insegnato e lo Spirito ci ha donato (sappiamo bene che grande importanza dà Maria alla preghiera spontanea). "Uniti a Cristo, avendo fede in Lui, noi possiamo presentarci a Dio con libertà e piena fiducia" (Ef.3,12). La vera Liturgia sa raccogliere, valorizzare e comporre in un'unica voce di lode le libere sensibilità, i toni e le ricchezze espressive di ogni popolo, di ogni tempo e di ogni cultura, fornendo multiforme completezza alla verità della lode e dando così mirabile immagine della universalità e della perpetua attualità della Chiesa. Nella falsa Liturgia invece, contaminata dal ritualismo, questa "koinonia" non prende forma. Il ritualismo liturgico infatti esteriorizza e rende illusoria e formale l'adorazione trasformandola da adorazione del figlio "in Spirito e Verità" (Gv.4,23) in ridondante e celebrativa adulazione del servo. "Lo lusingavano con la bocca e gli mentivano con la lingua" (Sal.78,36). Il ritualismo infatti confina la preghiera nel timoroso, distaccato e veterotestamentario "rapporto creaturale" invece di aprirla al dialogo, all'immediatezza dell'incontro con "l'amico" e non più col "servo", al calore del "rapporto filiale" che nasce dalla comune appartenenza alla stessa "Divina Famiglia", dalla condivisione di un comune patrimonio vitale di affetti, pensieri e linguaggi. La Liturgia corrotta "norma" ogni dettaglio, sclerotizza ogni procedura, formalizza i linguaggi, assolutizza canoni monoculturali e gerarchizzando "i figli" con la discriminazione delle diverse identità, porta a termine il compito per cui satana la promuove fattivamente: allontanare gli uomini da Dio. Questa condizione che ammorba la Sacra Liturgia prende comunemente nome di "fondamentalismo sacrale" o "sacralismo". In esso satana opera proprio questo inganno: col pretesto di meglio onorare Dio, lo nasconde nel "mysterium" e lo allontana nel "sacrum". La vera Liturgia invece libera le forze vive dello Spirito. "Chi adora deve lasciarsi guidare dallo Spirito e dalla Verità di Dio" (Gv.4,24). Il termine "mysterium" è un termine pagano estraneo alla autentica teologia cattolica, quindi il suo uso è interdetto nella dottrina e nella prassi liturgica.

d -
Questo proditorio tradimento della vera natura della Sacra Liturgia trasforma così la limpida ed efficace semplicità dell'atto di Fede nel suo opposto: una complessa procedura simbolica di semantica pagana dai toni "di fatto" iniziatici e misterici. L'avversario di Dio, il grande corruttore, suggerisce di mascherare il tradimento della Fede con il velo del liturgismo, cioè della complessità strumentale e surrettizia dell'atto liturgico. Così può avvenire che tanto è maggiore il "tradimento sostanziale" tanto più formale, imponente, complesso e coreografico è il cerimoniale liturgico. Anche l'uso della musica e del canto liturgico è gradito a Dio solo se è semplice e sincero, spontanea espressione della lode a Dio che viene offerta con le autentiche modalità che sono proprie della identità culturale ed etnica di ciascuno. La scelta di uniformare la musica sacra ed il canto liturgico nell'ambito della tradizione occidentale "gregoriana" è non solo totalmente sbagliata ma anche dannosa e ottusamente massificante. Il nemico ed i suoi ministri vogliono farci credere che nella Liturgia la semplicità evangelica sia "banalizzazione", l'attualità e la molteplicità dei linguaggi della lode sia "disordine" e la familiarità con Dio sia "dissacrazione". Vogliono farci credere che Dio ami più l'odore dell'incenso che il profumo della libertà, più l'organo che la chitarra, più l'oro che il legno, più la genuflessione che l'abbraccio. "Desidero che ognuno di voi sia nel mio abbraccio" (25/8/95). Vogliono farci credere che Dio ami più essere guardato "da lontano" piuttosto che sedersi a mensa accanto a noi (Rm.10,8). Come possono convincerci di tali sciocchezze frutto della loro ignoranza! Dobbiamo "rispondere come si deve a quelli che si vantano delle apparenze e non della sostanza" (2Cor.5,12).

e -
Il ritualismo sacrale nasce infatti fondamentalmente dall'ignoranza nella Fede: "Il loro zelo non è guidato da una giusta conoscenza" (Rm.10,2). Tutti i profeti ci ricordano che il "sacro" spesso si oppone al "santo". Ritualismo e sacralismo sono quindi tuttora gli strumenti più efficaci che satana utilizza nella Chiesa per profanare e rendere inefficace la Sacra Liturgia. Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II la Chiesa aveva allontanato da sè queste minacce che ora tornano purtroppo a riaffacciarsi. Il tentativo di ritorno al "sacralismo preconciliare" ed il rifiuto della riforma conciliare infrangendo di fatto "l'unità liturgica" del rito romano, avrà un effetto devastante. La rottura dell'unità liturgica di rito romano innescherà infatti una reazione a catena, una lacerazione progressiva dello "spirito di comunione". Fomenterà pregiudizi, inimicizia e contese. Aprirà nelle comunità la via alla divisione. Porterà ad un nuovo doloroso, implicito, inconfessato e strisciante scisma. Questa condizione di "tensione ecclesiale" è indotta dall'avversario per paralizzare l'azione apostolica della Chiesa (1Tm.6,3-5). Questo scisma intestino sarà l'ultimo scisma che Dio permetterà nella storia millenaria della Chiesa. Non dobbiamo però temere e scoraggiarci, tutto Dio ha compreso nei suoi piani. Il nostro compito ora è tenerci lontani da tutti quegli "abusi liturgici" che in nome della "restaurazione sacralista" tendono ad allontanare la Liturgia dalla Parola di Dio, dalla semplicità, profondità, comprensibilità, essenzialità ed efficacia della sua origine evangelica e della sua essenza pneumatologica (2Pt.2,18).

f -
Altro abuso liturgico grave è la trasformazione della Liturgia in "spettacolo moderno". Molte Chiese fanno dell'atto liturgico un evento massificante che nasconde dietro la presunta "Lode a Dio" null'altro che una procedura di pseudoesaltazione collettiva, un evento performativo di canti e danze che lascia assai poco spazio all'interiorità, al silenzio ed alla vera preghiera. Altro abuso assai frequente è la contaminazione dei testi liturgici che molti celebranti fanno con testi o parole proprie (introduzioni, aggiunte, variazioni personali) pensando di arricchire, personalizzare, attualizzare la Liturgia stessa. In realtà non si tratta quasi mai di arricchimenti ma molto spesso di atti di malcelato inutile protagonismo.

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4 -
La distanza tra le parole e le azioni misurerà la verità della nostra Fede (Ez.33,31). Sarà giudicata ogni occasione in cui avremo nominato il nome di Dio e ogni circostanza in cui non l'avremo fatto (Es.20,7). Sarà esaminato con estrema severità chi avrà usato il nome di Dio, di Gesù o di Maria, con la parola o con gli scritti per raccogliere o guadagnare per se stesso denaro o per perseguire il proprio personale interesse o vantaggio (Mc.12,40). "A ogni modo, noi non ci comportiamo come molti che fanno commercio della Parola di Dio" (2Cor.2,17). Ogni parola che avremo detto, dovremo riascoltarla un giorno, insieme a Colui che, anche a causa di essa, ci giudicherà (Lc.12,3; Sir.28,13-26; Sal.141,3).

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9) CHI E' DIO?

1 -

a - L'indefinibile, indescrivibile, ineffabile identità ed essenza di Dio sarebbe cosa molto al di là delle capacità umane e risulterebbe a noi totalmente preclusa ed inaccessibile se non fosse stato Lui stesso a descriversi e autodefinirsi nella Antica Scrittura e soprattutto attraverso la "Parola di Gesù" che si disvela progressivamente a noi sotto l'azione dello Spirito Santo. Se non è "Lui" a svelarsi nessuno lo può conoscere perchè non c'è soggettività al di fuori di Lui. - "Quello che tutto conosce e da nessuno è conosciuto è il soggetto che porta in sè tutta la realtà e nulla esiste al di fuori di lui (A.Schopenhauer) -

(Is.40,13; Ger.23,18; Gb.38; Gv.1,3; Rm.11,34)

b - Chi non lo ha conosciuto ne hanno fatto un "concetto astratto" e una "morale", ha cercato di mistificarne l'immagine con continue definizioni riduttive ed improprie. Non si può infatti "de-finire" l'infinito. Dio non è un concetto nè una morale ma un avvenimento anzi l'unico vero assoluto "Avvenimento" esistente che muove verso di noi e nel contempo ci attira perchè ci ama e vuole incontrarci. E' per poterci incontrare che ci ha chiamati all'esistenza ed alla libertà. Questo suo amoroso movimento verso l'uomo produce quindi "vicinanza", la vicinanza rivela l'amore, l'amore produce liberazione, la liberazione genera gioia, la gioia produce comunione, la comunione con Dio ci associa alla sua esistenza, ci inserisce cioè nel suo eterno "Avvenimento". Lui, bellezza infinita, ci attira, ci chiama, ci invita ad essere sempre migliori, ci costituisce in libertà dandoci la forza di partire per frontiere sconosciute di esperienza e di conoscenza, ci permette di vedere quando per tutti è buio, di dire "sì" quando tutti dicono "no" e "no" quando tutti dicono "sì".

Dio non ha creato quello che noi chiamiamo "male". Esso altro non è che la distanza che ci divide da Lui, il mascheramento, condizione ed esito della nostra opportunità di rifiutare questo incontro con Lui ed essere risucchiati nel nulla. Il "male" è solo il non voler essere liberi, il preferire la comoda schiavitù piuttosto che una libera, affascinante "esistenza". Dio non si impone, vuole (come tutti gli amanti) essere cercato, trovato e scelto e per ciò si avvale del suo indispensabile e provvidenziale "nascondimento" nella imperfezione nostra e della natura che ci circonda.

c - Dio è "Il Soggetto", "Il Fatto", "L'Esistente", "Il Presente", "L'Eterno" (Mt.28,20; Gv.8,58; Gv.17,5). Dio ha voluto non avere nome ma ha voluto chiamarsi soltanto "Jahvè" cioè "il soggetto che esiste" perchè sapeva che "il divisore" avrebbe usato qualsiasi nome a Lui attribuito per confondere e dividere la Fede degli uomini, come poi è avvenuto ed ancora oggi avviene. Ecco perchè ha voluto essere definito semplicemente come "Colui Che Esiste", "Egò Eimì" (Es.3,14). Dio è "l'Esistente", l'unica realtà che esiste in senso assoluto, l'unica realtà che è al di sopra della materia, del tempo e dello spazio perchè materia, tempo e spazio da Lui sono costituiti e governati.

"Tutto passa, solo Dio rimane".

Dio (l'Esistente) ha creato l'universo come un grande prodigio (Sal.33,9) utilizzando il "chiasmo dinamico": spazio/tempo e energia/materia. Con questo strumento ha formato la realtà cosmica, fisica e biologica, nel segno della oggettività e della dinamicità. In essa ha infine posto l'uomo, unica realtà oggettiva capace di libertà e quindi di "soggettività", unica realtà creata capace cioè di affrancarsi dalla sua dimensione oggettiva/virtuale per partecipare alla soggettività esistente di Dio.

Dio è indubitabilmente ed eternamente "Il Presente" in ogni luogo ed in ogni tempo perchè il suo "esistere" prescinde dalle dimensioni oggettive di luogo e di tempo, di energia e di materia. In Lui tutto è da sempre e per sempre "hic e nunc", qui ed ora. In Lui l'assolutezza ci è venuta incontro e si fa ogni giorno a noi "contemporanea" per portare il nostro "tempo presente" nella sua dimensione eterna.

d - Dobbiamo considerare la condizione eterna di Dio non come uno stato di esistenza dal tempo infinito ma come uno stato di esistenza "al di sopra del tempo" in cui tutto è sempre "presente" (Sal.90,4). Dio non è infatti determinato nè da tempo nè da spazio poichè tempo e spazio sono sue creature (sono cioè, come ci spiega la fisica, dimensioni strettamente correlate e "relative" alla materia e la materia altro non è che condensazione contingente e provvisoria di energia. Spazio e tempo non sono quindi preesistenti alla creazione ma sono esiti correlati all'atto creativo della materia). Quando saremo alla presenza di Dio anche noi usciremo dalla nostra dimensione materiale spazio-temporale e entreremo nel suo eterno "oggi", "l'ottavo giorno" della creazione (Lc.23,43). Nella divina dimensione di eterna "presenza", l'assenza del "tempo" non genera il Lui staticità ma inarrestabile spinta dinamica. La sua identità è infatti infinita fonte di energia in atto, pura "volontà in azione" (Gv.5,17).

e - In Dio "Io sono" è sempre sinonimo di "Io voglio" ed "Io voglio" è sempre sinonimo di "Io faccio" dato che non vi è alcuna diversità o discrimine tra le tre cose. In Dio non c'è pensiero che preceda l'azione perchè non c'è nulla che preceda nulla. Dio è (Padre), vuole (Figlio) ed agisce (Spirito) sempre unitariamente, questa comunione costituisce la modalità del suo Essere. Ma cosa è? Cosa vuole? Come agisce? E' Amore, vuole Amore ed agisce amando. Il suo scopo infatti è la diffusione di Sè, cioè è un'infinita azione creatrice e generatrice di Amore perchè al di là dell'Amore (cioè di Lui) nulla sussiste (Ap.4,11).

f - Per descrivere se stesso agli uomini Dio non usa "concetti" (strumenti tipici del pensiero aristotelico), ma "paragoni" (strumenti propri del pensiero orientale). Dio, "L'Emmanuele" è il Dio vicino, il Dio con noi e vuole che la comprensione di sè sia alla portata di ogni uomo, anche di coloro che non conoscono le complesse procedure del pensiero astratto e concettuale. Dio non fa appello così alla nostra ragione ma alla sensibilità del nostro cuore, alla saldezza della nostra esperienza di vita in modo che l'accesso alla Divina Conoscenza sia una operazione guidata dallo Spirito Suo e non dalla nostra mente. Per aprirci alla conoscenza di Dio dobbiamo quindi liberarci dal nostro razionalismo (abbandonare la visione di Tommaso d'Aquino che definiva l'uomo partendo dal suo "intellectus") ed "aprire il cuore".

g - La "ragione" è la facoltà della mente umana che "processa" logicamente pensieri e concetti. In Dio non c'è pensiero, concetto o processo logico ma solo inscindibile compresenza di consapevolezza e volontà di azione. Parlare quindi di "ragione" nella relazionalità tra uomo e Dio significa cadere negli errori del "deismo razionalista". Dio descrive la propria unitaria, dinamica identità non con tre ragionamenti, non con tre concetti ma con le tre similitudini di: "Padre", "Figlio" e "Spirito Santo".

h - Per farci capire sè stesso Dio usa i paragoni delle esperienze che più sono familiari al nostro cuore: quella della paternità, quella della maternità, quella della fraternità, quella dell'amore filiale e quella dell'amore fecondo che genera la vita. Sono queste esperienze che, facendo parte della vita di ogni uomo, ci parlano di amore vero. Attraverso di esse chiunque può comprendere chi è Dio, il suo "essere Amore" (Gv.5,19; 12,44; 1Gv.4,8). "Dio è Amore" ed anche "L'Amore è Dio". In Dio esistenza e amore sono la medesima cosa. Quando anche in noi questo avviene vuol dire che si è realizzata in noi l'opera di santificazione dello Spirito Santo, si è generato il suo frutto più maturo.

i - Esistenza e Amore illuminano e definiscono compiutamente ciò che Dio è per se stesso e per noi. La soggettività dell'amore di Dio è unica e plurale, unitaria e comunionale. Dire che "Dio è Amore" è la medesima cosa che dire che "Dio è Gesù" e dire che "L'Amore è Dio" è la medesima cosa che dire che "Gesù è Dio". Dire che "Gesù è Dio" vuol dire descrivere in modo perfettamente esaustivo lo Spirito Santo infatti il "Verbo di Dio" altro non è che "Amore che ama". Ogni atto di amore è un atto di Cristo ed è un frammento vivo del "Verbo", cioè trae origine e sostanza da Cristo perchè nulla di ciò che esiste è a Lui estraneo (Gv.1,3; Ap.4,11). Ogni nostro atto di amore verso le creature (persone, animali, cose) trae da Cristo sostanza e da Cristo viene trasformato in contributo alla "Redenzione", in atto cioè di amore verso il Padre, raccolto e presentato come prezioso tassello di "autentica esistenza" per la nuova creazione (Gv.12,32; Ef.1,10; Eb.9,11; Ap.21,1).

"Dio è il bene assoluto".
"Tutto passa, solo Dio rimane".

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L'identità di Dio è l'amore. In Lui non vi è materia (o qualsivoglia entità creata) ma solo "Spirito". Lo "Spirito" è amore ingenerato, traboccante e perfetto. La perfezione di sè costituisce Dio in modo assoluto e totale come "amore che si dona": generativo, creatore, santificatore, eterno. L'amore precede ogni conoscenza perchè è "la fonte" della conoscenza e la causa della "adozione a figli" (1Gv.4,7). Il dono dello "Spirito di Dio" (Ruah Elohim), cioè del suo amore, si è ora diffuso per merito della Croce di Cristo su ogni uomo (Mt.11,27). Ogni uomo quindi (che si apre a questo dono) può "amare", compiere cioè anch'esso il divino atto dell'amore.

Il termine "Dio" ed il termine "Amore" indicano la medesima divina realtà descrivendola sotto la luce della soggettività e sotto quella dell'azione. In Dio infatti soggettività ed azione si identificano e autodefiniscono reciprocamente infatti: "Mio Padre opera continuamente" (Gv.5,17). Ogni atto d'amore puro e perfetto viene da Dio e porta a Dio. Ogni atto d'amore è quindi (in Dio) anch'esso: generativo creatore, santificatore, eterno. Ogni volta che ascoltiamo l'ispirazione dello Spirito Santo ed "amiamo" non solo ci avviciniamo a Dio ma già siamo inseriti nella sua intima vita trinitaria (1Gv.4,7).

Come si incontra Dio? Nella sua infinita creatività Dio si presenta ad ogni uomo in modo diverso. In un bacio, in un tramonto, in un'equazione, in un silenzio, in un pianto, in una roccia, in un fiore, in una festa, in un pensiero senza parole, in un profumo, in una musica, in un'attesa, in una nostalgia, in una stazione, in un gelato, in una corsa sul prato, in un libro, in un film, in una giornata di pioggia, in un quadro, in una poesia, in un pavimento da lavare, in un amore corrisposto o non corrisposto... la sensazione dell'incontro è netta, coinvolgente, gioiosa, intima, dinamica e liberante.

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3 - Unità e pluralità della Identità Trinitaria di Dio

Dio è UNO ed è "Padre", "Figlio" e "Spirito Santo". Questo ci ha detto Gesù e oltre a questo non è possibile andare. La descrizione che queste parole esprimono è il limite massimo che il linguaggio umano può offrire. Il linguaggio umano è del tutto inadeguato infatti nel dare significato e spiegazione delle "Cose Celesti" dove il linguaggio non è più fatto di parole ma di "gemiti inesprimibili" (Rm.8,26). Le tre identità dell'unicità di Dio sfidano non solo la nostra ragione, la nostra immaginazione e ogni nostra possibile capacità di comprensione concettuale. Parliamo di Dio in tre "Identità" e non parliamo di tre "persone" perchè il termine latino, laico e pagano di "persona", è incongruo, avulso e fuorviante rispetto alla descrizione delle "Realtà Celesti",

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Contempliamo in "Dio Padre" la prima Identità Trinitaria, il suo essere amore paterno e materno. Adoriamo l'origine e l'approdo supremo ed eterno dell'esistenza (Is.44,6). "Lui è il principio e la fine di ogni essere" (25/6/07). "Tutto passa figlioli, solo Dio rimane" (25/3/08). In Dio Padre contempliamo l'essenza e la volontà dell'amore assoluto che ci ha chiamato alla vita, il disegno di associare ogni donna e ogni uomo alla sua realtà divina. Ha voluto in Maria, madre di Gesù e madre e sorella nostra, la serva del suo amore materno. Di lei si serve per comunicarci in modo straordinario il suo amore, i suoi consigli e ammonimenti. Dio è amore e Maria in questo tempo torna ad essere suo specialissimo strumento.

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Contempliamo in "Dio Figlio" la seconda Identità Trinitaria che è "Parola di Vita " eterna e vivificante (Gv.1; 1Gv.1,1). La "Parola" che Cristo incarna viene dal Padre perchè Cristo è nell'amore del Padre. Gesù è la "Parola di Dio" che si dona per la salvezza di ogni uomo. In Lui "logos" e "pneuma" esprimono l'unicità della "Ruah Elohim", dello Spirito del "Dio-Amore" (1Gv.4,8). "Essi hanno messo in pratica la Tua Parola e sanno che tutto ciò che mi hai dato viene da Te" (Gv.17,6-7).

Contempliamo in Cristo "Dio da Dio e luce da luce", adoriamo l'amore del Padre che si dona al Figlio e quello del Figlio che si offre al Padre per opera dello Spirito (Gv.5,30; 6,46; 14,10). Gesù, mai interrompendo la sua comunione eterna col Padre e lo Spirito, si è fatto uomo: "Cristo si è manifestato come uomo" (1Tm.3,16). Cade quindi nell'errore di "eresia" chi considera Gesù come "altro da Dio", inferiore a Dio, come semplice uomo o chi altresì considera il "Dio della Promessa" come il Dio di Gesù (neo-ebionitismo).

Contempliamo in Cristo la "Parola Vivente di Dio", il "Logos" cioè l'amore nel suo compiersi e realizzarsi nella Redenzione. Il "Logos" è la volontà dell'Amore che da sempre è nell'essenza dell'Amore (il Padre) e opera nell'azione creatrice e redentiva dell'Amore (lo Spirito Santo) - (Gv.1,1-3). - Questa è la verità generata dall'Amore che ci fa incontrare il Padre, verità che si può comprendere solo con l'Amore (Gv.16.25-28). Per questo l'Amore di Cristo è la via, la verità e la vita (Gv.14,6).

Contempliamo in Gesù l'amore fraterno verso ogni uomo, soprattutto verso coloro che sono ritenuti "gli ultimi". Contempliamo Gesù Figlio obbediente ed unigenito di Dio che diviene, nell'Incarnazione, Figlio dell'uomo e suo Redentore. Contempliamo Gesù, il Figlio dell'uomo che viene riconosciuto e proclamato "Figlio di Dio" e che, vittima e sacerdote, dona il suo corpo e versa liberamente il suo sangue per aprire a tutti gli uomini la via della Salvezza.

Nel S. Battesimo ci siamo uniti a Cristo, siamo morti e risorti con lui (Rm. 6). Tutto il male che gli uomini fanno al nostro corpo non lo fanno ad un corpo vivo ma ad un corpo che è morto con Cristo sulla croce (Rm.6,4). Il S.Battesimo ci ha inseriti nella nuova vita di "Dio con noi". Gesù, anche se in modo invisibile, rimane con noi (Mt.28,20) nella terza Identità di Dio: lo Spirito Santo. E' infatti lo Spirito Santo che rende presente Gesù in noi (nella nostra Anima, nella Parola e nella S.Eucaristia). Dopo "l'Ascensione" Gesù non si manifesterà più direttamente ad alcuno nè parlerà più ma, in modo assai più aperto e profondo, comunicherà con noi attraverso lo Spirito Santo (Gv.16,25) fino alla sua ultima venuta gloriosa (Gv.16,7; At.1,11). Gesù sarà presente ogni giorno per mezzo della Terza Identità Trinitaria: quella appunto di "Dio-Spirito Santo" (Lc.24,49; Gv.14,16) nella S.Eucaristia e nella Parola e nell'Anima di ogni credente. Dopo "l'Ascensione" Gesù non ha manifestato a nessuno il suo attuale volto glorioso e non lo farà fino al suo ritorno (ha permesso e permetterà ancora peraltro ad alcuni di vedere sue immagini di quella che è stata la sua vita terrena). In altre parole, dopo "l'Ascensione", nessun essere umano ha potuto, può e potrà vedere, durante la sua vita terrena, l'attuale glorioso volto di Gesù e questo fino al suo ultimo ritorno, perchè la sua Divina Presenza si manifesta ora esclusivamente negli ambiti e nelle forme proprie dello Spirito Santo.

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Contempliamo in "Dio-Spirito Santo" l'essenza della Sua essenza: l'Amore libero e liberante di Cristo che salva e che "dona la vita". Contempliamo nella terza Identità Trinitaria l'Amore Divino incessante ed efficace, creatore, liberatore, santificatore e vincitore della paura e della morte (Ez.37,9; Sal.33,6; Gv.20,17; Rm.8,2; 1Gv.4,18). Adoriamo nello Spirito Santo la suprema libertà liberante di Dio che, quando non viene contrastata dal peccato, percorre e pervade in modo diverso ed originale ogni realtà creata: ogni uomo, ogni religione, ogni cultura ed ogni opera umana.

Lo Spirito Santo è l'essenza "femminile" di Dio. Infatti come la donna "dà la vita", agisce con assoluta libertà e intraprendenza senza imporre, senza lasciare traccia di Sè, se non nei frutti generati nel suo ventre amoroso. La sua inarrestabile fecondità irrita i suoi nemici ed infatti, come l'umana femminilità è sempre stata oppressa e combattuta, così lo Spirito Santo è la Divina Identità più misconosciuta e perseguitata, soprattutto all'interno delle Chiese.

L'azione santificatrice dello Spirito è libera ma anche potente (Is.27,8). Il nostro unico compito è quello di lasciarla operare in noi in piena libertà, senza porre ostacoli. L'ascesi spirituale ha proprio questo scopo: abbattere tutte le nostre difese, lasciare le nostre paure ed abbandonarsi allo Spirito di Dio che, come un fiume in piena, tutto travolge e feconda (Ez.47,9). Lo Spirito Santo è vento imprevedibile, incontenibile e misterioso, alito vitale di amore che percorre ogni creatura (Gen.2,7; Gv.3,8). Nessuno può dire davvero di possederlo, nessuno è escluso a priori dalla sua azione. Soffia tra la parola dei profeti ed il sorriso dei bambini, tra il profumo dei fiori ed il fragore delle onde, tra i versi dei poeti e lo sguardo tenero degli amanti, tra le leggi immutabili della fisica e l'inarrestabile evoluzione della natura, tra i silenzi della preghiera e le grida di dolore dei sofferenti. Tutto intesse, tutto pervade. Lo Spirito Santo opera in tutto il creato e in tutti coloro che si aprono (anche inconsapevolmente) al suo soffio, anche se non cristiani o non credenti.

"Quando il vento soffia sappiate che Io sono con voi" (15/2/84).

L'azione redentrice dello Spirito Santo è totalmente libera ma coerente, mai in contraddizione con se stessa. E' infatti continuamente rivolta alla santificazione delle anime attraverso la diffusione dell'unità della Fede in Cristo nell'unità della Chiesa guidata da Pietro. Nessuna chiesa che opera nella separazione dalla Chiesa Cattolica può a ragione ritenersi guidata dallo Spirito Santo perchè lo Spirito è in se stesso il primo, divino ed assoluto operatore di unità. Lo Spirito Santo porta a compimento la Redenzione svelando progressivamente la "Verità tutta intera" (Gv.16,13), rendendo efficace la Fede nella preghiera (Gv.16,23) e manifestando di giorno in giorno la presenza di Cristo Vivo che guida personalmente la sua Chiesa attraverso doni, carismi e ministeri (Mt.28,20).

Ecco dunque che nello Spirito Santo la presenza di Dio ci circonda, ci avvolge, ci investe e ci trasforma. Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo è sopra, accanto, dentro e tra di noi (Col.1,27). - Impariamo ad ascoltare la sua voce! - "Che il vostro cuore sia pronto ad ascoltare ed a vivere tutto ciò che lo Spirito Santo ha progettato per ognuno di voi" (25/5/98).

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Se guardiamo in alto, nell'immensità del creato, troviamo Dio. Se guardiamo in basso, nella povertà e nella miseria degli oppressi e degl'ultimi, troviamo Dio. Se guardiamo accanto a noi, nel nostro prossimo, troviamo Dio. Se guardiamo dentro di noi, nel cuore della nostra anima, troviamo Dio. Il cuore aperto ed illuminato dallo Spirito riconosce la presenza della grandezza di Dio in ogni cosa, nella bellezza di un corpo e nella purezza di un algoritmo, nel profumo di un fiore e nella verità di un postulato, nella ricchezza di una narrazione e nel preludio di un'opera lirica, nella bontà di un cibo e nella magia di un incontro. L'uomo devoto riconosce Dio in ogni cosa creata ed il suo cuore vive in una continua preghiera, in una incessante adorazione.

Il Padre che è "Amore", il Figlio che è "Verità", lo Spirito che è "Libertà" sono le tre identità dell'unico Dio. Senza amore e verità, non c'è libertà. Senza amore e libertà, non c'è verità. Senza verità e libertà, non c'è amore. In Cristo la Verità si è donata liberamente per amore. La verità di Dio risulta infatti essere la suprema libertà dell'amore che si è fatta "sangue versato" (Mt.26,27). Lo Spirito meritato per noi da questo sacrificio rende efficace "la Parola" facendo di noi dei "Figli di Dio" con la liberazione dal peccato e dalla legge (Rm.7,4).

Alla perfetta consonanza dell'amore trinitario deve corrispondere la perfetta adesione del nostro amore di figli. Se siamo nella Grazia dello Spirito mai può esserci in noi conflitto alcuno tra amore, verità e libertà perchè questi altro non sono che i tre volti della SS.Trinità. Mai può avvenire che l'amore trovi limite, impedimento o contraddizione nella verità o nella libertà. Coloro che sostengono la nefasta eresia che propugna "il primato della verità sull'amore" mirano a mistificare l'identità stessa di Dio cercando assurdamente di metterLo in conflitto con se stesso. Il "Logos" altro non è che l'atto eterno in cui l'Amore si dona in modo così totale da rendersi "uomo" che dona la sua stessa vita. Questo atto altro non è che Dio stesso, cioè "Volontà di amore". Questo atto è Gesù. L'amore vivente che si dona è Gesù e in Lui procede con la forza dello Spirito Santo verso tutti gli uomini destinati alla salvezza.

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L'eresia dottrinale che contrappone "logos" ad "agape" (vecchia apostasia giudeizzante e giuridicizzante) torna a contaminare nuovamente la Chiesa col sottile veleno (così combattuto da Paolo) che mira a rinchiudere e ad identificare la "verità" con la "legge", come se Cristo non fosse ancora venuto e non avesse già inaugurato il Suo Regno dove in Lui convergono e da Lui si riflettono unitamente e indissolubilmente nell'unica "nuova legge": amore, verità e libertà (Gal.5,1). E se un primato tra queste tre operazioni di Dio deve proprio essere trovato, la scelta non può che cadere sull'Amore (1Cor.13,2). Infatti senza una perfetta conoscenza della verità si può accedere all'amore, ma senza amore non si può accedere alla conoscenza della verità. "Senza amore non potete accettare nè me, nè mio Figlio" (27/3/86). La chiave della conoscenza di Dio e quindi della verità è soltanto l'amore (1Gv.4,7-8). Per conoscere la verità (cioè Dio) occorre infatti seguire i suoi Comandamenti (1Gv.2,3-5), ma seguire i Comandamenti non vuol dir altro che essere inseriti nell'amore di Cristo che è l'unica vera via per entrare nella conoscenza di Dio Padre (Gv.17,26).

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10) CONSACRATEVI A ME

La mamma ha visto i suoi figli allontanarsi dalla casa e incamminarsi in una direzione sbagliata e pericolosa. Lontani dallo sguardo amoroso della mamma, i figli si sono abbandonati a contrasti, litigi e giochi sempre più pericolosi. Più volte la mamma ha provato a richiamarli chiedendo loro di tornare, ma i figli non le hanno risposto. Vedendo poi avvicinarsi per loro un grande pericolo, la mamma corre loro incontro fino a raggiungerli. Una volta raggiunti, dice loro: - Presto, cari figli miei, venite con me! Prendete la mia mano e lasciatevi guidare da me fuori da questo luogo pericoloso (Ap.18,4). Dobbiamo raggiungere quel luogo prima di notte; una volta lì sarete al sicuro. Ma fate presto! Non c'è molto tempo! (Mt.7,22-23; Gv.12,35).

"Il mondo cammina sull'orlo di una catastrofe"(15/2/83).
"Vi invito a comprendere l'importanza della mia venuta
e la serietà della situazione"(25/8/91).
"Io vi chiamo all'Amore: convertitevi!"(25/9/05)
"Pregate per la pace!"(25/6/96)
"Senza Preghiera non c'è pace"(6/9/84).

La Chiesa e l'umanità tutta, necessita delle parole di Maria come il grave ammalato esangue ha assoluto bisogno della trasfusione salvatrice. Maria continuamente ringrazia tutti coloro che con la loro personale conversione e con la loro amorosa preghiera e testimonianza di Fede hanno compreso il significato della sua presenza e della sua missione dicendo: "Grazie per aver risposto alla mia chiamata"! E noi, suoi figli, le rispondiamo: "Grazie Madre, per essere venuta a chiamarci"! Consacrarci a Maria vuol dire accettare l'assoluta signoria di Gesù sulla nostra vita. Consacrarci a Maria vuol dire prenderla per mano e non fare più nulla da soli, lontano dalla sua presenza, senza invocare il suo materno aiuto.

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11) IL TEMPO DELLA CONVERSIONE E' OGGI

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Dio non verrà a salvarci contro la nostra volontà. Non ci obbligherà ad accogliere per forza il suo invito alla gioia del Paradiso. Non ci forzerà e ci lascierà in balia dei nostri peccati che ci portano alla morte, se è questo quello che vogliamo. Dio, pur potendolo fare, non impone la sua presenza e non mortifica la nostra libertà perchè vuole avere in noi dei figli liberi, gioiosi e non dei burattini, dei servi timorosi. "Dio desidera che, nella vostra libertà, rispondiate alla sua chiamata" (25/11/88). "Desidero che le vostre decisioni siano libere davanti a Dio, perchè Egli vi ha donato la libertà" (25/11/89). La porta del nostro cuore ha la maniglia solo dall'interno. Gesù è alla porta e bussa. Sta a noi aprire o non aprire. Gesù ci apre la via della Salvezza. Coloro che la vogliono imboccare sono chiamati ad un profondo cambiamento, ad una "Conversione". Senza questo profondo cambiamento, questa "nuova nascita" che lo Spirito Santo opera in noi, la nostra Fede è solo un'illusione, un'esercizio intellettuale, una tradizione culturale, una inutile pratica rituale che non può salvarci dal peccato e dalla morte. Alcuni pensano di avere la Fede perchè, per tradizione familiare, partecipano alla S.Messa domenicale e rispettano alcuni Comandamenti ma per il resto, la loro vita procede senza Dio e non si differenzia da coloro che si professano non-credenti. Alcuni pensano di salvare la loro anima senza doversi dare troppo disturbo, senza dover passare cioè, per giungere alla Risurrezione, attraverso le tentazioni del deserto, il calvario e la croce.

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Perchè il cammino di Conversione possa iniziare, dobbiamo comprendere bene tre cose: 1) che noi siamo peccatori e abbiamo assolutamente bisogno di essere salvati perchè il peccato ci porta su una via senza speranza. 2) che Dio ci ama (per questo è morto per noi) e ci vuole salvare; 3) Che convertirci vuol dire rinascere, cioè passare anche noi attraverso la morte di Gesù per poter accedere anche noi alla sua vita che non muore più. Passare attraverso la morte di Gesù vuol dire morire alle cose del mondo. Vuol dire mettere Dio al primo posto; non vi è altro posto, infatti, dove acceti di essere messo (Mt.10,37). Senza la chiara e profonda consapevolezza di queste tre cose non c'è Conversione. Senza Conversione non c'è Salvezza. Il tempo che abbiamo per accogliere questa opportunità che Dio ci offre con la Redenzione è limitato e coincide con il breve tempo della nostra vita terrena (2Cor.5,10). "Dio vi vuole salvare e vi manda messaggi attraverso gli uomini, attraverso la natura e attraverso molte altre cose che vi possono aiutare a comprendere che dovete cambiare la direzione della vostra vita. Comprendete anche la grandezza del dono che Dio vi dà per mezzo Mio" (25/3/90). La parabola delle dieci vergini (Mt.25,1-13) ci insegna che non bisogna essere superficiali e non bisogna perdere tempo. "Aprite il vostro cuore e date del tempo al Signore" (25/6/97). E' lo Spirito Santo che, nel nostro cuore, distrugge le incrostazioni fetide del peccato e permette alla luce di illuminare la nostra anima.

3 -
La Conversione non è un percorso culturale, non è un avvenimento sociale ma un atto di forza della Grazia che manda in pezzi il nostro "quieto vivere", le ipocrisie del nostro paludato moralismo, il castello dei nostri compromessi. Convertirsi vuol dire alzare lo sguardo e "desiderare le cose celesti" (25/5/2017). La Conversione, salvo in rarissimi casi, non avviene in un giorno. Richiede molto tempo e molto lavoro su di noi. "Voi mi promettete molto con le parole, figli miei, ma io cerco le vostre opere. Non dimenticate: la conversione è un percorso che dura tutta la vita" (17/7/89). "La vostra vita deve diventare conversione quotidiana" (25/2/93). Lo Spirito Santo sa quanto è incrostata di egoismo la nostra anima, quanta fatica facciamo a cambiare la nostra mentalità ed allora, con la sua amorosa pedagogia ci fa comprendere le cose da cambiare, una alla volta. "Figlioli, con umiltà cercate ciò che non è in ordine nei vostri cuori e capirete ciò che bisogna fare" (25/4/96). Lo Spirito Santo ci fa individuare il nostro peccato in un ambito preciso (un nostro atto con una persona, un giudizio, un pensiero, una parola cattiva, un'omissione), e ci invita a cambiare lì, subito, radicalmente, in quell'ambito preciso e per sempre. "Per comprendere cosa dovete fare, figlioli, pregate e Dio vi farà capire cosa occorre che concretamente facciate e dove avete bisogno di cambiare" (25/2/93).

4 -
Una volta "convertiti" in quel punto, lo Spirito Santo ce ne presenterà un altro, illuminando la nostra mente con il dono del Consiglio, sostenuto dagl'altri doni: il Timor di Dio, la Sapienza, la Fortezza, l'Intelletto, la Pietà e la Scienza. La trasformazione che avviene dentro di noi non è opera della nostra intelligenza ma della Grazia dello Spirito Santo. Il nostro compito è quello di invocare questa Grazia e aprirgli il nostro cuore nella Preghiera e nella S.Confessione. Il segno inequivocabile che ci indica che la nostra "Conversione" è in atto è l'amore. "Senza amore non potete accettare nè me nè mio Figlio. senza amore non potete comunicare agl'altri le vostre esperienze. Perciò vi invito, cari figli, a cominciare a vivere l'amore nei vostri cuori" (27/3/86). Esito ultimo dell'amore generato dalla conversione è il filiale abbandono in Dio. "Dio da voi non desidera nulla, soltanto il vostro abbandono" (25/5/89). Dio non si darà pace e non si darà per vinto anche di fronte al nostro ostinato rifiuto, cercherà in ogni modo di illuminare la nostra mente ed aprire il nostro cuore ma non forzerà mai la nostra libertà, aspetterà con la pazienza e l'apprensione del Padre più amoroso la nostra Conversione, fino all'ultimo istante di consapevolezza della nostra vita, poi, la porta sarà chiusa per sempre (Sof.2,3). Dopo la morte non avremo più la possibilità di scegliere e di decidere nulla riguardo al nostro futuro.

5 -
Molti hanno accantonato definitivamente il tema della Fede e si mostrano totalmente refrattari a qualsiasi invito a considerare la loro vita come realtà ed esperienza spirituale orientata verso Dio. Molti altri pensano di poter affrontare la questione di Dio, della Fede e della sorte eterna della loro vita, quando ne abbiano il desiderio o l'esigenza, e sciupano giorni preziosissimi senza avvicinarsi a Lui. Altrettanto importante come quella verso il corpo è la Carità verso l'anima dei nostri fratelli. Quanto è importante parlare di Dio e invitare alla Fede in ogni occasione propizia che il Signore ci dona! La preghiera, la testimonianza, il dialogo e la carità, sono gli strumenti che Dio mette nelle nostre mani per annunciare a chi non pensa a Dio, la Fede e l'urgenza della Conversione. Il tempo è limitato per noi e per l'intera umanità, a noi la responsabilità di approfittarne, fino a quando tutto sarà compiuto (Gen.19,23-29).

Le tappe del cammino di conversione:

1) In balia degl'idoli. - Abbiamo tutti costruito cosmogonie, templi e culti per adorare "dei" nati da progetti di felicità fatti di desideri già usati, di miti riciclati, di illusioni alimentate dall'amore non corrisposto e disperato che ciascuno sente per sè. Parlano della nostra devozione ad essi (forse meglio dire schiavitù) i nostri abiti, le nostre telefonate, le nostre auto, il nostro shopping, la noia delle nostre serate...

2) Abbattere le idolatrie. - Sentiamo qualcosa che ci spinge a dire: "Basta!" - I nostri falsi dei ci hanno portato a girare intorno a noi stessi, senza trovare nè noi stessi nè gli altri, siamo sempre più soli, ci hanno ingannato. Abbiamo capito che la felicità non c'è, oppure è altrove. Cominciamo a cercare...

3) Il deserto. - Dobbiamo lasciare ogni certezza ed andare dove ci conduce la voce di Dio. Dobbiamo raggiungere il momento della grande solitudine dove restiamo soli di fronte alla forza di Dio che ci chiama verso la libertà. L'inizio della Fede è proprio qui: nel momento in cui ci rendiamo conto che nulla e nessuno ci può rendere felici se non Dio.

4) Fede è felicità. - Accogliamo Dio come Signore e Salvatore della nostra vita. Cominciamo a respirare. Si dissolve la solitudine, cresce la gioia. Comprendiamo finalmente chi siamo e diamo il giusto valore ad ogni persona, ad ogni cosa. Nel momento in cui riconosciamo la nostra assoluta dipendenza la Lui, avviene l'incredibile. Nel momento in cui ci poniamo al Suo servizio Lui ci accoglie nel cuore della sua casa in festa e si mette Lui a servire noi. Abbiamo trovato la nostra vita perchè abbiamo sperimentato che l'amore è Dio e Dio è la nostra libertà ed è una libertà che non ha confini.

"Pregate Gesù affinchè da oggi la vostra vita sperimenti la nuova nascita in Dio e diventi luce... nel mondo e in ogni uomo" (25/12/2015).

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12) SENZA DI ME...

"Senza di Me non potete far nulla!" (Gv.15,5). Non illudiamoci di poter fare a meno di Gesù. Non cadiamo nell'errore di ritenere che le nostre forze, le nostre doti, il nostro amore siano sufficienti alla nostra vita, a nostra moglie, a nostro marito, ai figli, al nostro lavoro. La nostra capacità di comprendere, amare e donare noi stessi è fragile e limitata. Senza l'Amore che Dio ci dona attraverso la Grazia della Preghiera, della Parola di Dio, dei S.Sacramenti, facciamo davvero poca strada. Senza Dio, le delusioni, i dissapori, i rancori, le invidie, le vendette, i ricatti del cuore, i desideri dell'egoismo si accumulano giorno dopo giorno nel nostro cuore, la nostra capacità di gioire e di amare si raffredda. Sentiamo freddo nella nostra anima, il freddo che si sente sempre quando si è soli e si è soli non perchè si è lontani dagli uomini ma perchè si è lontani da Dio.

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13) LA CHIESA

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La Chiesa Cattolica è la grande famiglia che tramite il S.Battesimo si è innestata in Gesù Cristo perchè da Lui è stata fondata e redenta (Eb.9,11-12). Essa è chiamata ad essere il cuore del "Regno di Dio" che si instaura nel mondo. Comprende i cristiani battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che hanno accolto l'invito alla conversione portando a frutto il dono della "Parola" attraverso l'azione dello "Spirito" in obbedienza al mandato apostolico di Pietro (Mt.13,1-9; At.2,38). Vivendo infatti il nostro Battesimo entriamo a pieno titolo nella famiglia di Dio (Mt.12,50; 28,19; Gv.3,5; 17,22; Rm.6,4; 1Cor.12,13; Ef.5,1-2; Col.2,12).

La Chiesa Cattolica è in cammino nell'attesa del definitivo ritorno del Signore. In questo pellegrinaggio terreno si trova però esposta continuamente agli attacchi del nemico. Satana concentra da sempre su di essa la sua più accanita azione tentatrice con l'intenzione di distruggerla. Il nemico infatti cerca in ogni modo di corrompere la fedeltà della "Sposa" affinchè, distratta dai suoi amanti, manchi al salvifico appuntamento con lo "Sposo" e l'escatologico "Maranatha" non venga pronunciato (Ap.22,17). Sa bene infatti che, se questo gli riuscisse, la stessa "Redenzione" ne risulterebbe fortemente menomata. La Chiesa è colpita da ogni tentazione e peccato a cominciare dalla sua struttura imponente che, invece di essere leggero e pronto strumento di servizio, diviene istituzione pesante, lenta e gerarchizzata non per il servizio ma spesso per il potere. L'avversario sa bene che tanto maggiore e complessa è la struttura gerarchica tanto più gli è facile inculcare e diffondere superbia, previlegi, invidie, calunnie, ricatti, lotte, divisioni e quindi scandali su tutti i peccati capitali. La pesante struttura istituzionale espone la Chiesa alla grande minaccia, al grande peccato con cui il nemico cerca di servirsi della Chiesa per distruggere la Chiesa stessa.

Anche se l'azione di corruzione nella Chiesa è profonda e diffusa, tuttavia al nemico non è permessa la definitiva vittoria perchè tale corruzione non potrà mai colpirne il "Capo" che è Cristo stesso.

La Chiesa Cattolica è chiamata, in questo ultimo tempo, a ritrovare rapidamente riconciliazione, unità e fedeltà al Vangelo (Gv.17,21; Ef.4,13) per essere unita, sotto la guida del Successore di Pietro (Mt.16,18), e pronta ad affrontare il tempo travagliato della parusia. La via dell'unità, la fine dello scandalo della divisione è frutto della fedeltà all'amore di Cristo e l'amore di Cristo è motivo di inciampo e segno di contraddizione (Mt.10,34). Ogni Chiesa separata o in aperta opposizione con la Chiesa di Roma ferisce il Corpo del Signore e questa ferita scandalizza tutti gli uomini e questo scandalo è sale sulle ferite di Cristo. Ma ora il momento è giunto! La volontà del Signore per l'unità della sua Chiesa (Gv.17,21) diventa, in questo ultimo tratto di starda, un imperativo assoluto, non più eludibile. Tutte le Chiese cristiane in nome dell'Amore a Cristo dichiarino ora la loro unità di Fede con il riconoscimento del Successore di Pietro come unico segno di unità e unica guida della Fede. Questo non vuol dire rinunciare alla propria libertà, questo non vuol dire avallare i peccati innumerevoli e gli errori terribili che la Chiesa Cattolica nella sua storia ha compiuto, ma vuol dire obbedire a Cristo. Cristo ha per noi meritato la "libertà dei Figli", con questa libertà le Chiese sono chiamate subito ad essere "LIBERE ED UNITE IN CRISTO", libere come sono liberi i figli, ognuno con la sua storia, ognuno con la sua personalità, ognuno col suo specifico dono ma anche unite come "...sei in Me ed Io in Te" (Gv.17,21) affinchè il mondo, in questa ultima ora, "creda".

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La Chiesa è il popolo di Dio (Col.3,12), la comunità di coloro che credono (Gv.17,6-11), il campo, l'edificio (1Cor.3,9), la casa (1Tm.3,15), il tempio di Dio (1Cor.3,16), il corpo (Ef.1,23; 1Cor.12,12-31), la sposa di Cristo (Ap.19,7-8; 22,17). Cristo è il capo (Ef.1,22; 4,15; Col.1,18), il fondatore e l'unico fondamento, l'unico Sacerdote (Eb.4,14). Nella Chiesa ogni cosa si radica in Lui (Col.2,7) e si alimenta dal Suo Spirito (Gv.14,26). Tuttavia Essa non è il luogo esclusivo della salvezza. Non saranno salvati infatti solo coloro che (degnamente) ne fanno parte, ma tutti coloro che Dio ha scelto (Rm.9,18) anche se non ne fanno parte (Mc.9,40).

La Chiesa è il luogo della Conoscenza, della Guarigione, della Festa.

La redenzione di Cristo ed il "Regno di Dio" (suo salvifico esito) travalica il confine delle Chiese divise dal comune peccato di infedeltà (Rm.3,19; 11,32) perchè Cristo non può essere "ostaggio del peccato". Solo la Chiesa che Lui desidera "unica ed unita" (Gv.17,21) formata da tutti coloro che come Lui "non appartengono più al mondo" (Gv.17,16) potrà dire "in verità" di essere la vera Chiesa del Signore nostro Gesù Cristo. Lui desidera fermamente e continua ad attendere l'unità di tutte le Chiese Cristiane ma il peccato degli uomini continua ad impedirla mettendo in grande "sofferenza" lo stesso "Sacrificio Eucaristico" (Mt.5,23-24). - (Si macchiano di gravissima bestemmia coloro che attribuiscono agli "insondabili tempi di Dio" e non al loro peccato la responsabilità della mancata unità tra le Chiese)

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3 -
La Chiesa unita intorno a Cristo sarà pienamente "suo corpo" ma, anch'essa, non potrà identificarsi totalmente in Lui. Egli è infatti Salvatore e non "salvato", Redentore e non "redento", soggetto e non oggetto della Salvezza (Gv.17,2). La Chiesa tanto più si conforma a Cristo, tanto più assume da Lui e in Lui soggettività (soggettività partecipativa che non potrà mai sostituirsi al "soggetto") ed efficacia redentiva. Nessun uomo e nessuna comunità, neppure quando raggiunge la più alta somiglianza, la più perfetta adesione a Lui, può pensare di identificarsi con Lui, di "essere" Lui ed assumere la sua dignità di Re, Sacerdote e Maestro.

La Chiesa "Corpo di Cristo" dona se stessa, cioè "Cristo in se stessa", per la salvezza del mondo immolandosi nella Carità per ogni uomo. Questa perfetta Carità, strumento della Redenzione, trova forma compiuta nella completa gratuità del suo devoto servizio ai bisognosi che, assistito dalla Divina Provvidenza, si sviluppa in diverse modalità e si incarna in comunità, istituti, ordini e associazioni varie. Tutta la Chiesa trasmette così gratuitamente l'Amore di Gesù senza mai "tariffare" la Carità, senza mai escludere chi non ha denaro, senza mai imporre nello svolgimento del suo servizio: prezzi, pigioni, rette, contributi, rimborsi, pagamenti obbligatori pubblici o privati, in qualsiasi forma possano essi presentarsi. In altre parole la Chiesa, come tale, non può essere "impendirice", non può "farsi pagare" mai nulla (non ha mai una identità commerciale) ma distribuisce gratuitamente i beni spirituali e materiali che la Divina Provvidenza le dona attraverso la Grazia e l'amore dei cuori aperti a Dio.

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4 -
L'identificazione di Cristo con la Chiesa e della Chiesa con la sua struttura gerarchica costituisce l'errore fondante di quella eresia che viene indicata come: "idolatria ecclesiale", "giuridismo ecclesiastico", "autocrazia clericale". Questa eresia, sempre attuale ed endemica nella Chiesa, tende implicitamente a considerare la Chiesa non il "mezzo" ma il "fine" della Redenzione. Questa eresia, che porta progressivamente ad identificare la Chiesa con il Cristo, tende poi a considerare come una sola cosa il Regno di Dio e la Chiesa. Porta inoltre ad identificare (nella dottrina e nella prassi) la Chiesa con il clero con la sua struttura magisteriale e gerarchica, tende ad attribuire ad essa l'esclusiva "titolarità" della missione apostolica trascurando il valore universale e carismatico della comune "Consacrazione Battesimale". Tende cioè a "monopolizzare", ad avvocare unicamente a sè l'azione redentiva considerando come esclusiva la trasmissione istituzionale e gerarchica dello Spirito. Tende cioè a considerare "nei fatti" Dio come "parte" della Chiesa e non la Chiesa come "Popolo di Dio".

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5 -
Questa eresia rappresenta in tentativo più astuto del nemico per distruggere la Chiesa ed ostacolare la Redenzione. Lo scopo di questo tentativo è quello di cancellare Cristo e mettere una "falsa Chiesa" al suo posto. Questo si persegue attribuendo alla Chiesa tutti gli attributi divini di Cristo con il fine di circoscrivere la Fede e la Speranza di salvezza solo nell'ambito esclusivo della Chiesa. In questa eresia satana cerca di "appropriarsi" del nome di Cristo attraverso il tradimento di parte della Chiesa. Lo scopo dell'avversario è infatti quello di ostacolare la Redenzione di Cristo attraverso l'azione della Chiesa che tenta di sostituirsi a Cristo e di sostituire la Legge di Dio con precetti di uomini (Mc.7,9). I nocivi effetti di questa eresia sono: clericalizzazione, legalismo, moralismo, ritualismo liturgico, fondamentalismo teologico, eterodossia dottrinale, sterilità apostolica.

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6 -
Come Gesù vuole la sua Chiesa? Come, giorno per giorno, la costruisce? Con quale struttura, con quale forma? Con una forma opposta a quella di tutte le strutture umane dove chi ha potere decisionale sta al di sopra degli altri, li comanda attraverso l'esercizio del "potere": l'assegnazione di compiti, fatiche, soldi, vantaggi, punizioni e privilegi. Questa posizione di potere gli offre: comodità, agiatezza, denaro, esenzione dal sudore della fatica. Nella umana "struttura di potere" non c'è amore (perchè domina l'interesse, il calcolo, il tornaconto, la gerarchizzazione), non c'è libertà (perchè domina il ricatto e la paura), non c'è verità (perchè prevale sempre l'opinione di chi detiene il potere).

Nella Chiesa di Gesù, cioè nella fraternità delle sue sorelle e dei suoi fratelli, è tutto capovolto, è tutto all'opposto. Invece della umana "struttura di potere" c'è una divina "struttura di servizio" (Mc.10,42-45; Lc.14,8-11; Lc.22,24-27; Gv.13,1-20). Nella Chiesa, vera "struttura di servizio", l'amore gratuito è la regola delle relazioni, la libertà di ciascuno è la condizione prima dell'amore, la verità è la sostanza di ogni azione (non conta chi dice le cose ma se le cose dette sono o no conformi alla Divina Volontà).

La "Buona Novità" del Vangelo non può coesistere con le vecchie strutture religiose incrostate da potere, ricchezza e inutili privilegi. Il nuovo "contenuto" della Salvezza necessita di un nuovo "contenente" cioè di nuove strutture (antistrutture): "Il vino nuovo in otri nuovi!" (Mc.2,22).

Il nostro Divino Maestro vuole infatti la sua Chiesa come una vera antistruttura cioè una "comunità di servizio", una famiglia di amore dove chi ha responsabilità si pone umilmente all'ultimo posto, a servizio di tutti, di tutti è il più disponibile all'ascolto ed alla fatica (anche ai servizi manuali più umili e quotidiani), più di tutti è disponibile a mettere in discussione il suo operato ed a lasciare il suo incarico ad altri, quando la comunità lo dovesse richiedere.

7 - Le tre leggi fondamentali della struttura operativa (apostolica) della Chiesa:

La Chiesa Cattolica è governata, dalla diretta volontà di Cristo, con tre leggi fondamentali che realizzano la sua fedeltà al Mandato Apostolico: "la legge della Fraternità", "la legge del Servizio" e "la legge della Gratuità". Tutto ciò che si oppone (nella normativa canonica o nella prassi pastorale) a queste tre leggi fondamentali va abolito perchè dove non c'è obbedienza alla legge della "Fraternità", del "Servizio" e della "Gratuità", non c'è Chiesa di Cristo.

Che cosa trovi allora nella Chiesa in obbedienza a queste leggi? Nella Chiesa trovi il S.Battesimo, che con l'effusione dello Spirito Santo ti rende degno/a di essere considerato/a "figlio/a di Dio" e fratello/sorella di Gesù, erede del Paradiso, regno dell'eterna gioia. Nella Chiesa trovi il Sacramento del Perdono che rende per te efficace la Redenzione di Cristo. Nella Chiesa trovi la Parola di Dio che ti guarisce, ti consola e ti salva. Nella Chiesa trovi il Pane della Vita, la S.Eucaristia, che alimenta e santifica giorno dopo giorno la tua anima. Nella Chiesa trovi una comunità che prega, che ama concretamente tutti gli uomini e, mettendosi a loro servizio, rende così efficace l'annuncio del Vangelo.

Nella Chiesa trovi la santità ma anche il peccato. Nella Chiesa, nei suoi vari ambiti, ruoli e ministeri, trovi dei fratelli/sorelle che ti avvicinano a Dio e altri fratelli/sorelle che ti allontanano da Dio.

"Figlioli, siate quelli che attirano le anime a Dio e non quelli che le allontanano" (25/2/04).

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8 -
Coloro che allontanano da Dio e si servono di Lui:

a -
Trovi nella Chiesa coloro che, a causa della loro tiepidezza, della loro pigrizia, della loro immoralità e bassezza (Ml.2,1-9; Tt.1,16) abusivamente ne fanno parte. Non sono molti ma molto feriscono il Corpo di Cristo. Sono coloro che per ipocrisia e superbia amano la carriera, gli onori, le ricchezze, le solenni liturgie ma non vivono in intimità con Dio (Is.1,11-17). Vivono nell'agiatezza e non si privano di alcuna comodità e piacere, si fanno servire da coloro che dovrebbero loro stessi servire (Ez.34,3). La loro fede è una maschera, un abito che copre la loro nudità. Hanno fatto della Fede un mestiere, una sistemazione umana che permette loro di trascorrere una vita comoda ed agiata.

Sono coloro che rappresentano lo scandalo nella Chiesa e la rendono un luogo freddo, senza amore, senza accoglienza, senza gioia (Ger.12,10). Sono coloro che tengono lontana la Fede da chi ancora non crede, frapponendosi come un ostacolo tra Dio e gli uomini (Mt.23,13; Gal.3,20), utilizzano la S.Liturgia non per avvicinare Dio agli uomini, ma per confinarlo nell'inaccessibilità del mistero di cui si considerano mediatori.

"Alcuni tra voi non credono" (Gv.6,64).

b -
Sono coloro che perseguitano i profeti (Mt.23,34), ostacolano il Regno di Dio disperdendo i doni dello Spirito e nascondendo la verità (Ger.23,2). Sono coloro che celano la Parola di Dio sotto il velo dell'erudizione teologica e della retorica, perchè sanno bene che Essa condanna la loro ipocrisia. Sono quelli che, per mascherare la loro ignavia pastorale e ben figurare presso i loro Vescovi, amministrano in modo sacrilego (a candidati non preparati e privi di Fede) i S.Sacramenti della iniziazione cristiana e quello del Matrimonio, minando così alle basi la credibilità della Chiesa e ostacolando dell'azione dello Spirito (Gv.5,44). Sono schiavi della superbia e della simonia. Per loro i "fedeli" non sono "fratelli" da servire, anime da salvare ma "clienti", "utenti" a cui vendere a miglior prezzo. Ogni atto liturgico ha per loro il suo prezzo, ogni Sacramento e ogni chiesa ha la sua tariffa (sono i geniali inventori delle "offerte libere a cifra minima prefissata") e non fanno mai niente... per niente. Sono quelli che, come l'Oste della parabola (Lc.10,35), approfittano della Carità degl'altri per arricchire se stessi. Costoro dovranno rendere conto di tutto nel giorno del Giudizio: dei loro beni, del loro tenore di vita, del loro "estratto conto" e dello scandalo che nella Chiesa questi fatti hanno prodotto. Sono coloro che hanno fatto dei "capitoli generali" dei propri Ordini Religiosi dei meri consigli di amministrazione.

E' vergognoso, è davvero disgustoso, che nel colloquio con due sposi promessi, quando si esamina la loro gioiosa richiesta, invece di parlare della grandezza dell'amore di Dio, invece di cercare di capire la vera natura spirituale della loro scelta, mettersi a parlare di costi, di spese, di... offerte. In molti casi la coppia non ha la possibilità di affrontare alcuna spesa, in questi casi è la Comunità che maternamente deve sostenerla, anche economicamente.

Amministrare il Sacramento del Matrimonio "pro bono pacis", solo per compiacere i richiedenti, o per interesse quando è in piena evidenza la carenza di Fede e di vita spirituale dei candidati, è un "falso teologico", un atto pastorale di gravissima natura (quando non si configura addirittura con la simonia).

Non possono accedere al Sacramento del Matrimonio candidati che non partecipano regolarmente alla S.Messa, non leggono in coppia abitualmente la Parola di Dio e non pregano insieme! E' assolutamente da preferire un serio matrimonio civile, seguito poi da un cammino di evangelizzazione specifico, piuttosto che un matrimonio religioso finto (e quindi destinato a fallire) fondato su presupposti di Fede insufficienti od addirittura inesistenti.

c -
Tra gli avversari della missione apostolica della Chiesa troviamo poi anche i "fondamentalisti cristiani", apostoli della calunnia e dell'intransigenza, missionari della divisione, affossatori del dialogo ecumenico, nemici giurati di quello interreligioso, seminatori instancabili di inimicizia e diffidenza, amanti segreti dell'autoritarismo, della ricchezza e della guerra di religione. Credono di avere Fede anzi, di "credere" più di chiunque altro, di essere "paladini della Fede" ma sono invece servi del "dottrinalismo" che impedisce il rinnovamento della Chiesa, non hanno ancora incontrato l'amore di Gesù, inutilmente cercano di dissimulare il loro astio verso tutti coloro che non accettano la loro arroganza.

Dicono di amare tutti, ma trasuda odio e intolleranza ogni loro parola. Dicono di volere la pace, ma benedicono le armi. Senza l'amore di Cristo sono "strumenti che suonano a vuoto" (1Cor.13,1). Non riescono ad accettare chi "non crede" o chi professa altre fedi come un fratello da amare e da convertire con l'amore (Lc.19,10). Lo considerano piuttosto come un nemico da combattere, un avversario da offendere, disprezzare e umiliare usando le armi proprie della superbia e dell'ira: arroganza, irrisione, calunnia e ingiuria (Mt.5,22-24).

d -
Ci sono poi coloro che denunciano a voce alta i peccati del mondo mentre nascondono i propri. Sono quelli che vendono il loro silenzio, rinunciano di ammonire i potenti, omettono di denunciare i loro peccati in cambio di favori e protezione. A loro non interessa infatti la conversione e la salvezza dei peccatori, ma l'entità delle loro offerte. Se parlano dell'ingiustizia lo fanno in modo così indiretto e generico da non destare alcun disturbo agli ingiusti. Per interesse chinano sempre il capo davanti ai potenti e lo alzano di fronte ai deboli (Is.56,11).

Condannano ad alta voce e senza appello la violenza degli oppressi e dei disperati mentre nutrono un timoroso rammarico verso quella commessa dai potenti. A parole consolano i poveri ma nei fatti corteggiano e frequentano i ricchi (Ez.23,41). Sui temi morali sono intransigenti e severissimi con i laici ma molto misericordiosi e tolleranti con se stessi e con i propri confratelli. Sono sempre pronti al compromesso morale del "nisi caste, semel caute".

Sono coloro che non si espongono mai ai pericoli della predicazione e della missione tra i non credenti, ma amano svolgere il loro... mestiere solo nella tranquillità delle loro Chiese e delle loro comunità. Sono coloro che ogni momento professano la loro devozione alla B.V.Maria e poi ostacolano con ogni mezzo i suoi materni piani di amore. Sono i parassiti della Chiesa, i simulatori della Fede, i mistificatori della Parola di Dio, i mestieranti del culto, mercenari e carrieristi (Tt.1,16), coloro che per inettitudine, complicità o interesse si son fatti sordi e ciechi di fronte al male. "Tremate, voi che fate professione di adorare Gesù Cristo e che dentro di voi adorate solo voi stessi!" (La Salette)

e -
A questi lontani e proprio per questo cari fratelli e sorelle (forse caduti inconsapevolmente nelle trappole del maligno) giunga l'accorato ammonimento di Dio: "Pentitevi! Ravvedetevi! Mettetevi con serietà ed umiltà di fronte alla Parola di Dio! Lasciate entrare nel vostro cuore il vento purificatore dello Spirito! Non continuate a percorrere la via senza speranza dell'ipocrisia e dello scandalo! Allontanate i vostri peccati! Non sporcate più la Santa Chiesa di Dio! Temete il giorno del vostro giudizio!" - Costoro infatti, saranno giudicati con estrema severità (Ger.25,34-38; Os.6,9; Mc.12,40).

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9 -
Coloro che attirano le anime a Dio e Lo servono con Amore:

a -
Se il corpo della Chiesa soffre per la sua parte malata, tuttavia vive, si sostiene e cammina dietro a Gesù con la sua parte maggioritaria, sana e fedele. E' la parte composta da coloro che a causa del loro amore appassionato per Dio, della loro umiltà, della loro povertà, della loro gioiosa adesione al Vangelo, testimoniano la Fede nel Signore (1Tm.5,17). Sono le pietre vive della Chiesa viva, della Chiesa che non ha paura di Gesù. Costituiscono l'attualità del Regno di Dio che lavora senza sosta per la purificazione e l'unità delle Chiese. Sono i pastori coraggiosi che danno la loro vita per la salvezza del loro gregge. Sono gli sposi limpidi e fedeli che fanno della loro casa, della loro famiglia, una fonte gioiosa di Fede e di Amore. Sono i fedeli laici, umili e santi, che nel nascondimento costruiscono il Regno di Dio tra gli uomini. Sono coloro che dicono "sì", quando è sì, e "no" quando è no.

b -
Sono i profeti e i testimoni che, sia fuori che dentro la Chiesa, sanno pagare il prezzo della verità fino al martirio (Ap.13,10). Sono i veri instancabili e credibili annunciatori del "Comandamento nuovo" di Cristo che attraverso l'amore vissuto (non a parole ma nei fatti) guadagnano alla vera Fede coloro che ancora non credono (Gv.13,34-35). Sono coloro che per la forza della loro Fede scacciano i demoni e ottengono guarigioni. Sono gli operatori della pace e della giustizia, i servitori umili e premurosi dei poveri. Sono coloro che hanno rinunciato a tutto e sono disposti a sopportatre ogni difficoltà, ogni tormento si renda necessario per amare e servire il Signore (2Cor.11,23-28). Sono i Ministri luminosi del Regno di Dio che non si tirano mai indietro, non si lamentano mai, non chiedono mai nulla e, proprio per questo, hanno sempre le mani piene di doni che distribuiscono largamente ai poveri. E' così perchè si fidano di Dio e Dio si fida di loro. La loro porta è sempre aperta, non hanno orari, non sentono la stanchezza perchè la forza dello Spirito Santo li sostiene.

c -
Sono coloro che rinunciano ad onori, carriera e potere per restare all'ultimo posto nella Chiesa. Sono coloro che sanno esercitare con amore il dovere della correzione fraterna anche verso i potenti e per questo subiscono vendette e persecuzioni. Sono luce e calore, nel buio di questo mondo. Sono quelli che Gesù chiamerà più vicino a sè nella gloria del Suo Regno (Mt.19,29; Lc.18,30; 22,30). Sono quelli che con il loro fedele amore, attendono il Signore e preparano ogni giorno, con ogni cura e premura, la Sua Sposa. Sono coloro che hanno risposto con prontezza ed entusiasmo alla chiamata di Maria. Non devi farti scandalizzare dal tradimento dei primi, mentre devi seguire ed imitare la fedeltà dei secondi (3Gv.11).

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10 -
Nella Chiesa Cattolica sta avvenendo uno scontro decisivo tra la luce e le tenebre. Le spire del serpente minacciano di soffocarla. Il Vangelo è dimenticato, coloro che gli sono fedeli vengono rimproverati, emarginati, calunniati e derisi. Nella prassi pastorale e talvolta anche nella dottrina le ragioni di "mammona" prevalgono sistematicamente su quelle di Cristo. I Pastori sovrabbondano di parole e giudizi verso gli altri ma tacciono sulle loro colpe. Per questo Maria è qui, è tra noi per combattere questa ultima decisiva battaglia di rinnovamento e conversione.

Ha in mano la bandiera del suo Cuore Immacolato e guiderà tutti i suoi figli alla vittoria. "Satana ha chiesto il permesso a Dio di tentare la Chiesa per un certo periodo, con l'intenzione di distruggerla" (14/4/82). "Anche voi, come pietre vive, formate il tempio dello Spirito Santo, siete Sacerdoti consacrati a Dio e offrite sacrifici spirituali che Dio accoglie volentieri, per mezzo di Gesù Cristo" (1Pt.2,5). "Col Rosario vincerete tutti gli ostacoli" (25/6/85).

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14) AMATE I VOSTRI MARITI/LE VOSTRE MOGLI

1 -
Quanto è prezioso, urgente ed attuale questo invito di Paolo in questo tempo dove satana con ogni mezzo cerca di distruggere ogni matrimonio e ogni famiglia. Una volta privata della Fede e dell'amore, la famiglia non esiste più e al suo posto germoglia la solitudine, la violenza e ogni forma di male. Dio ha voluto infatti poggiare nell'amore dell'uomo e della donna il fulcro armonizzatore di tutto il creato. Se regna l'amore nella coppia umana tutto il creato ne trae energia ed equilibrio. Se l'amore si corrompe tutto l'universo viene investito da un'onda negativa e perversa. Per questo l'avversario ha come primo obiettivo la distruzione della coppia e della famiglia umana. - (Per questo Maria ha come primo obiettivo la salvezza e la santità della famiglia) - Quanti uomini si sono abbandonati alla violenza verso altri uomini perchè non erano amati dalle loro donne! E così anche le donne! Quante violenze, quante guerre provocate da uomini privi dell'amore delle loro donne! Tutte le volte che il sublime dono dell'amore umano, perno di armonia del creato, viene distorto, disprezzato, abiurato dal germe dell'egoismo, viene offesa l'immagine di Dio e vengono poste, in prima istanza, le premesse della violenza e della guerra.

L'amore tra l'uomo e la donna è stato costituito da Dio come il cardine esperienziale su cui poggia la relazionalità umana, la prosecuzione dell'azione creativa e non solo. L'istinto di accoppiamento (che gli uomini e le donne posseggono come tutti gli altri esseri viventi sessuati) costituisce solo la prima parte del meraviglioso dono della sessualità. La seconda parte è costituita dalla esperienza "dell'innamoramento" (esperienza che è esclusiva degli esseri umani). Innamorarsi vuol dire "uscire da se stessi", abbandonare gli equilibri e gli schemi precostituiti delle nostre sicurezze, prescindere dalla nostra presunta centralità per lanciarsi verso l'ignoto, verso un altro essere umano che ci affascina e attira. Innamorarsi vuol dire mettere a tacere la nostra ragione, i nostri calcoli e la nostra "materiale convenienza" per fare spazio alla bellezza, alla intelligenza, alla bontà, alla dolcezza, alla immisurabile profondità che scorgiamo in un altro essere umano. Tutti si "innamorano", assolutamente tutti e questa è cosa molto bella e buona. "Innamorarsi" è infatti un dono che Dio porge a tutti. Perchè Dio offre questo dono a tutti? Perchè è una "lezione di Amore", costituisce l'esempio più chiaro di quello che deve avvenire tra la nostra Anima e Dio, è l'esperienza più utile per capire cosa vuol dire: "Credere". Quando siamo "innamorati" sperimentiamo cosa vuol dire "fidarsi totalmente" di un altro essere. "Credere" non è una operazione della mente ma del cuore. "Credere" (lo dice il significato della parola) vuol dire: "dare credito" cioè, appunto, "fidarsi". Nell'innamoramento comprendiamo cosa vuol dire rinunciare ai nostri calcoli, ai nostri ragionamenti, alle nostre paure per aprirci totalmente all'altro/a.

Se non accettiamo questo dono, se non accettiamo "di innamorarci" non capiremo mai, in modo esperienziale, come si fa ad amare Dio, amare Dio resterà per noi un'azione solo della mente e della volontà ma non degli affetti, cioè non del cuore. Quando la Fede rimane solo una operazione della mente, e non del cuore, diviene una "Fede triste", o peggio una "faticosa morale", cioè una cosa del tutto fredda e inefficace per la nostra Salvezza. L'innamoramento ci fa capire cosa vuol dire "aprire la nostra mente e il nostro cuore" ad un "tu" che totalmente ci appaga. L'esperienza dell'innamoramento umano è così propedeutica ad ogni relazione spirituale e mistica. L'esperienza dell'innamoramento risulta così essere tappa essenziale nel percorso di maturazione psicologica e spirituale per tutti: sia per coloro che non si sposano "per il Regno", sia per coloro che abbracciano il "Sacramento del Matrimonio". Perchè questo dono spesso non viene accettato o non produce i frutti per cui viene donato? Alcuni non lo accettano per paura del peccato (non capendo che il peccato nella sua dimensione sessuale si compie proprio quando non si è innamorati, cioè si è schiavi del proprio egoismo e si è smarrito il significato dell'Amore), altri lo accettano ma non ne colgono il significato spirituale perchè vivono questa esperienza con superficialità e questo dono li attraversa senza frutti, inutilmente.

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2 -
a) "L'uomo sappia donarsi alla propria moglie e così pure la moglie si doni al proprio marito. La moglie non deve considerarsi padrona di se stessa: lei è del marito. E neppure il marito deve considerarsi padrone di se stesso: lui è della moglie (1Cor.7,3-4). Nel Matrimonio rinunciamo al possesso esclusivo del nostro corpo per farne dono a Dio attraverso la donazione sponsale al nostro coniuge. Se il nostro coniuge desidera (con rispetto, tenendo conto, nella carità, della nostra specifica condizione psicofisica) il nostro corpo non desidera ciò che è solo nostro ma ciò che in virtù del Sacramento del Matrimonio è anche suo. Dio ha così voluto dare alla sessualità umana il compito di rappresentare "nella natura" ciò che l'uomo e la donna sono chiamati a diventare "nello Spirito": immagine di Dio. Dio ha creato la donazione reciproca del piacere sessuale come realtà relazionale pura e perfetta. Solo con il peccato si è inserita nella dimensione sessuale dell'uomo e della donna la malizia, la vergogna, la prevaricazione, la possessività e la paura (Gen.3,10-11).

La sessualità è un dono di Dio imprescindibile, un "talento" (Mt.25,14-30) che non va temuto, non va "sotterrato" per paura, ma va accolto e "speso" bene, con amore e per amore, nel meraviglioso cammino della vita relazionale, coniugale e familiare e, anche se viene scelta la via del celibato per un particolare "servizio" al Regno di Dio questo non deve mai risultare come un rifiuto della propria sessualità. L'esperienza della intima condivisione del piacere sessuale è stata voluta per l'uomo e la donna come archetipo, esempio, paradigma nel corpo della beatitudine a cui sono chiamate le Anime nella esperienza della comunione spirituale.

Il "talento" della sessualità, come tutte le "doti" donate all'uomo ed alla donna, è dono affidato alla nostra libera scelta, può essere usato secondo la Divina Volontà e portare frutti di salvezza (Tt.1,5), oppure può essere asservito al nostro egoismo e condurre alla nostra rovina (Rm.1,24). Rifiutare in modo pregiudiziale la propria sessualità, perchè viene considerata come una trappola, un pericolo per l'Anima è una offesa a Dio Creatore, un peccato di omissione ontologico che contrasta la Divina Parola e Volontà.

b) L'appartenenza l'uno/a all'altro/a della coppia testimonia nella carne la tensione all'unità inscindibile ed eterna dello Spirito con Dio. Dio ha voluto assegnare al corpo dell'altro l'oggetto del nostro desiderio "nella carne" non per assoggettarci alla schiavitù di un bisogno ma per inscrivere nel cuore della nostra natura la prova tangibile della incompletezza del nostro essere. Come "nell'ordine della carne" la solitudine del corpo trova conforto e soluzione solo "nell'atto supremo di unità del corpo", così "nell'ordine dello Spirito" la solitudine della nostra anima trova conforto e soluzione solo "nell'atto supremo di unità dell'anima", nell'atto cioè di adozione e di totale abbandono che la uniscono a Dio. La coppia e la famiglia umana infatti prima di essere una realtà biologica, antropologica e sociale sono una entità teologica. L'esperienza "dell'innamoramento" è un ponte tra corpo e Anima, tra materia e Spirito. Innamorarsi vuol dire guardare una persona con gli occhi di Dio, percepire la grandezza e la intima, immisurabile profondità, del mistero della contemplazione e della lode che si sprigiona dalla Divina Creazione come bene ci descrive il Cantico dei Cantici.

c) Il desiderio, la passione, l'intimità del piacere condiviso sono nel disegno di Dio segni paradigmatici della vocazione dell'uomo e della donna al dono totale di sè, ad un supremo destino comunionale di corpo e anima. Se la sessualità viene vissuta come esempio "nella carne" di ciò che deve avvenire "nello Spirito" allora diviene dono prezioso e illuminante anche per la vita spirituale, se invece viene slegata dal suo compito paradigmatico e vissuta in ragione solo di se stessa allora non serve a niente dato che da sola "la carne non giova a nulla" (Gv.6,63). Il "disordine sessuale", cioè la pratica di comportamenti sessuali slegati dalla affettività e dall'amore che contraddicono la fedeltà sessuale di coppia, feriscono l'Anima e, di conseguenza, compromettono l'armonia psicofisica portando con sè un doloroso e crescente "senso di vuoto". Quando invece un uomo e una donna uniscono i loro corpi, non in ragione del loro egoismo (cioè di una ceca ricerca di solo piacere individuale) ma obbedendo al puro desiderio di donazione che Dio ha dato loro in conformità all'amore, non "fanno l'amore" ma "SONO L'AMORE", divengono infatti una unica entità conforme all'immagine di Dio (Gen.1,27; Mt.19,5). Dio ha creato tutto per la santificazione e la salvezza dell'uomo ed anche la sessualità dell'uomo ha questo fine. Se si nega con le parole il giusto ruolo della "carne" si finisce poi per assolutizzarlo con i fatti. La "carne" è dono di Dio anche se lo Spirito deve prevalere su di essa. Chi nega l'autorità dello Spirito sulla "carne" assolutizza ciò che è relativo e divide l'uomo in se stesso aprendo il conflitto tra corpo e anima, tra carne e Spirito (Rm.8,5; Gal.5,17).

d) La coppia umana è il capolavoro del disegno provvidenziale di Dio perchè in essa la carne si coniuga con lo Spirito in un unico sinergico slancio creativo e santificatore. Il meraviglioso dono dell'amore coniugale è così straordinario e profondo che davvero pochi sono quelli che lo comprendono (Mt.19,11). La vocazione al matrimonio cristiano è chiamata al dono totale di sè ed è solo per coloro ai quali Dio dischiude la mirabile bellezza della sua stessa essenza: " Dio creò l'uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò...e vide che era cosa molto buona" (cf: Gen.1,27-31). Dio crea l'uomo a sua immagine e lo crea maschio e femmina, proprio perchè la sua essenza è amore, dono, desiderio infinito di comunione. Qual'è, per la Divina Volontà, lo scopo del matrimonio? Lo scopo ed il fine del matrimonio e della famiglia è la reciproca santificazione da attuarsi nell'amore scambievole, santificazione prima di tutto degli sposi, poi dei figli e di tutti coloro che la famiglia incontra sul suo cammino ecclesiale e sociale. La famiglia cristiana è nella Divina Volontà una meravigliosa stella di luce e di amore, una piccola anticipazione dell'amore che regna nel Paradiso, un amore che deve accompagnare la Chiesa ed il mondo intero alla Salvezza ed alla vita nella eterna gioia. Per questi motivi quando l'Amore degli sposi è fecondato dal Santo Spirito non può esserci conflitto tra l'Amore per Dio e l'Amore per il coniuge o per i figli perchè l'Amore non può essere in conflitto con se stesso. Più si ama Dio più si ama la propria famiglia e più l'amore per la famiglia è fondato nello Spirito Santo più si ama Dio e si è conformi alla Sua Divina Volontà. L'Amore di Dio si incarna infatti nell'Amore del prossimo e la propria famiglia è sempre il nostro primo prossimo.

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Sono chiamati al matrimonio cristiano solo coloro che hanno Fede matura e sanno percepire che nella coppia c'è l'immagine più perfetta e completa di Dio. Guai a quei pastori che, operando con leggerezza, uniscono in matrimonio cristiano persone con fede immatura e inconsapevolezza spirituale! Dio ha voluto nell'essere umano (nella sua individualità e nella nella relazione con l'altro/a) il desiderio incoercibile del dono, del dialogo e della comunione: uomo/donna, maschile/femminile. Nessuno (neppure chi ha fatto il "voto di castità") se vuole obbedire alla "Legge di Dio" può esimersi dal vivere la propria sessualità (sia pure nella dimensione non sponsale) in relazione all'altro sesso. La pretesa dell'autosufficienza affettiva, il rifiuto pregiudiziale alla propria relazionalità sessuale (rifiuto che Gesù non ha avuto e non ha chiesto) è un peccato di orgoglio e di omissione, è la negazione di un talento e porta immancabilmente con sè: l'inaridimento affettivo, l'inganno della disincarnazione e la terribile trappola della superbia spirituale.

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Il desiderio dell'uno/a per l'altra/o non è solo l'espressione dell'istinto naturale e creaturale del corpo (eros), ma diviene figura e paradigma del desiderio di completamento che ogni anima coltiva per Dio e che Dio coltiva nel proprio "se trinitario" per noi (agape). L'eros è forza propria della creatura e della natura, fa parte della "carne", è corruttibile e segue il caduco destino del corpo (Gv.3,6). E' del tutto improprio pertanto parlare di eros, riferendosi all'amore di Dio. L'agape è forza incorruttibile, conforme all'essenza di Dio, è dono dello Spirito, è amore santo e santificatore che perfettamente unisce l'amore per noi stessi e quello per il nostro prossimo e segue l'eterno destino dell'anima (Lc.20,34-36). Quando l'eros si sottomette alla legge dell'agape raggiunge la pienezza del suo significato e mette la sua forza a servizio dell'amore e del bene integrale dell'uomo.

Quando l'eros è invece abbandonato a se stesso, quando si identifica unicamente con "l'istinto di accoppiamento" e quindi obbedisce soltanto alla legge naturale del piacere diviene con grande facilità luogo privilegiato (come tutti gli altri ambiti istintuali dell'uomo) ove il "tentatore" ha buon gioco per soggiogare l'uomo alla schiavitù del proprio egoismo e per privarlo della libertà generata dall'amore che si dona. Nel matrimonio cristiano il desiderio di possesso si sottomette al desiderio di dono (1Ts.4,4), all'amore libero e liberante che viene dallo Spirito Santo, fonte di ogni libertà. La misura dell'amore tra marito e moglie diventa così la stessa misura dell'amore di Gesù (Ef.5,22-30). Ecco che, come figura della nostra unione con Dio, l'amore tra uomo e donna è fedele, dura per sempre ed è senza misura, non essendo essi più due, ma uno (Mt.19,6).

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Questa altissima meta dell'amore tra marito e moglie è continuamente minacciata dal peccato e quindi viene avvolta dall'abbraccio della Divina Misericordia che Dio esercita attraverso la Chiesa. Uno, od entranbi, cadendo nella trappola dell'egoismo, dell'adulterio, del ripudio, possono ferire e uccidere la loro unione d'amore, causando così una frattura profonda tra di loro e con Dio (Pr.6,32). Commettere adulterio vuol dire rompere il patto di fedeltà e di donazione, con una relazione extraconiugale. Commettere ripudio vuol dire rifiutare la relazione sponsale (allontanare il coniuge dal proprio corpo e dal proprio cuore, lasciandolo nella solitudine). Commettere adulterio è un peccato grave, commettere il ripudio, gravissimo (Es.20,14), è come sputare sull'icona di Dio, disprezzando nella coppia umana la sua più fedele immagine. Il coniuge che è caduto nell'adulterio o nel ripudio (Sir.23,18) è chiamato al pentimento e al ravvedimento (Sir.21,1; Gv.8,1-11). Il coniuge tradito o ripudiato è chiamato (se riscontra un sincero pentimento) dalla Grazia del Sacramento, a somiglianza di Dio, a perdonare sempre con tutto il cuore, senza "se" e senza "ma".

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Senza la Grazia del perdono il coniuge ripudiato cade facilmente nell'adulterio e quello tradito cade facilmente nel ripudio dell'altro/a. Solo la Grazia dello Spirito Santo, sostenuta dalla continua preghiera e dalla frequenza ai S.Sacramenti, permette invece a chi è tradito di non ripudiare e a chi viene ripudiato di non tradire. Quando però si configura un ripudio permanente o un tradimento ripetuto che diviene una relazione extraconiugale stabile o quando i due peccati si sommano (chi ripudia anche tradisce o chi tradisce anche ripudia), quando cioè si crea una lacerazione profonda e definitiva nella coppia che causa l'oggettiva impossibilità alla prosecuzione di una serena convivenza, Gesù nella sua infinita bontà riconosce al coniuge tradito o/e ripudiato il diritto di chiedere alla Chiesa lo scoglimento del proprio patto coniugale per riavere la propria libertà (Mt.19,9; 1Cor.7,15). Proprio perchè il matrimonio è sacro Gesù non vuole che diventi una fonte di peccato e quindi conferisce ai suoi discepoli il potere di scioglierlo in conformità alla sua missione di "liberazione" da ogni male.

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a) Dio non vuole infatti che il matrimonio si trasformi da benedizione in maledizione, da dono d'amore a trappola di inganno e di dolore, da Sacramento di salvezza a struttura di peccato. Quando il matrimonio da luogo di amore diviene terreno di peccato, di gelosia, di odio, di violenza fisica o psicologica, di ricatto e strumentalizzazione si trasforma nella più crudele forma di sfruttamento (Sir.25,12-17). In questi casi E' NEL POTERE E NEL DOVERE DELLA CHIESA SCIOGLIERE IL MATRIMONIO prima che sia troppo tardi (Mt.10,34). E' dovere della Chiesa infatti intervenire nella crisi della coppia PRIMA che questa crisi giunga al limite perverso della esasperazione e della violenza. Non si può, non si deve permettere che due sposi in difficoltà siano lasciati soli con i loro problemi con la concreta possibilità che giungano a fare del male a se stessi, ai figli e ad abbandonare la Fede.

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b) Quali sono i criteri che devono guidare il discernimento di chi ha il dovere di procedere all'annullamento ed allo scioglimento del matrimonio? Sono essenzialmente cinque:

1) Il criterio della Fede. Quando gli sposi non presentano una sufficiente consapevolezza e maturità nella Fede e nella vita spirituale personale e di coppia. Quando uno dei due coniugi induce sistematicamente l'altro/a ad una vita lontana dalla luce della Fede con comportamenti contrari all'amore ed alla carità.

2) Il criterio della libertà. Quando la scelta e la quotidianità del matrimonio è pesantemente condizionata da pressioni esterne (esplicite, implicite, sociali, familiari, economiche o psicologiche). Caso tipico è quello dove un coniuge affronta il matrimonio senza aver prima raggiunto la necessaria autonomia affettiva ed economica dalla famiglia di origine (Mt.19,5).

3) Il criterio della maturità umana. Quando uno od entrambi gli sposi al momento del matrimonio non avevano raggiunto una sufficiente maturità psicologica e relazionale. Sono tutti quei rapporti di coppia che la psicologia chiama "relazioni placentari", amori immaturi che servono alla crescita personale, al raggiungimento di una maturità umana. Sono relazioni che servono alla persona per conoscere innanzi tutto se stessa e non possono essere considerati oggetto e soggetto del Sacramento Nuziale.

4) Gravi impedimenti fisici.

5) Gravi impedimenti giuridici.

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c) La comunità deve vigilare amorevolmente su ogni matrimonio, anche su quelli che all'apparenza sembrano non destare preoccupazione. La Grazia del Sacramento va continuamente invocata, riproposta, rinnovata, protetta. Nelle comunità dove avvengono separazioni e divorzi i pastori devono farsi un serio esame di coscienza e chiedersi: - "Ho vigilato il mio gregge di sposi o mi sono addormentato mentre arrivava il lupo?" (Gv.10,12) - "Che cosa ho fatto in concreto per proteggere, difendere, santificare questi miei sposi?" - "Qual'è la mia pastorale familiare?" - "Ho forse abbandonato a se stessi i coniugi separati e divorziati?" - "Qual'è la mia pastorale delle famiglie divise?"

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Nel momento della crisi coniugale la Grazia dello Spirito Santo illumini i Pastori affinchè agiscano senza indugio nel loro difficile compito di discernimento sulla natura stessa dell'amore degli sposi. Un discernimento che nei casi gravi deve invitare allo scioglimento, in altri alla separazione (almeno temporanea) e in altri ancora alla lotta spirituale, alla pazienza, al coraggioso sostegno della Croce come strumento di santificazione. La Bibbia ci presenta a questo proposito la figura splendida del profeta Osea, chiamato da Dio alla fedeltà con una moglie che fa la prostituta (Os.1,2). Se l'amore viene da Dio (e non è una proiezione del nostro egoismo) è una missione salvifica e non viene meno neppure se non è più corrisposto, neppure se viene offeso e tradito (e in nessun caso si trasforma in odio). Chi risponde all'infedeltà con la fedeltà, al tradimento con il perdono ripetuto, all'indifferenza con la premura e la tenerezza si pone nello stato di perfezione dei Santi.

Quanto è grave la condizione di chi invece, seguendo i consigli del maligno, ha lasciato spegnere il suo amore, la sua premura, la sua tenerezza per il proprio coniuge! Interrompere la donazione del proprio corpo al coniuge nel rapporto coniugale (salvo nei casi di malattia e di violenza e offesa alla dignità naturale del rapporto) si configura come un tradimento del patto coniugale e rappresenta sempre causa di crisi del matrimonio. La crisi del matrimonio inizia nel momento in cui ci si allontana da Dio che è la fonte di ogni vero amore perchè se ci si allontana da Dio, subito dopo, immancabilmente ci si allontana anche dal/la proprio/a lui/lei.

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L'inganno del nemico è questo: indurci nell'atto di superbia che ci fa credere di essere autonomi e autosufficienti nell'amore e ci fa pensare che la fonte dell'amore sia il nostro desiderio, sia cioè dentro di noi. "Il Signore vi dia la forza per amare" (25/4/93). Se non ci si abbevera più alla vera fonte dell'amore, attraverso la preghiera e la Parola di Dio, le motivazioni del dono lasciano il posto a quelle dell'egoismo, e la tenerezza, l'affetto e lo spirito di sacrificio cedono il passo alla freddezza, all'indifferenza ed alla intolleranza. Il progressivo chiudersi in se stessi e negarsi all'altro/a, è un tradimento delle promesse matrimoniali, un "freddo e casto adulterio" che da molti non è ritenuto peccato mentre, in realtà, è un grave peccato, talora più grave dell'adulterio stesso, perchè ne costituisce spesso il presupposto e si configura come un vero e proprio inconfessato ripudio (Mc.10,9).

Il rifiuto sistematico dell'altro/a (ripudio) può portare alla separazione, all'abbandono della convivenza oppure no. Il ripudio che non rompe la convivenza prende forma di separazione "in casa" dei coniugi. Questa condizione di ripudio mascherato dal velo della convivenza è assai dolorosa e difficile. Viene spesso accettata allo scopo di evitare i traumi della separazione ai figli. Occorre da parte del coniuge ripudiato una grandissima forza di amore e donazione che solo Dio può concedere. In questi casi la vigilanza pastorale deve essere massima, premurosa e costante verso entrambi i coniugi.

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Nel dialogo sessuale dei coniugi, la misura del dono non è data solo dal desiderio (come per chi non conosce Dio), ma scaturisce dall'amore (Mt.5,41-42). Nella promessa matrimoniale offriamo al coniuge il nostro amore in modo incondizionato, nella buona e nella cattiva sorte e salute, nella stagione del desiderio (dove dovere e piacere sono una cosa sola) e in quella in cui la passione sembra ormai spenta. Questa promessa però se non è fecondata ogni giorno dalla Grazia di Dio non può essere mantenuta a lungo. Il nemico infatti ogni giorno cerca di minare ed indebolire l'intesa spirituale e quella sessuale dei coniugi al fine di distruggere il matrimonio. L'intesa spirituale e quella sessuale sono le due "gambe" volute da Dio su cui poggia il matrimonio. Senza la preghiera quotidiana, senza la protezione dello Spirito Santo l'intesa spirituale svanisce e quella sessuale si corrompe.

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Se ti trovi di fronte alla crisi del tuo matrimonio :

Cosa dobbiamo fare quando, non per nostra volontà, il nostro matrimonio entra in crisi? Come dobbiamo comportarci quando il nostro coniuge vuole lasciarci, vuole interrompere la convivenza, andare via o mandarci via? Come dobbiamo amare chi non ci ama più?

a) Confessiamoci, preghiamo molto ed esaminiamo noi stessi. Se comprendiamo che la crisi del matrimonio ha come causa qualche nostra mancanza, qualche nostra incapacità ad amare, cerchiamo immediatamente di correggerci e chiediamo subito perdono (sperando di essere ancora in tempo).

b) Cerchiamo quindi (quando è possibile) un colloquio chiarificatore, dove con sincerità e spirito costruttivo cerchiamo insieme una possibilità di riconciliazione.

c) Se la riconciliazione risulta impossibile, stiamo attenti a non lasciare il nostro animo in balia dell'odio, del risentimento e di ogni altro pensiero aggressivo ed ostile verso chi non ci vuole più accanto a sè. Con la pacatezza, la mitezza e l'amore che si deve anche verso i nemici ("Cari figli, vi esorto all'amore di chi vi procura del male" 7/11/85), abbiamo il dovere di ammonire il nostro coniuge, in spirito di fraterna correzione, a non fare ciò che è in via ordinaria (tranne i casi di permanente indifferenza, di violenza, di sopraffazione e di duratura relazione extraconiugale) contrario alla Volontà di Dio. Questa doverosa ammonizione non è un giudizio sulla persona, è un giudizio sull'atto. Sulla personale responsabilità sull'atto stesso, noi non possiamo esprimere alcun tipo di giudizio. In questo doloroso calvario non siamo soli ma la Chiesa ci può essere accanto con il suo amore e può e deve intervenire con il potere a Lei dato da Cristo per risolvere il nostro dramma.

d) Fatti questi passi, se nell'altro/a la cattiva determinazione rimane, non ci resta che accettare la separazione con il coraggio e l'amore che scaturiscono dall'amore di Cristo, anche lui abbandonato, disprezzato e rifiutato (Is.53,7; 1Pt.2,23; Gc.1,2-4). Nel doloroso passaggio della separazione non deve cessare l'amore per l'altro/a ma si deve modificare adattandosi alla nuova situazione. Dobbiamo accettare il ripudio e la conseguente separazione senza ricorrere a strumenti legali (1Cor.6,1) o, se questo si mostra inevitabile, dobbiamo ricorrere ad essi in modo quanto più costruttivo e conciliante possibile al fine di raggiungere deliberazioni giudiziarie concordate volte a permettere l'affidamento congiunto o non troppo disequilibrato dei figli. Dobbiamo sopportare, perdonare, amare chi non ci ama proprio anche al fine di attutire il più possibile le conseguenze negative che ricadono sui figli. Una volta chiariti infatti i motivi della separazione (qualora sia possibile), una volta chiarita la gravità dell'atto, l'amore ci obbliga infatti a donare la liberà dal vincolo coniugale a chi ce la chiede (Mt.5,40) senza proferire giudizio, senza covare risentimento e desiderio di vendetta. La separazione non deve mai far venir meno il rispetto verso l'altro/a (soprattutto in presenza dei figli) e neppure un atteggiamento costante di positività e di sincero aiuto (perfetta letizia!).

e) Una volta rimasto/a solo/a non sei solo/a ma il Signore è al tuo fianco per farti capire ciò che devi fare (Pr.21,9; 21,19). Innanzitutto chiedi alla Chiesa l'annullamento o lo scioglimento del matrimonio. Se hai fatto tutto ciò che era in tuo potere per salvare il matrimonio ora il Signore vuole permetterti di voltare pagina, vuole cioè donarti la pace e la serenità per poter continuare la tua vita. Se la Chiesa non risponde alla tua legittima richiesta, la decisione spetta alla tua coscienza illuminata dallo Spirito Santo. Il Signore potrebbe chiamarti ad una vita totalmente dedicata al servizio del Suo Regno nella castità (1Cor.7,11) o preparare per te una nuova unione (1Cor.7,15). L'importante è non allontanarsi da Dio restando impantanati nella confusione, nel disordine, nel conflitto dei nostri sensi di colpa (Rm.14,22) ma utilizzare questa "prova" per unirsi sempre di più a Lui. L'importante è non pensare mai che la sconfitta nel tuo matrimonio sia di per sè una colpa, una vergogna, una ragione per sentirti "fallito/a" e ai margini della Chiesa. Può essere certo la conseguenza di tue colpe ma può anche essere soltanto una croce che devi portare con amore.

Dio permette questa prova (come ogni prova) non certo per distruggerti ma per costruire la tua casa non più sulla sabbia ma sulla roccia. "Attraverso le vostre tribolazioni e sofferenze Dio troverà per voi la via della gioia" (25/3/06). Il discernimento sulle scelte da compiere dopo la separazione ti verrà donato nella preghiera prolungata fatta in "Grazia di Dio". Capirai bene quale è la giusta decisione perchè produrrà in te conforto, pace, serenità, preghiera e riconoscenza a Dio.

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L'unione coniugale, nella sua dimensione sessuale, affettiva e spirituale è nella sua natura sacramentale parte integrante del disegno creatore, santificatore ed unificante dello Spirito: "lo Spirito ci riunisca in un solo corpo". - Solo lo Spirito può creare questa unità. - Gli sposi, che sono i Ministri del Sacramento Nuziale, devono poter adempiere alla loro missione di amore in piena libertà e responsabilità in ciascun ambito della vita coniugale. Sta a loro riuscire a rispondere pienamete al fine "unitivo" ed a quello "procreativo" del Matrimonio. Entrambi questi due fini compongono la sostanza naturale e spirituale del Matrimonio. Non sempre questi due fini possono e devono essere perseguiti insieme. Chi ritiene inalienabile la loro compresenza cade nel peccato della completa irresponsabilità di coppia o in quello della ipocrisia morale. La responsabilità degli sposi per la generazione della vita e quella per la loro inesauribile donazione reciproca (figura di quella tra Cristo e la Chiesa) sono guidate dallo Spirito Santo donato agli sposi attraverso la "Grazia del Sacramento". L'esigenza di provvedere all'essenziale e doveroso dono reciproco senza che questo operi sempre nella sua valenza creativa della vita è un'esigenza imprescindibile per una piena, matura, responsabile e santa unione sponsale.

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La regolazione della fertilità della coppia è quindi un dovere ineludibile. Per raggiungere questo obiettivo esistono metodi "naturali" ed artificiali. Quando la regolazione della fertilità, quando questa opzione di indisponibilità alla generazione della vita è esercizio di saggia responsabilità e quando è frutto di egoismo (e quindi peccato)? - La "materia morale" a cui si rivolge questo giudizio è la risposta complessiva di amore unitivo e fecondo che gli sposi danno in relazione al dono ricevuto. Il "luogo morale" di questo giudizio è sempre nella natura dell'intenzione e mai nella modalità effettuale con cui l'intenzione viene o non viene attuata. La modalità effettuale risponderà, qualora ve ne sia materia, ad un altro livello di giudizio (come nell'uso di metodi contraccettivi potenzialmente abortivi). Anche con l'uso quindi di "metodi naturali" si può configurare il peccato coniugale di "chiusura immotivata alla vita". Anche nell'astinenza prolungata si può configurare il peccato di "omissione del dovere coniugale volto al perseguimento del fine unitivo del Matrimonio". Il peccato di omissione che si configura come "volontà di chiusura alla vita" è comunque (per una coppia che abbia già più di due figli) un peccato di gravità assai inferiore a quello di una "astinenza" prolungata. Ci sono "astinenze" coniugali che nascondono dietro agli "scrupoli morali" inconfessate e gravi intenzioni di "ripudio".

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Come ci insegna il Signore non è il modo o l'attuazione dell'atto in sè a determinare il peccato ma l'intenzione che muove entrambi. Non sono possibili deroge a questo. Quando il timore di una gravidanza ritenuta responsabilmente inopportuna allontana gli sposi e minaccia il fine unitivo del Matrimonio è doveroso per i coniugi affrontare efficacemente il problema della fertilità nella relazione sponsale. Se la soluzione di questo problema viene di comune accordo individuata con l'uso dei "metodi contraccettivi", questo uso non solo è lecito ma diviene talvolta necessario e doveroso, soprattutto nel caso di matrimoni con difficoltà di relazione o misti o con persone non credenti o quando motivi di salute, di lavoro o di ogni altra natura costringono la coppia ad una convivenza saltuaria o quando motivi fisiologici o patologici non permettono la regolarità del ciclo e l'affidabilità dell'astinenza periodica. Il considerare peccato "ipso facto" l'uso dei contraccettivi non abortivi rappresenta un errore ontologico e morale, una gravissima distorsione della verità teologica del matrimonio, un atto di vilipendio della dignità di coscienza dei coniugi. La coppia decide in piena libertà di coscienza il numero dei figli che intende accogliere, nessuno può entrare in questa scelta di coscienza e giudicarla se non la coscienza stessa, illuminata dalla Divina Grazia ed il Giudizio di Dio.

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Gli errori dottrinali contenuti nella "Humanae Vitae" hanno colpito l'unità e la libertà della coppia nel suo ambito più intimo con l'imposizione di un conflitto di coscienza costruito in modo errato nei contenuti e mal posto nella sua forma. L'"Humanae Vitae" ha inflitto per generazioni al corpo del popolo di Dio immisurabili ed inutili sofferenze. Drammi, incomprensioni, separazioni di fatto e allontanamenti dalla pratica della S.Confessione e dalla S.Eucaristia, causati da ingiustificati sensi di colpa, hanno ferito e continuano a ferire indiscriminatamente un numero immenso di sposi cristiani. Coloro che nel passato si sono resi o tuttora si rendono strumenti di questa offesa al Matrimonio nella sua verità e nella sua misericordia, turbando inutilmente gli sposi nella loro coscienza e nel loro letto nuziale e così di fatto "separando ciò che Dio ha unito", saranno sottoposti con estrema severità al Divino Giudizio. Come possono pensare di scampare alla peggiore condanna dell'inferno gli "inventori di peccati", "inquisitori del confessionale", "procacciatori di sensi di colpa e di paura". Pastori, teologi e moralisti senza verità e senza misericordia hanno gareggiato nel costruire labirinti senza uscita per far smarrire le coscienze, per tenere lontani gli sposi dalla libertà, dalla gioia della loro donazione, dalla serenità che deve sempre accompagnare la spontaneità degli atti coniugali che traducono il "volersi bene" in vita quotidiana. Il dono del piacere sessuale, la passione che Dio ha stabilito per nutrire a lungo il reciproco desiderio, sono realtà costitutive della coppia, e sono una divina benedizione, regolata unicamente dalla legge dell'amore scambievole.

La determinazione degli ambiti, dei tempi e delle forme in cui "respira" il rapporto matrimoniale spetta unicamente alla decisione degli sposi, decisione illuminata dalla "Grazia dello stato coniugale" (Qo.3,5; 1Cor.7,5).

Dio, nella sua infinita potenza creativa, ha dato ad ogni cosa creata più significati ed una molteplicità di scopi. Anche "i piaceri del corpo" hanno quindi, per gli uomini, più scopi e più significati. I "piaceri del corpo" hanno pertanto prima di tutto un significato biologico, relativo al corpo, poi un significato relazionale e poi ancora un significato teologico/spirituale. Mentre per gli animali i "piaceri del corpo" hanno unicamente un significato biologico, per gli uomini, creati a immagine di Dio, si sommano a questo il significato relazionale (agape) e quello teologico/spirituale (figura della condizione futura e permanente dell'Anima nella sua salvifica destinazione eterna). Come per il piacere del cibo, nel quale allo scopo biologico (la nutrizione) viene associato quello relazionale della convivialità del banchetto e quello spirituale del simbolico richiamo alla eterna festa del Paradiso, così, per il "piacere sessuale", al suo scopo biologico (la procreazione) viene associato quello relazionale (significato unitivo della coppia e della famiglia) e quello teologico/spirituale che è paradigma della relazione spirituale tra noi e Dio e della unione sponsale del Paradiso. Questi tre diversi livelli di significato compongono mirabilmente la potenzialità salvifica che ogni cosa creata porta in sè. Nessuno di essi deve essere ignorato se si vuole comprendere appieno il valore dei doni di Dio.

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Nessun atto coniugale può essere ritenuto "illecito" se frutto di libera, consapevole, rispettosa, amorosa, oblativa e responsabile decisione dei "Ministri del Sacramento Nuziale", cioè degli sposi stessi. Questo perchè nessun atto coniugale può essere slegato dal "corpo sacramentale" costituito da tutto il "mistero matrimoniale" simboleggiato dal rapporto "Cristo-Chiesa". Questo mistero e questa intima relazione fanno del Matrimonio un Sacramento fortemente "Eucaristico". Come nell'Eucaristia infatti lo Spirito Santo trasforma il pane e il vino in corpo e sangue di Cristo ed in questa nuova presenza sacramentale costituisce la Chiesa unendo in Cristo i credenti "in un solo corpo", così nel Matrimonio lo Spirito Santo trasforma i due corpi degli sposi in un corpo solo ed su questa nuova realtà costruisce la famiglia umana come riflesso dell'amore trinitario dove il significato della distinzione tra le Divine Persone è costituito proprio dall'unità dell'Amore.

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Pertanto ogni singolo atto coniugale non può essere moralmente valutato come entità autonoma, decontestualizzata dall'insieme della intera relazione sponsale, ma solo come parte integrante della intera dinamica oblativa che costituisce la realtà del Matrimonio. L'unione sponsale, santificata dal Sacramento nuziale, infatti è definita "ipso facto" come realtà unitaria e in tale modo deve essere compresa e moralmente giudicata. La parcellizzazione del giudizio morale "atto per atto" (Mt.23,23) e la pretesa che ogni atto debba contenere la totale significanza del mandato matrimoniale è un errore assoluto nella forma e nella sostanza in quanto contraddice sia la natura unitaria del matrimonio sia la valenza esaustiva e compensativa del giudizio di Dio (Lc.7,47), conduce alla perdita della comprensione gerarchica delle priorità spirituali e morali, genera errori di giudizio e ipocrisie tipiche della peccaminosa mentalità farisaica (Gv.7,24; Tt.1,15).

Se gli sposi decidono di donarsi in un "rapporto coniugale" che non sia potenzialmente fecondo, i casi sono due: o esercitano responsabilmente il loro dovere di determinare ragionevolmente il numero dei loro figli (e quindi compiono una azione buona), oppure a causa del loro egoismo si "chiudono immotivatamente alla vita" (e quindi commettono un peccato di omissione). In questo secondo caso il "peccato" di omissione, come insegna il Signore, è nell'intenzione e ancora prima dell'atto stesso (Mt.5,28) che può anche non avvenire. Le modalità dell'atto quindi (metodi cosi detti "naturali" o meno) non intervengono nel giudizio morale sull'atto stesso perchè il giudizio è determinato dall'intenzione che lo motiva (con la evidente esclusione dei metodi abortivi che contravvengono al Quinto Comandamento).

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18 -
L'astensione dai rapporti coniugali non può mai rappresentare una modalità per mettere in atto la "non disponibilità" dei coniugi alla procreazione. Questa responsabile "non disponibilità" non può e non deve mai colpire ed inficiare "la sola carne" (Mt.19,5), cioè la dinamica "unitiva" dell'unione coniugale. Nel disegno creatore di Dio il raggiungimento della "sola carne" rappresenta infatti l'imprescindibile fulcro del Matrimonio. Il Matrimonio può esistere senza che (per varie cause) si raggiunga il fine procreativo ma non può esistere senza raggiungere il fine unitivo.

Se per "castità coniugale" si intende l'astinenza dai rapporti motivata solo dalla "non disponibilità" alla procreazione allora per "castità coniugale" si intende non una virtù ma un grave peccato di omissione, anzi un "sacrilegio" contro il "corpo unitario" della coppia e quindi contro Cristo stesso nella sua relazione sponsale con la Chiesa. Il concetto di "castità coniugale" implica quello di pienezza e purezza del dono sponsale e non ha nulla a che vedere sulla decisione effettuale di avere o non avere un rapporto coniugale. La "castità coniugale" è la capacità di "essere Gesù" nell'ambito della coppia, amare come Lui con amore assoluto ed irrevocabile. Tutte le dimensioni della castità traggono origine dal comando dell'amore (Gv.13,34).

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19 -
Quante volte uno dei coniugi invoca e prende a pretesto una falsa interpretazione della "castità coniugale" per omettere ai suoi doveri e rifiutare l'altro! Quante volte la presunta "castità coniugale" invece di essere come deve "attitudine al totale e puro dono di sè" diviene giustificazione morale al tacito ripudio! Va dichiarato pertanto una volta per tutte e con assoluta chiarezza che l'astinenza prolungata dai rapporti coniugali (non generata da motivi di salute o di violenza fisica o psicologica) che sia solo motivata dalla indisponibilità della coppia ad una nuova gravidanza e che non sia concordemente scelta da entrambe i coniugi si configura, per chi la impone, come un grave peccato di omissione dei doveri coniugali in quanto atto di rottura della "substantia sacramenti" rappresentata dalla unione psicofisica dei coniugi su cui agisce la "Grazia del Sacramento" (Mt.19,6). Questo peccato è un pericoloso passo verso l'allontanamento affettivo dei coniugi che prelude al "ripudio di fatto".

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20 -
Occorre ancora rilevare con dolore il dannoso, irresponsabile e sbagliato divieto che la Chiesa Cattolica continua a porre all'uso dei profilattici come strumento di prevenzione della diffusione di malattie a trasmissione sessuale che provocano (in specie nei paesi più poveri del mondo) centinaia di migliaia di morti, soprattutto tra le donne e i bambini. Negare la liceità morale dell'uso dei profilattici sessuali contrasta apertamente con la pedagogia di Dio, sempre attenta a favorire il bene dell'uomo tenendo conto della priorità del valore della vita umana, della gradualità e della proporzionalità del peccato, del giudizio e dell'azione della Grazia (Mt.23,24). Una cosa è il trave, altra cosa è la pagliuzza (Mt.7,3). Una cosa è il "sabato", altra cosa è la pecora nel fosso (Mt.12,11).

Nel caso della diffusione dell'AIDS, la priorità assoluta (il trave), riguarda il Quinto Comandamento (Gc.2,11). L'attuale atteggiamento della S.Sede e di gran parte del Magistero Cattolico costituisce, in questa materia, un gravissimo peccato di omissione contro il Quinto Comandamento. Possa al più presto terminare questa apostasia morale della Chiesa! La responsabilità morale del contagio e della morte di coloro che, a causa di tale colpevole atteggiamento della Chiesa, non sono scampati alla malattia possa trovare in qualche modo soluzione e perdono.

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LA FAMIGLIA CRISTIANA

La Famiglia Cristiana è cuore e piena realizzazione della Chiesa, l'organo pulsante e vitale che diffonde la Vita Divina non solo in tutti gli ambiti della Chiesa ma anche nel mondo in cui è inserita. La Famiglia Cristiana è un "luogo teologico", in essa infatti nasce e cresce la vita fisica e quella spirituale, si realizza il progetto creatore di Dio nella sua massima completezza e la vocazione sponsale della Chiesa. La Famiglia Cristiana si può a ragione ritenere "un pezzo di Paradiso sulla terra". L'amore tra gli sposi illumina quello per e tra i figli e questo determina la carità operosa verso il prossimo. La Famiglia Cristiana è il luogo dell'amore, della festa, della creatività, dell'intelligenza, dell'arte, della scoperta del creato, della pazienza, del perdono, dell'impegno, dei sacrifici fatti per amore, della bellezza, della concretezza, della carità, tempio della Parola di Dio e della Preghiera. Nella Preghiera tra gli sposi e per e con i figli si realizza la benedizione e la protezione della Grazia di Dio dai pericoli e da ogni male. Nell'Amore tra gli sposi, tra genitori e figli e tra la famiglia ed il resto degli uomini si realizza la piena risposta della vocazione umana alla chiamata dell'Amore di Dio alla santità, la perfetta adesione cioè all'Amore Trinitario.

Incontrare una vera Famiglia Cristiana vuol dire incontrare l'Amore, fare esperienza di Dio. Non c'è infatti migliore umano paradigma dell'Amore della Divina Trinità di quello mostrato dall'Amore vivificante e reciproco che abita la Famiglia Cristiana.

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15) AMORE E LIBERTA' DI DIO

1 -
"Dio è libertà e amore" (25/3/96). L'amore e la libertà di Dio sono da sempre costituite nel "Logos" (Gv.1,1) della Sua immutabile volontà che si è manifestata compiutamente in Cristo. L'eterna e libera volontà di amare definisce compiutamente la "Verità" su Dio, la Sua essenza trinitaria. La vita trinitaria infatti è costituita da un dinamico, progressivo e inarrestabile scambio di amore libero e fecondo. Dio per amore ha voluto l'uomo libero perchè attraverso la sua libertà possa essere anch'egli in grado di amare ed accogliere la "Redenzione" ed accettare così la sua adozione a "Figlio" per partecipare per sempre, in piena dignità e consapevolezza di sè, alla Vita Divina (Gv.3,16). La libertà "costituisce" la dignità umana e ne fonda la responsabilità. Gli esiti dell'esercizio della libertà sono quindi divergenti: illuminata dallo Spirito di Dio porta l'uomo all'eterna gioia del Paradiso; lasciata in balia del male si autodistrugge e conduce alla schiavitù del peccato e all'eterna dannazione.

2 -
In Dio la libertà genera amore e l'amore genera libertà; amore e libertà costituiscono l'essenza della vita che Dio liberamente dona e l'uomo liberamente accoglie. Non esiste amore senza libertà e un atto di amore "non libero" non è un atto di amore, ma un atto di sudditanza dettato dalla paura o di mercimonio dettato dall'interesse e quindi nulla vale ai fini della Salvezza. Un atto di Amore quindi può essere definito come un atto di assoluta libertà ed il peccato come un atto si assoluto asservimento. Il nostro rapporto con Dio può essere solo un rapporto di libertà. Questo rapporto è però continuamente minacciato dal peccato, cioè può venire inquinato dalle leggi dai precetti che vengono dagli uomini o dai nostri sensi di colpa. Gesù ci invita a liberarci con coraggio da questa minaccia che può vestire di ipocrisia e di falsità la nostra Fede (Rm.7,6). La libertà permette agli angeli e agli uomini di scegliere Dio: la luce, oppure il male: le tenebre (Gv.1,5). Se esiste l'amore esiste la libertà, se esiste la libertà esiste l'opportunità della decisione, della scelta tra il bene e il male. Satana, che era l'angelo più alto, ha fatto uso della sua libertà per rifiutare Dio e, rifiutando Dio, ha rifiutato e cerca in ogni modo di rendere inefficace il disegno creatore e redentore che Dio ha concepito ed attuato per associare l'uomo a Sè. Dove c'è Dio c'è libertà. Dove invece c'è servitù, imposizione, precetto, ricatto, plagio, violenza, oppressione, autoritarismo, segregazione, discriminazione, obbligo, sudditanza fisica e psicologica c'è il nemico di Dio.

3 -
L'atto di amore e di libertà assoluta di Dio, che permette all'uomo di fare propria la vita divina, è l'Incarnazione e la Redenzione attuata da Gesù Cristo, totalmente figlio di Dio e totalmente figlio dell'uomo. In Cristo, nel sacrificio della Croce, la libertà di Dio raggiunge l'immolazione, l'estremo limite dell'amore. Per l'uomo, l'accoglienza della Redenzione, attuata attraverso l'obbedienza alla Parola di Dio (cioè a Gesù) diventa piena adesione alla verità dell'amore e realizzazione della sua vera libertà (Gv.8,31-32). La libertà è per Dio un valore "costitutivo", il Lui non c'è nulla che non sia libero. Dio "libero" ha creato l'uomo "libero" e Gesù è il luogo dell'incontro o dello scontro tra queste due libertà (Gv.1,11-12). Il dono della libertà è per l'uomo il dono più terribile perchè lo rende capace di rifiutare Dio e la salvezza eterna.

"Satana tenta ciascuno di voi, ma Io non posso privarvi della vostra libertà" (7/8/86).

"Dio ha dato a tutti la libertà ed Io mi sottometto, nella mia umiltà, alla vostra libertà" (25/11/87).

4 -
Quante volte vorremmo che Dio "forzasse" la libertà degli uomini per costringerli al "bene" affinchè si salvino dal baratro della perdizione eterna! Quante volte vorremmo che Dio fermasse il male sospendendo la legge della libertà! Dio ordinariamente non desidera derogare ad essa perchè la libertà è condizione costitutiva dell'amore cioè è parte della sua stessa identità. Anche il giorno del "giudizio" sarà un giorno di libertà, saranno infatti rispettate e sancite le conseguenze ultime e definitive delle libere scelte di ogni uomo (Mt.7,2; 25,31-46). E' vero che Dio desidera salvaguardare la libertà dell'uomo ma è anche vero che se lo vuole è libero di non farlo. La libertà di Dio è infatti assoluta mentre quella dell'uomo, relativa. Dio è fonte della sua libertà mentre l'uomo riceve la libertà come dono di Dio. Dio può quindi se vuole sospendere la libertà dell'uomo attraverso atti straordinari nei quali la sua volontà si impone con la forza. Chiamiamo questi atti: "miracoli" o "castighi" (Is.45,7; Bar.4,29). Dio infatti manifesta la Sua onnipotenza sia nella debolezza che nella forza, quello che vuole lo fa liberamente e non accetta ordini dagli uomini (Is.45,11).

5 -
In Gesù la perfetta libertà coincide con la perfetta obbedienza (Mt.26,39; Gv.6,38; Fil.2,8). Obbedienza e libertà sono in Dio infatti le due faccie inseparabili dell'amore. Il credente obbedisce liberamente all'amore. Senza libertà non c'è amore, senza amore non c'è vera obbedienza alla Volontà di Dio. "Solo con la preghiera potrete vincere la vostra volontà e scoprire la Volontà di Dio anche nelle più piccole cose" (25/3/98). Amore e libertà sono le chiavi della Fede. Se non siamo liberi di amare (perchè schiavi del peccato) ci rendiamo refrattari alla Salvezza, non possiamo comprendere ed accettare l'amore di Dio e la Grazia della Redenzione. Per Dio solo quando siamo veramente liberi allora possiamo essere veramente a Lui obbedienti. - La religiosità giudaica (corrotta dall'ipocrisia del legalismo) è descritta da Gesù come l'esempio di una Fede inefficace perchè senza amore e senza libertà. Il legalismo ed il moralismo da cui consegue costituiscono infatti la zizzania che satana ha sparso per corrompere il rapporto di amore e libertà che Dio vuole instaurare con l'uomo.

6 -
Il legalismo religioso tende a sostituire il caldo rapporto personale con Dio con il freddo rapporto impersonale con la legge (2Cor.3,6). Il moralismo nasconde la verità e la sostanza dell'amore sotto la coltre fumosa e ipocrita dei precetti in modo che la forma si sostituisca alla sostanza (Mt.23,25). Con questi due errori, satana corrompe l'anima e la mente di molte persone illudendole di essere vicine a Dio (Gv.9,41). Chi crede di salvarsi solo con l'adempimento formale delle leggi religiose e delle regole morali ma è privo di amore e misericordia, non può sperare di evitare il castigo di Dio (Mt.23,33; Gal.3,11). Dio "non guarda ciò che guarda l'uomo: l'uomo guarda l'apparenza, Dio guarda il cuore" (1Sam.16,7). Gesù non viene ad abolire la Legge dell'Antico Testamento ma ci spiega che l'uomo è più importante della legge (Mc.2,27). L'uomo redento infatti non ha più la soggezione del servo ma ha la libertà del Figlio (Gv.8,36). Come Figlio infatti è solo soggetto alla libera legge dell'amore verso il Padre ed a Lui si relaziona con l'unica mediazione del Fratello Primogenito e Salvatore: Cristo Signore. Ecco allora che tutti i comandi di Gesù si possono racchiudere nell'unico comando dell'amore (Gv.13,34) e la Legge fatta di precetti è soppiantata dalla presenza dello Spirito Santo (Rm.7,6; At.5,20). Se ci abbandoniamo alla Volontà di Dio lo Spirito irrompe in noi e si pone alla guida della nostra vita (Ger.20,9; At.20,22).

7 -
Lo Spirito costruisce così la Chiesa donando secondo la libertà di Dio i suoi doni a chi vuole (1Cor.12,11). Obbedendo allo Spirito dell'Amore si comprende la verità (1Gv.2,27), si adempie a tutta la Legge (Gal.5,14), si compie la Volontà di Dio e si entra in piena comunione con Lui (1Cor.4,7). Come possiamo escludere dalla vita della Chiesa e dai S.Sacramenti quei fratelli che si trovano nella condizione di non poter essere in conformità con qualche punto della Parola di Dio o delle leggi fatte dagli uomini? Come possiamo giudicare e pubblicamente indicare come peccatore qualcuno quando ci è impossibile, al di fuori del Sacramento della Riconciliazione, discernere se ad un fatto è anche corrisposta la responsabilità morale e quindi la colpa riguardo al fatto medesimo (Lc.6,36-37). Non ci è lecito anticipare alcun giudizio di Dio soprattutto nei dolorosissimi casi di suicidio. Ogni suicidio è causato dalla solitudine. La solitudine rappresenta lo stato assoluto di "non amore". Ogni solitudine dell'uomo rappresenta una colpa che Dio attribuisce alla comunità dei credenti. Dio si è fatto uomo per donare luce, speranza e comunione d'amore. Dio si è incarnato per porre fine alla solitudine e non tollera che la Chiesa lasci neppure un solo uomo nell'abbandono affinchè non abbia a cadere nella angoscia, nella disperazione e nel desiderio della morte. Dio non ci ha costituiti come giudici degl'altri ma come fratelli che con gl'altri condividono la Fede ma anche l'infedeltà ed il peccato (Rm.2,2). Dio vuole un'obbedienza generata dall'amore e non una soggezione che deriva dalla falsa interpretazione della Legge. Solo l'amore che viene dallo Spirito infatti permette una vera adorazione (Gv.4,24). L'amore che nasce dalla libertà e produce libertà viene da Dio (Gv.3,8; Rm.8,15; Gal.5,18). Il legalismo, che nasce dalla lettura giuridica della realtà, produce l'errore e la schiavitù (Gal.3,25), viene dal maligno (Col.2,23) e genera in sè una disgustosa fonte di peccato (Mt.23,27).

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16) LA GIOIA CRISTIANA

"Desidero che siate colmi di gioia e che la gioia si legga sul vostro volto" (8/9/81). La gioia è il primo dono dello Spirito Santo. E' il dono che manifesta la presenza di Dio in noi. E' il dono pasquale che attesta la nostra Salvezza e ci fa pregustare le gioie del Paradiso. Essa non deriva da motivazioni derivanti da piaceri terreni ma dalla consapevolezza di essere stati salvati dall'amore di Cristo, di essere stati scelti e inseriti nel disegno della Redenzione (Gv.15,11). La gioia cristiana non è quindi allontanata o cancellata dal dolore o dalle sofferenze del corpo o del cuore, ma sovrasta e supera ogni umana difficoltà. Chi non ha ricevuto il dono dello Spirito Santo non può conoscerla ne comprenderla perchè deriva direttamente da Dio. Chi si dedica al male ed ai suoi piaceri se ne priva totalmente perchè la sua presenza è assolutamente incompatibile con il peccato. Lo Spirito allontana la tristezza (Gv.14,1), e fa fuggire le paura. Nel momento della prova sembrerà svanire, ma una volta superata la prova, si ripresenterà e sarà sempre con noi nella sua pienezza (Gv.16,16-24). Nel nostro vivere quotidiano, la gioia donata dallo Spirito, ci accompagna in tutte le occupazioni che il nostro dovere, in obbedienza alla Volontà di Dio, ci porta a compiere. Ogni cosa che facciamo, dalla più umile e nascosta alla più accreditata e pubblica, viene così vissuta con serenità, letizia e riconoscenza perchè in tutto riconosciamo un'opportunità di amore che Dio ci concede per procedere nella Sua Grazia.

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17) CONTRO OGNI ERESIA

1 - "Vi sono alcuni che insegnano false dottrine" (1Tim.1,3). Colui che vuole condurre tutti alla rovina ha molti modi per portare gli uomini fuori dalla strada che conduce alla vita. Quelli che non riesce a corrompere con le idolatrie dei piaceri (vizi capitali) tenta di condurli lontano da Dio con la mistificazione della verità. Molte persone buone così credono a falsi maestri (Gal.1,7) e smarriscono la strada che li può salvare (2Pt.2,3). Quanti fratelli e sorelle, a causa della poca solidità della loro Fede, cadono in questo inganno, lasciano la Chiesa Cattolica e si prestano essi stessi a diffondere di casa in casa la divisione e l'errore! (2Tm.3,6) - Molti di loro non si rendono conto del grande pericolo che corrono! Dio ha il potere e la volontà di salvare tutti gli uomini che lo cercano con cuore sincero, anche se non hanno incontrato Gesù, anche se professano altre religioni o seguono individualmente la buona voce della loro coscienza e, non per loro responsabilità, sono fuori della Chiesa. Coloro invece che sono nati nella Chiesa Cattolica e l'hanno abbandonata (apostasia) per seguire altri maestri, alla ricerca di altre vie spirituali o che si sono abbandonati alla religione della materialità e dell'egoismo. Costoro, che hanno abbandonato la fonte pura per bere acque inquinate, corrono grave pericolo.

2 - Vi sono poi coloro che si propongono come cattivi maestri nella stessa Chiesa Cattolica (eresia) proponendo visioni della Fede contaminate dal legalismo, dal dottrinalismo, dal ritualismo farisaico, dal razionalismo teologico, dall'integralismo fondamentalista o dal sincretismo spirituale (Col.2,18), tutte visioni errate e lontane dalla Parola di Dio e dalla "Fede Cattolica trasmessa dagli Apostoli". "Costoro si sono infiltrati tra di noi per insidiare la libertà che ci viene da Cristo" (Gal.2,4). Lo scopo complessivo delle eresie attuali è quello di disancorare la nostra Fede dalla roccia di Cristo. Questo scopo del maligno viene perseguito lungo due direttrici distinte: 1) la prima tende a privarci della libertà dello Spirito donataci da Cristo per farci ripiombare sotto la schiavitù della legge e sotto la tirannide della ragione; 2) la seconda tende a minare la nostra Fede dissolvendo la divinità di Cristo attraverso un continuo tentativo di omologazione antropologica e pseudo-spiritualista..

3 - Nel "legalismo" mettiamo la legge al posto di Dio fino ad identificare Dio con la legge, la legge con la Fede. Nel "dottrinalismo" soffochiamo la verità riducendola ad una struttura concettuale e morale ferma, senza crescita, senza sviluppi, codificata giuridicamente nel tempo una volta per tutte (canonicismo). In queste eresie, assai diffuse, sostituiamo l'amore con l'osservanza dei precetti, la verità con la conformità alla dottrina (dottrinalismo). La formale osservanza dei principi dottrinali priva della verità (che scaturisce solo dall'Amore) è illusione morale, errore teologico e via preferenziale di perdizione. L'eresia dottrinalista (che identifica la dottrina con la verità) impedisce allo Spirito Santo di procedere nel disvelamento progressivo della verità rivelata alla Chiesa (Gv.16,12-15), condannandola alla stagnazione e al declino. Nel "ritualismo" nascondiamo la semplicità della sostanza nella complessità della forma, facciamo prevalere l'esteriore all'interiore, il "simbolo" al "segno", il "sacro" al "santo".

4 - Nel "razionalismo teologico" o "deismo razionalista" la Fede viene mortificata, sottomessa e infine snaturata dalla mediazione della "ragione" e della concezione razionalista di Dio. Questa eresia che sottomette lo "Pneuma" al "Logos" conduce a sottomettere la mistica alla teologia e la teologia alla filosofia teologica. Questo perverso processo antispirituale confina la grandezza della Fede nella ristrettezza della morale, ingabbia la forza dinamica della Verità nella fissità della dottrina per finire con l'affossare la Verità stessa nel pantano dell'omologazione dove ragione, dottrina, Fede e morale si confondono e contaminano a vicenda divenendo materiale teologicamente e spiritualmente inerte. "L'integralismo fondamentalista" (o fondamentalismo) è il metodo più subdolo ed efficace che l'avversario usa da sempre per combattere Dio usando la religione. Il sistema è semplice: sostituire, nel cuore di ogni Fede, l'amore con l'odio, il servizio con il potere e questo per fomentare inimicizie, contese, violenze e guerre di religione. Per fare questo promuove un profondo fraintendimento delle verità teologiche in modo che possano giustificare l'intolleranza e la violenza verso chi non crede o verso chi appartiene ad altre Fedi. L'eresia fondamentalista mistifica e capovolge il significato stesso di Dio, da fonte di amore e libertà lo trasforma in causa di autoritarismo, disriminazione, oppressione e violenza. Nel "sincretismo spirituale" si contesta il fondamento della Fede e così facendo si perde contatto con la Verità che salva. Nel sincretismo religioso il maligno ci fa smarrire la strada facendoci vedere il miraggio di molte strade, starde che sembrano portare tutte alla verità ma che in realtà non lo fanno.

5 - Molte altre idolatrie percorrono la Chiesa. Una di queste è "l'idolatria della sofferenza" che considera la sofferenza come una condizione desiderabile perchè voluta da Dio. Dio non vuole la sofferenza. E' venuto nel mondo per cancellare la solitudine, la tristezza, la malattia, la sofferenza e la morte. Gesù non cerca ma accetta la sofferenza come altissimo ed estremo prezzo del Suo Amore Redentivo. Coloro che cercano, chiedono la sofferenza (che si fregiano, per esempio, del titolo di "vittime volontarie") si pongono fuori dalla Divina Volontà. Non c'è infatti vittima senza un carnefice e non c'è carnefice che sia buono. Chi sposa questa aberrazione idiolatrica ed eretica sostiene nei fatti quindi che Dio non è buono. La sofferenza va accettata, in comunione con la sofferenza di Cristo, come prezzo dell'amore contro il peccato e come atto di dignità e di coraggio di fronte l'imperfezione della natura creata, ma non va mai richiesta, mai cercata quasi come fosse un vanto mentre invece è un nutrimento per la nostra superbia spirituale.

6 - La fonte inesauribile della verità che lo Spirito Santo ha fatto scaturire dalla roccia del S.Vangelo ci disseta e ci nutre nella Chiesa che Gesù ha fondato. Restiamo quindi uniti a Cristo nella sua Chiesa, leggiamo e meditiamo ogni giorno la Parola di Dio per poi metterla in pratica, preghiamo affinchè lo Spirito Santo ci mantenga sempre nell'unica Verità capace di donarci la vita che non muore, la verità del S.Vangelo così come viene conservata e vissuta dai Santi e dai Profeti che illuminano la vita della Chiesa Cattolica. "Non andate in cerca di cose straordinarie ma piuttosto prendete il Vangelo, leggetelo e tutto vi sarà chiaro" (12/11/82). Seguiamo gli insegnamenti della nostra Madre Pellegrina che è la Chiesa e della nostra Madre Celeste che è Maria. La prima, Santa e peccatrice, è ancora bisognosa di Misericordia e di Conversione. La seconda, gloriosa, "piena di Grazia", perfetta "avvocata nostra", con suoi fermi, urgenti e amorosi ammonimenti è venuta per l'ultima volta ad asciugare i nostri volti "gementi e piangenti, in questa valle di lacrime" e per preparare la nostra anima alla Gioia del Cielo.

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18) IL PECCATO: UN INVESTIMENTO SBAGLIATO

1 -
Il peccato viene paragonato dalla Scrittura alla schiavitù che, nel mondo antico, rappresentava la condizione di chi, a causa di un debito non pagato, o di un delitto, o di un'azione militare, perdeva la sua libertà, ogni suo bene, ed era costretto a lavorare e tacere in totale sottomissione verso il suo padrone, senza diritti e senza speranza (Gv.8,34). La sua liberazione poteva solo avvenire attraverso il pagamento di una grossa somma di denaro (il riscatto). Il compito di pagare il riscatto, e così procurare la liberazione dello schiavo, spettava al suo parente più prossimo. Egli diventava così il "riscattatore", chiamato anche "redentore". Anche l'uomo, a causa della prima pubblicità ingannevole (Gen.3,5) ha compiuto l'investimento più avventato (il peccato), si è giocato tutto ed ha perso, cadendo così nella schiavitù del suo egoismo e perdendo la sua libertà, è ora costretto a fare tutto ciò che il suo nuovo padrone vuole (Gal.5,16-26). L'uomo ha cercato la felicità e l'amore nella superbia del possesso (simboleggiato dal frutto proibito). Il peccato originale è questo: l'uomo ha cercato nelle cose ciò che è solo in Dio e che solo Dio gli può donare. La via del peccato, che il tentatore ci invoglia a percorrere è proprio questa: non cercare più l'amore ma solo l'appagamento. Il metodo? L'egoismo. Il mezzo? La ricchezza (Ct.8,7). Anche a noi il malefico serpente offre molte volte la scelta che ci porta alla rovina. Ci offre il possesso di corpi bellissimi, di una carriera sfolgorante, di ogni possibile piacere. Cerca di convincerci che la felicità non si raggiunge seguendo la via di Dio ma, la sua.

2 -
Il peccato infatti altro non è che una trappola, un inganno, un investimento sciocco e sbagliato che, dopo aver promesso e mantenuto per un po' alti interessi (i piaceri) (Mt.4,9), si rivela alla fine della vita un totale fallimento, comportando la perdita dell'intero capitale investito (la tua anima). Satana si porta via la tua anima e ti lascia nell'infelicità, nella schiavitù del peccato (Sir.21,10; Ger.17,11; Lc.12,20). Ecco però che il parente tuo più prossimo (Gesù) si muove in tuo soccorso e paga di persona sulla Croce il pesante riscatto, firma col suo sangue la fideiussione che ti salva dalla condanna eterna (Rom.5,8). Chi accetta questa opportunità, è come uno che è tornato dalla morte alla vita (Lc.15,32). Il biblico riscatto liberava l'uomo dalla massima condizione di povertà materiale: la schiavitù. La Redenzione di Cristo ci libera dalla massima condizione di povertà spirituale: il peccato (1Pt.1,18-19). Il Signore con il sacrificio della Croce non ci libera solo dalla schiavitù del peccato ma anche da quello della morte, in modo che la nostra liberazione sia completa e duri per sempre. Se vuoi "vincere" agli occhi di questo mondo "perderai" agl'occhi di Dio. Se vuoi "vincere" invece nella vita dello Spirito, preparati a "perdere" in quella della gloria degli uomini. "Siate veri con voi stessi e non legatevi alle cose materiali ma a Dio" (25/8/01).

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19) LA VERA RICCHEZZA

L'unica vera ricchezza nostra è l'amore di Dio che ci ha creato e redento in Cristo. L'unico nostro tesoro è il dono dello Spirito Santo che ci svela la verità e ci insegna l'amore. "Così voi, potrete conoscere l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo, che è più grande di ogni conoscenza, e sarete pieni di tutta la ricchezza di Dio" (Ef.3,18-19). Di fronte a questo tesoro le ricchezze umane spariscono (Mt.13,45-46; 1Tm.6,17-19). "Non ho nulla, eppure possiedo tutto" (2Cor.6,10). "Accumulate le vostre ricchezze in cielo. Là i tarli e la ruggine non le distruggono e i ladri non vanno a rubare. Perchè, dove sono le tue ricchezze, là c'è anche il tuo cuore" (Mt.6,20-21).

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20) PAROLA E SPIRITO

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La Parola di Dio è Dio stesso che si dona per amore (Gv.1,1) nella seconda sua Divina Persona, il suo nome è: Gesù Cristo. L'eterna Parola di Dio si è incarnata per la redenzione degli uomini attraverso il ventre di Maria per offrirsi nel sacrificio della Croce (Eb.12,2). Tutto questo è avvenuto e continua ad avvenire per opera della Terza Divina Persona, cioè dello Spirito Santo (Rm.8,2). Senza l'azione dello Spirito Santo nulla è avvenuto fin da principio e nulla avviene (Gen.1,2; Rm.8,16). E' lo Spirito Santo che permette ad ogni uomo di conoscere la Parola, cioè di conoscere Cristo e di essere inserito nella Redenzione. Senza lo Spirito la "Parola" perde la sua natura vitale e vivente di "Logos", cioè perde la sua identità con la Seconda Divina Persona e diventa soltanto letteratura sacra, storia della Rivelazione. E' attraverso lo Spirito che Dio ha costituito Gesù come "il Cristo" (Mt.3,13-17). E' Cristo che nella "Incarnazione" si è costituito come "Parola vivente" e Salvatore. E' lo Spirito che rende presente Gesù anche dopo L'Ascensione (Gv.16,15). La Parola di Dio nasce in noi nel momento in cui lo Spirito Santo ci rivela la verità di Gesù insegnandoci "ogni cosa" (Gv.14,26). Quando ciascuno di noi, quando la Chiesa rifiuta l'azione dello Spirito cessa la sua capacità di comprendere la Parola di Dio e quindi di credere a Cristo e di conseguenza agli interventi straordinari di Maria, alla voce coraggiosa dei profeti (Lc.24,25).

2 -
L'invocazione dello Spirito Santo deve essere il primo atto che si compie quando intendiamo leggere la Parola di Dio. L'invocazione sincera e pura richiama immancabilmente la Sua presenza. La Sua presenza si manifesta attraverso la presenza dei suoi doni (At.10,47). Lo Spirito Santo infatti viene effuso da Dio a tutti coloro che lo chiedono (Lc.11,13). Se lo Spirito abita veramente in noi, diventiamo capaci di conoscere e mettere in pratica tutte le parole di Gesù e comprendiamo le cose future (Gv.16,13). "Perchè mi fate domande? Ogni risposta è nel Vangelo!" (19/9/81). Lo Spirito rende possibile la presenza di Gesù in noi (Mt.28,20) e ci istruisce riguardo alla verità (1Giov.2,27). "Gesù non ha bisogno di libri o di dottori per istruire le anime; Lui, insegna senza rumore di parole. Non l'ho mai udito parlare, ma sento che è in me in ogni momento e mi guida" (Teresa di Lisieux). Se, invece, lo Spirito Santo non è in noi, ecco che Gesù ci pare lontano e parole del Vangelo: difficili, astratte, utopiche, impossibili da realizzare. Possiamo sforzarci di attuarle con le nostre forze, con la nostra volontà ma, anche se vi riuscissimo, si rivelerebbero atti più formali che di sostanza, fatti per forza, senza gioia, senza amore e con un po' d'orgoglio e che quindi valgono poco o niente (1Cor.13,3). Possiamo cercare di dimenticarle o di mutarne il significato attraverso una interpretazione che la sottometta alla nostra tiepidezza (Mt.5,19), ma questo servirà solo ad ingannare noi stessi e gl'altri.

3 -
Non ci sono nel Vangelo insegnamenti oscuri, secondari, da scartare o che possano essere messi da parte perchè riteniamo che siano troppo difficili. Tutto dobbiamo sforzarci di vivere in obbedienza a Cristo e ogni cosa lo Spirito ci permetterà di realizzare se sapremo ascoltare la sua voce. Anche cose che sembrano impossibili diventano possibili: il perdono di un delitto, di un tradimento, di un abbandono, l'accettazione di un lutto o di una malattia, il coraggio di rinunciare alle nostre ricchezze, la fedeltà in mezzo all'infedeltà, l'onestà in mezzo alla corruzione, la mitezza in mezzo alla violenza, la pace del cuore in mezzo all'odio, la testimonianza della Fede in mezzo alla derisione (1Pt.3,9). Lo Spirito Santo, che internamente, momento per momento, ci illumina, ci conforta e ci giuda, ci dona la forza della Fede, un forza che tutto può (Mt.21,22). Ciò che per gli occhi del mondo sembra privazione, mortificazione e sconfitta della vita è in realtà per chi crede, ricchezza e vittoria, vera adesione alla vita che non muore più (2Cor.4,11). Ciò che invece, il mondo considera saggio, è considerato spesso stolto da Dio (1Cor.3,19).

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21) LA PORTA STRETTA

1 -
"Entrate per la porta stretta, perchè larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano in essa" (Mt.7,13). "Chi pensa solo a salvare la propria vita la perderà; chi invece è pronto a sacrificarla per Me e per il Vangelo, la salverà" (Mc.8,35). In questi due versetti è descritto l'essenziale della vocazione cristiana: saper accettare, per amore di Cristo, difficoltà e privazioni, rinunce e sofferenze fino al punto di sacrificare la vita stessa, e tutto questo senza perdere la gioia e la pace del cuore. Il mondo ci invita, invece, ad evitare difficoltà e fatiche per scegliere la via comoda e piacevole del nostro tornaconto immediato. Ci invita ad anteporre all'amore, alla verità, alla giustizia, alla nostra responsabilità verso gl'altri, il nostro esclusivo interesse. Per il mondo non conta quanto male possiamo fare agl'altri, conta solo il piacere e la ricchezza che possiamo procurare a noi stessi. La religione del mondo, che adora la trinità di: piacere, successo e ricchezza, ci priva della capacità di amare e ci condanna alla perdizione ed alla morte. Chi è schiavo del suo egoismo non sfuggirà al giudizio di condanna (Ger.48,44; Am.2,14; 5,19).

2 -
"Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria anima?" (Mt.8,36). La porta dell'amore, dalla quale Gesù ci invita ad entrare nel suo Regno di gioia, è stretta. Per potervi entrare occorre una grande determinazione, la capacità cioè di giocarsi il "tutto per tutto", senza nostalgie, senza ripensamenti, senza compromessi (Lc.14,26). Sforzati di passare attraverso la tua porta stretta di ogni giorno, non scappare per un'altra via. Sbagli se pensi che scaricando le croci a te affidate troverai felicità e pace. La porta stretta è il tuo matrimonio difficile, la tua famiglia difficile, la tua salute difficile, la porta stretta è l'onestà e la giustizia nel tuo lavoro, la fatica del tuo dovere quotidiano, la porta stretta è la tua povertà, castità, obbedienza, la porta stretta è la tua solitudine e sofferenza portate con dignità e coraggio.

3 -
Abbi fiducia nell'aiuto di Dio che, al di la della porta, ti attende con pazienza. L'amore si dimostra con i fatti, non con le parole. L'amore per Dio si dimostra con la carità, non con le parole dei riti e delle preghiere (Am.5,21-24). La via della carità ci porta con Gesù sulla Croce (Lc.14,27), e dopo la Croce, c'è la Risurrezione. "Quando siete stanchi o malati e non comprendete il senso della vostra vita, prendete il Rosario e pregate" (25/4/00). C'è un parto doloroso che dobbiamo affrontare, un calice amaro che dobbiamo bere per poter giungere alla pienezza della gioia senza fine (Gv.16,21-23; Mt.20,22).

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22) EUCARISTIA E S.MESSA

1 -
Chiediamo perdono per tutti i peccati contro la S.Eucaristia: per tutte le S.Messe celebrate con poca Fede, con poca autentica preghiera, per le S.Messe senza almeno una breve spiegazione della Parola di Dio. Chiediamo perdono per le S.Messe elitarie, esclusive, solo per pochi e per quelle dove la "forma", la "spettacolarizzazione" mortifica il raccoglimento e vera preghiera, per le S.Messe celebrate in fretta, senza la scrupolosa fedeltà ai testi e gesti liturgici, per le "chimere liturgiche" come l'accorpamento arbitrario ed illegittimo tra Liturgia delle Ore e S.Messa. Chiediamo perdono per le S.Messe che lasciano tutto come prima e non si traducono in gioia, fraternità e condivisione. Per tutte le S.Messe dove non c'è accoglienza e tolleranza per i prediletti di Dio: i malati, i poveri, e soprattutto i bambini e i disabili fisici e mentali (anche se disturbano un pò, in realtà disturbano la nostra freddezza di cuore ma non certo Dio). Chiediamo perdono per tutte le S.Messe non preparate, non precedute dal S.Rosario e dalla possibilità della S.Confessione. Per tutte le "Comunioni" fatte in stato di peccato grave, fatte per abitudine o non fatte per eccessivi scrupoli e paure. Per tutte le "Confessioni" trascurate e superficiali fatte in fretta senza esame della coscienza, senza reale pentimento e desiderio di vita nuova. Chiediamo perdono per tutti i peccati che impediscono all'Eucaristia di diventare la risposta definitiva e perfetta alle inquietudini, alle paure ed alle angoscie dei nostri fratelli (Gv.6,35). Chiediamo perdono per le liturgie contaminate e corrotte dal cancro del ritualismo e del tradizionalismo esasperato che tiene lontana ed in controluce la presenza di Dio che si è fatto pane e vino nella semplicità della mensa fraterna proprio per abbattere ogni barriera e colmare ogni distanza. Al Dio fatto uomo, "Vittima e Sacerdote", che all'oro e agl'incensi preferisce il pane e la tavola quotidiana, la fraternità e le opere di giustizia, chiediamo perdono per tutte le liturgie cariche di lunghe simbologie e povere di comprensibilità, di compartecipazione e di vera preghiera.

2 -
Chiediamo perdono per tutti i peccati "economici" di infedeltà legati alla S.Eucaristia ed alla Liturgia tutta. Per tutte le Liturgie contaminate dalle offerte in denaro: la Liturgia è la celebrazione dell'Amore e l'Amore non si compra con il denaro (Ct.8,7). - Rompiamo per sempre il legame tra denaro e Preghiera Liturgica (che dire della pratica disgustosa dell'uso, per le intenzioni di suffragio, di strumenti propri della "promozione commerciale" come gli sconti per "abbonamento", le offerte "3 per 2" ed altre aberrazioni del genere)! - Chiediamo quindi perdono per tutte le intenzioni di preghiera legate in modo diretto ad offerte in denaro, per coloro che (che Dio li perdoni!) sono stati tentati a trattare le intenzioni di preghiera come merce di scambio. - Chiediamo perdono per tutte le forme di devozione, intercessione e suffragio che sono state legate (con una relazione esclusiva "causa-effetto") ad offerte in denaro. Si ricorda che le preghiere di suffragio per i morti sono efficaci solo se avvengono nella totale gratuità e sono fecondate da atti di penitenza, conversione ed accompagnati da atti di carità cioè dall'amore per i vivi. - Le autorità della Chiesa, ad ogni livello, estirpino una volta per tutte la piaga della "tariffazione liturgica"! Proibiscano una volta per tutte ogni forma possibile di relazione diretta tra denaro ed atti liturgici e per questo siano interdette le offerte in denaro "brevi manu" contestuali o contestualizzabili alla richiesta, definizione, calendarizzazione e celebrazione di atti liturgici e sacramentali. Sono altri i modi ed i tempi adatti per sostenere economicamente la vita della Chiesa.

3 -
Chiediamo perdono per tutte le Chiese chiuse durante il giorno e la sera e per tutte le Chiese che sono diventate dei "musei" (e si paga vergognosamente un biglietto per entrare!). Per tutte le Chiese che, dopo la S.Messa, per paura dei ladri, vengono chiuse in fretta e furia. Il Signore non farà certo mancare persone affidabili disposte gratuitamente a sorvegliare le Chiese! Le Chiese pastoralmente attive devono essere obbligatoriamente aperte almeno dalle ore 6.30 alle ore 19.30 ed una S.Messa deve essere sempre assicurata prima e/o dopo i normali orari di lavoro (ore 6.30;7.00 - 18.00;18,30)! Si conceda ai Sacerdoti la possibilità di celebrare più di una S.Messa al giorno anche nei giorni feriali! Se al mattino (ore 6,30-7.00) non è possibile celebrare la S.Messa si celebrino comunitariamente le "Lodi" con la distribuzione della S.Eucaristia! Chiediamo perdono per quando, a causa della negligenza dei Sacerdoti, dei Diaconi e dei Ministri Straordinari, gli ammalati e i moribondi sono privati del conforto della Parola di Dio e della Grazia dei S.Sacramenti. La S.Eucaristia, quando richiesta da un ammalato nella sua abitazione o nel suo luogo di degenza, deve giungergli al più presto e comunque mai oltre le 24 ore. Su questo non è ammessa alcuna deroga. Chiediamo perdono per tutte le Chiese prive di "Adorazione Eucaristica". Si ricorda che l'Adorazione Eucaristica quotidiana è da ritenersi obbligatoria in tutte le Basiliche, nelle Cattedrali diocesane e nei principali Santuari.

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23) EMBRIONI E UOMINI

1 -
Purtroppo molte coppie colpite dalla croce della sterilità, invece di accettarla con Fede e di aprirsi verso una figliolanza affidata od adottiva, intraprendono pratiche di fecondazione non naturali, eseguite fuori dalla sacra unione coniugale, talvolta fuori dall'ambito matrimoniale, portatrici di morte sicura per molti embrioni (Sap.4,1). Tutte queste vite, iniziate artificialmente e subito sacrificate sull'altare del diritto alla prole, rappresentano un'infamia gravissima e si aggiungono alle innumerevoli altre vittime dell'egoismo di questa generazione: alla miriade di aborti volontari, ed ai milioni di morti ogni anno causati dalla fame, dalle nostre guerre, dalle malattie curabili e non curate, dall'abbandono e da ogni genere di violenza (Rm.1,29-31). Non esiste il diritto ad avere dei figli, ma, piuttosto, quello ad avere dei genitori. La sterilità biologica della coppia, quando viene accettata come croce e dono, diviene fonte di grande fecondità umana e spirituale (Is.54,1). Il diffuso e crescente disprezzo del comando di "non uccidere" che Dio ci ha dato, ci deve fare riflettere. Quanta sofferenza produce in noi la potente propaganda dei media, volta a promuovere il disprezzo della vita dell'uomo, in ogni suo aspetto (1Gv.5,19).

2 -
Come dobbiamo comportarci verso coloro che promuovono una legislazione permissiva nei confronti di gravissimi peccati che riguardano il rispetto della vita? Nell'ordine materiale delle cose, le leggi umane svolgono (semplificando) una duplice funzione. In primo luogo, svolgono un'azione dissuasiva sul compiersi dell'atto, attraverso la minaccia della sanzione, quindi svolgono un'azione educativa e formativa della pubblica opinione in quanto si è naturalmente (e talvolta erroneamente) portati a pensare che ciò che è legalmente lecito sia anche moralmente giusto. Non solo non tutti i reati sono peccati e non tutti i peccati sono reati ma in nessun modo è opportuno assimilare e confondere (come fa il legalismo morale) queste due realtà così distinte. Questa duplice azione dissuasiva ed educativa della legge è cosa buona quando la legge è buona, ma è cosa che riguarda l'ordine sociale, non quello spirituale. Nell'ordine spirituale delle cose invece, la legge umana (che può impedire il compiersi di un atto ma non può impedire il peccato che l'intenzione di compiere quell'atto ha già prodotto cf: Mt.5,28) ha ben poca importanza. Le leggi umane infatti, possono impedire i reati ma non i peccati. Il campo diretto della azione apostolica della Chiesa è la coscienza umana e non il parlamento o il tribunale. La maturazione di una retta coscienza, illuminata dalla verità della Fede, porterà a buone leggi ed a buone sentenze, fermo restando che la "Legge di Dio" non si realizza nell'ordine delle leggi umane e quindi la "Legge di Dio" non può e non deve assimilarsi ed identificarsi con la legge umana (come avviene nei regimi teocratici e fondamentalisti), perchè la "Legge di Dio" è una legge di libertà e non di coercizione e ciascun uomo ha diritto di accoglierla o di non accoglierla (Mt.19,11).

3 -
L'amore di Dio si propone e non s'impone. Questo vale soprattutto nei riguardi dell'eutanasia, ma anche nei riguardi del matrimonio. L'amore verso la croce di Cristo e la volontaria accettazione del valore redentivo della sofferenza si propone, ma non si può, in nessun caso, imporre con la forza della legge. In particolare, nel caso della cura dei malati terminali, dei morenti e delle gravissime disabilità permanenti, non è mai lecito considerare "ipso facto" il desiderio di morire o l'azione che tende ad abbreviare o a rendere non doloroso il tempo dell'agonia, come atti contro Dio. Sul corpo di Gesù morente sul calvario si presentano alla nostra meditazione, a questo proposito, due atti simbolici: la spugna con l'aceto e il colpo di lancia (Gv.19,28-34). Nella sua storia millenaria la Chiesa si è confrontata con leggi che non solo permettevano ma obbligavano al peccato. Quando le leggi permettono atti contro l'uomo, che nascono da una visione materialistica ed egoistica della vita umana, ai cristiani spetta il compito di mostrare la realtà spirituale dell'uomo, attraverso la testimonianza dell'amore. Solo l'amore che viene da Dio, e non certo la legge, può impedire che nel nostro cuore nasca l'idea di un atto d'egoismo e di violenza. La qualità morale delle leggi scaturisce dalla qualità spirituale dei legislatori, non dal contenzioso ideologico, dallo scontro culturale. Il valore della vita si riconosce solo se si ama la vita, e si ama la vita solo guardando al suo Creatore.

4 -
Ecco che il compito del credente non è quello di combattere battaglie culturali e politiche, ma spirituali, pregando e annunziando la verità secondo Dio ed essendo esempio di amore per la vita, perchè ogni vita umana è abitata dallo Spirito di Dio. "Pregate perchè la verità prevalga in ogni cuore" (25/9/86). E' dannoso e gravemente controproducente ogni contrapposizione pregiudiziale e priva di rispetto, ogni atteggiamento ostile, polemicamente concitato ed aggressivo ed ogni parola pronunciata o scritta senza amore (Mt.5,22; Col.4,5-6; 2Tm.2,24-25; Tt.3,2; Gc.1,20). "L'amore sia sempre l'unico vostro mezzo" (31/7/86). "Desidero che amiate tutti: buoni e cattivi" (25/5/88).

5 -
Al cristiano mai e in nessun caso è lecito usare la calunnia, l'acrimonia, l'insulto, l'irrisione e la violenza verbale, anche quando queste cose sono usate contro di lui. L'unico modo che ha il cristiano per esprimere il proprio dissenso e confutare altrui opinioni è quello della rispettosa argomentazione delle proprie ragioni, della fraterna correzione, della ferma ma sempre amorosa ammonizione. Solo la "Legge dell'Amore" deve essere la nostra guida e la nostra forza "finchè si compia la Beata Speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo". Proprio quando l'egoismo sembrerà essere divenuto "legge", proprio quando il male sembrerà aver vinto il bene (1Gv.5,19), proprio quando la Chiesa sembrerà culturalmente sconfitta e la Fede abbandonata, nel giorno inatteso, il Signore tornerà, a dare ultimo e pieno compimento alla nostra Redenzione (2Tess.2,3;Lc.21.34-36). Ma non ci sarà salvezza per coloro che si sono consapevolmente abbandonati al male (Gd.11-19).

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24) PREGA IL PADRE NEL SEGRETO

"Quando preghi, entra in camera tua e chiudi la porta. Poi, prega Dio, presente anche in quel luogo nascosto. E Dio tuo Padre, che vede anche ciò che è nascosto, ti darà la ricompensa" (Mt.6,6). Dio vuole incontrarti personalmente. "Vi invito ad ascoltare la voce di Dio nel silenzio perchè è nel silenzio che Egli parla al vostro cuore" (26/6/90). Vuole essere per te un intimo amico e che tu dedichi a Lui del tempo. "Aprite il vostro cuore e date del tempo al Signore" (26/6/90). Pur sottolineando l'importanza e l'efficacia della preghiera collettiva e comunitaria (Mt.18,20), Dio vuole anche stare "da solo" con te, perchè vuole che tu abbia con lui una Fede, una fiducia, una familiarità che non dipenda da persone, da cose, da luoghi che sono esterni all'essenza dell'incontro tra te e Lui. "Pregate Gesù che vi conceda il dono del silenzio interiore. Col dono del silenzio potrete imparare la Preghiera continua" (20/2/86).

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25) COMUNITA', MOVIMENTI E UNITA' ECCLESIALE

1 -
"Fratelli, vivete nella gioia, correggetevi, incoraggiatevi, andate d'accordo e siate nella pace" (2Cor.13,11). Nuovi "nicolaìti" sono entrati nel campo ed hanno seminato la cattiva erba della disgregazione concimata dal settarismo strisciante ed autoreferenziale (Mt.13,25). Questa gramigna infestante ha già generato incomprensioni e lacerazioni gravissime unite a: secolarizzazione, aridità spirituale e inerzia pastorale.

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2 -
Autoreferenzialità

a -
E' un grande male che affligge la Chiesa in ogni suo ambito. Soffoca lo spirito di servizio, di comunione ecclesiale a vantaggio della propria immagine, del proprio potere nella Chiesa (Lc.14,8; Fil.2,21). Conduce talune comunità e movimenti ad agire in modo opportunista ed autonomo come "corpi separati", veri e propri "potentati" all'interno della Chiesa, refrattari alla obbedienza ai Vescovi e indifferenti, quando non in velata competizione, alle altre realtà ecclesiali. Alcuni movimenti, comunità e corpi ecclesiali hanno ottenuto posizioni di vantaggio o privilegio rispetto agli altri, creando così diseguaglianze, ingiuste disparità, dolorose lacerazioni nel tessuto ecclesiale. Nella Chiesa con l'allontanamento dalla tensione profetica sul destino di comunione (1Cor.15,28) lo scandalo si fa evidente e la lacerazione, sconcertante. Ci sono comunità così chiuse e strutturate che appaiono come veri e propri "circoli esclusivi" nella Chiesa. In numerosi casi lo scarso spirito di comunione ecclesiale sembra spingerle ad un'azione più vicina al proselitismo settario piuttosto che ad una vera ed aperta evangelizzazione.

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b -
Molte famiglie religiose e movimenti ecclesiali paiono talora perseguire una vera e propria strategia di occupazione della Chiesa che nulla ha a che fare con il servizio al "Regno di Dio". L'unità o la disgregazione della Chiesa Cattolica si gioca innanzitutto nei certri di formazione e nelle facoltà teologiche. L'autorizzazione alla fondazione di nuovi istituti teologici controllati di fatto da corpi e movimenti ecclesiali è stata un errore. Tutte le autorizzazioni della Santa Sede o dei singoli Episcopati che hanno prodotto privilegi e diseguaglianze nel corpo ecclesiale devono essere revocate. La centralità assoluta del governo pastorale di ogni diocesi e della Chiesa tutta deve tornare sotto la piena, totale e collegiale autorità dei Vescovi senza eccezione alcuna.

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c -
I Vescovi in primo luogo devono al più presto riportare sotto il loro diretto ed assoluto controllo tutti i centri di formazione teologica (scuole, istituti, facoltà). In secondo luogo devono ripristinare con urgenza e senza eccezione alcuna la disciplina della incardinazione per tutti i Sacerdoti. L'incardinazione dei Sacerdoti non deve più essere disattesa ed "aggirata" in nessun modo ma deve tornare ad essere l'asse portante della disciplina e della unità presbiterale. I Vescovi si astengano poi da qualsiasi appartenenza, affiliazione, adiacenza pubblica o segreta a "movimenti", "gruppi", aggregazioni ecclesiali approvate o non approvate dalla Chiesa. I Vescovi evitino nel modo più assoluto di ricevere "omaggi" o "regali" (in qualsiasi modo possano presentarsi) che vengano loro offerti da movimenti o gruppi ecclesiali.

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d -
I Vescovi (pur nella utile e fraterna dialettica pastorale) devono poter respirare in piena purezza e libertà con "un cuor solo ed un'anima sola" l'unica aria che lo Spirito alita sul corpo di tutta la Chiesa. Il ruolo dei Vescovi deve tornare ad essere assolutamente "super partes", unificatore, universale, veramente "cattolico". Se questo non avverà, se il controllo dei centri di formazione teologica sarà ancora lasciato nelle mani dei "movimenti", se "l'incardinazione" continuerà ad essere depotenziata e svilita, se l'autorità dei Vescovi non tornerà ad imporsi e continuerà ad essere progressivamente erosa, risulterà allora non più arrestabile il processo disgregativo già così pericolosamente in atto.

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e -
I Vescovi diano però un segnale forte, un esempio eroico di passione pastorale non risparmiando in prima persona alcuna energia, alcuna possibilità apostolica. I "Vescovi Emeriti", in particolare, non si limitino a scrivere libri, tenere "esercizi", lezioni e conferenze (non esiste il pensionamento nella Chiesa) ma facciano i "preti veri", fuggano le comodità, si offrano come "parroci di frontiera" delle numerosissime parrocchie senza Sacerdote, soprattutto quelle delle grandi aree periferiche delle città, dove maggiore è il degrado sociale. Fino a che un Pastore ha in sè un filo di forza, questa forza va spesa nella azione pastorale verso chi ha più bisogno.

"Perchè la mia casa è in rovina, mentre ognuno
di voi si da' premura per la propria casa?" (Ag.1,9)

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3 -
Secolarizzazione

a -
Tende a disperdere il carisma e il mandato spirituale del fondatore a vantaggio di interessi secolari. La secolarizzazione riesce infatti a soffocare lo slancio profetico, lo Spirito di Fede e di abbandono a Dio e il frutto della Carità. Le preoccupazioni economiche sopravanzano quelle spirituali, la cura dei poveri cede il passo a quella (materialmente più redditizia) dei benestanti (Gc.2,3), grazie ad essi si arricchiscono le strutture, si moltiplicano le ricchezze e così alcune comunità, nate come cenacoli d'Amore e di Carità sfioriscono e della Fede, mantengono solo più le sembianze: i riti, gli abiti e i nomi. Talune famiglie religiose, smarrito il sentiero della Gratuità, della Carità e dell'Amore, vengono di fatto ad assomigliare (tra le lacrime di Cristo) ad aziende mondane che vendono servizi sportivi, culturali, turistici, sanitari. Alle Comunità che hanno ceduto a queste particolari e gravi tentazioni, e quindi hanno esposto allo scandalo la Chiesa, è bene che venga subito sospesa l'Apostolica Approvazione affinchè comprendano il loro peccato ed emendino la loro condotta.

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b -
"Preghiamo per coloro che non vogliono conoscere l'Amore di Dio, pur essendo nella Chiesa" (25/3/99). Preghiamo affinchè tutti, nella Chiesa, riconoscano l'assoluta e viva signoria di Cristo, nell'obbedienza pronta e scrupolosa alla Sua Volontà, donata a noi dalla Sua Parola e dal soffio dello Spirito. Preghiamo affinchè nessuno, con le parole o le azioni, cercando vantaggi o privilegi, promuova rivalità e divisioni rompendo lo spirito di fraternità e di comunione della Chiesa (At.4,32-37). Preghiamo affinchè tutti accettino con umiltà ed obbedienza l'autorità dei Vescovi e l'esercizio del Carisma Episcopale dell'Unità e dell'Integrità della Fede. Gli ordini, i movimenti, i gruppi e tutte le aggregazioni cattoliche (comunque vengano definite) che non mettono il loro specifico carisma a servizio della Chiesa Locale (Parroci e Comunità Parrocchiali), che non operano in obbedienza e piena armonia con i Vescovi, che non applicano una vera "FRATERNITA' ECCLESIALE" (vedi in nota) nei confronti delle altre realtà, che non agiscono in fattiva adesione ai piani pastorali diocesani, si pongono fuori dalla "comunione ecclesiale". L'assoluta e insuperabile obbedienza all'autorità dei Vescovi non deve avere eccezioni e se eccezioni sono state concesse sono da considerarsi illecite.

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c -
FRATERNITA' ECCLESIALE

"Amatevi gli uni gli altri come fratelli.
Siate premurosi nello stimarvi a vicenda" (Rm.12,10).

La fraternità ecclesiale è l'attitudine ad "essere Chiesa", è la capacità a vivere la comunione con TUTTI i fratelli e le sorelle che condividono il nostro Battesimo e si attua nell'esercizio fraterno dell'amore scambievole. Senza concreta fraternità e accoglienza ecclesiale non c'è "Chiesa".

Come si può identificare e "misurare"?

1) Apertura liturgica agli altri soggetti ecclesiali e costante comunione di preghiera.
2) Condizioni di vera "fraternità interna": a) rispetto effettivo per tutti i membri della comunità; b) nel confronto fraterno, libertà di parola e pari dignità per tutti; c) uguale opportunità di esprimere ed esercitare doni e carismi nell'ambito del proprio compito; d) libertà, se qualcuno/a (dopo un serio discernimento) lo desidera, di lasciare la comunità in qualsiasi momento, senza subire per questo giudizi e ritorsione alcuna.
3) "Diocesanità": attitudine all'obbedienza pronta e, se occorre, fraternamente "sincera" al Vescovo e tensione ed esplicito apprezzamento, reciproca stima e fattivo desiderio di "lavorare insieme" con tutti nella fraterna condivisione del cammino ecclesiale di tutta la Chiesa.
4) Costante ospitalità per gli altri soggetti ecclesiali nelle proprie sedi, nei propri incontri, nei propri strumenti informativi (libri, periodici, web, radio, tv) e nei propri progetti pastorali.
5) Costante aiuto economico per i soggetti ecclesiali più poveri attraverso la comunione dei beni delle CCPQ.
6) Umiltà ecclesiale (desiderio di occupare "l'ultimo posto" nel servizio pastorale, capacità di imparare dagli altri e propensione ad elogiare più le attività altrui che le proprie - Rm.14,1).
7) Schiettezza nel dare e riconoscenza nel ricevere discernimento, consiglio e correzione fraterna (Ef.4,25).

Le associazioni, i gruppi, i movimenti ecclesiali che non si sforzano di realizzare questi sette punti fondamentali di "fraternità ecclesiale" sono da considerarsi ecclesialmente "immaturi", anche se godono della approvazione canonica dei loro statuti. L'approvazione canonica infatti non deve essere concessa "una volta per tutte" ma deve essere confermata periodicamente "sul campo" della effettiva prassi ecclesiale dal discernimento costante e vigile dei Vescovi.

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4 -
Aridità spirituale e inerzia pastorale:

a -
Preghiamo per le Comunità che vivono chiuse in se stesse, pensando che per contemplare Dio occorra separarsi permanentemente dagli uomini. Vivano i quaranta giorni di deserto (Mt.4,1-2) in funzione della predicazione e della testimonianza apostolica. Il sale, per risultare utile al Regno, non deve restare segregato e accumulato ad altro sale, nè il lievito ad altro lievito, ma devono confondersi con il cibo, mescolarsi con la pasta: "Sporcarsi tutti le mani" nella quotidiana azione pastorale. Se ci siamo consacrati a Dio e possiamo scegliere se vivere tra coloro che credono e coloro che non hanno la Fede, dobbiamo certamente preferire la seconda via, quella più rischiosa, difficile e feconda di testimonianza secondo il Mandato Apostolico ricevuto nel Battesimo (Gv.20,21), pur mantenendo i necessari legami di comunione e unità Eucaristica e spirituale con i nostri fratelli nella Fede. E' facile (per i consacrati e non solo) cadere nella più subdola e pericolosa forma di superbia: il "narcisismo intimista individuale e comunitario", "l'autocompiacimento liturgico" nel chiuso delle comunità. "Ce ne stiamo qui tra di noi...Che ci importa delle pecore perdute!" - Il "talento" della Fede va speso e mercanteggiato! E' più che mai necessario che TUTTI I SACERDOTI (nessuno escluso) ed i/le religiosi/e siano impegnati nel lavoro pastorale. Il Signore è stanco di vedere i sui ministri fare solo parole e liturgie o peggio perdere il loro tempo facendo i professori, i commercianti, i funzionari amministrativi, gli operatori sociali, gli albergatori, le guide turistiche ecc...

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b -
E' più che mai urgente che tutti i religiosi e le religiose lascino la quiete delle loro chiese, dei loro alloggi e dei loro chiostri e giardini e si lancino in uno straordinario sforzo missionario sulle strade del mondo. "Siete chiamati a diventare gioiosi portatori della Parola e dell'Amore di Dio" (25/2/97). Quelli che vivono in comunità siano inviati subito, due a due, a fondare e guidare nuove parrocchie e nuclei pastorali dove la mancanza di Sacerdoti è più acuta e grave o dove l'azione dei Sacerdoti presenti si dimostra spiritualmente sterile. Siano inviate in questa missione anche coppie sposate e famiglie di ferventi credenti. Particolarmente urgente è l'apertura di luoghi di preghiera nelle periferie urbane più desolate, nei luoghi più frequentati: i centri commerciali, le stazioni, porti e aeroporti. - Questa azione pastorale riveste priorità assoluta e deve trovare IMMEDIATA ATTUAZIONE in tutte le Chiese.

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c -
Possa la Chiesa utilizzare a pieno la ricchezza dei suoi carismi e dei suoi ministeri per l'annuncio della Salvezza in una piena testimonianza di unità e di amore fraterno (Col.3,14). E' da rilevare con preoccupazione il moltiplicarsi di nuove comunità e famiglie religiose, mentre quelle di provata tradizione vivono gravi crisi vocazionali. Spetta ai Vescovi vigilare affinchè dietro la presunta azione dello Spirito tra i "fondatori" non si nascondano lupi vestiti da agnelli, assetati di notorietà e di protagonismo. Occorre vigilare soprattutto sulle comunità che parlano solo di se stesse, che tendono a perseguire solo l'autopromozione, l'autoincensamento continuo e disdegnano l'obbedienza ed il silenzioso servizio ecclesiale. Il "settarismo" rischia di essere il loro metodo ed il potere il loro scopo. "Il Tuo fuoco, o Spirito Paraclito, ci unisca in un'anima sola"! In questo tempo di prova e di purificazione, le comunità fondate sull'autentico amore del Signore resisteranno, quelle che avranno rincorso le cose del mondo non resisteranno, la crisi vocazionale infatti non si risolve con politiche di reclutamento ma con la fedeltà a Cristo. Dio infatti dona le "vocazioni" a chi se le merita (1Cor.3,11-17).

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26) DIO, DOVE SEI?

Hai detto un giorno: "se uno è solo io sono con lui" e "il regno dei cieli è dentro di voi, chi si conosce lo troverà. Non fate ciò che odiate! Amate voi stessi e gli altri con lo stesso amore!" Sei prima e dopo, l'inizio e la fine, al di là e al di dentro (Ap.4,8). Sei vita e amore, intimità, libertà, eterna novità. Sei sempre l'ora dell'attimo presente. Sei nella tua santa dimora di luce come sei nelle lacrime delle madri, del cavo delle mani tese degli oppressi, nei raggi sottili del tramonto che si specchia negli sguardi degli innamorati (Is.57,15). Se non ti troviamo è perchè non sappiamo cercarti. Se non sappiamo cercarti è perchè non sappiamo amarti. Se non sappamo amarti è perchè non ci siamo lasciati amare. Non ci siamo lasciati amare perchè avevamo paura. Avevamo paura perchè non abbiamo creduto che il tuo amore potesse essere per noi più grande del nostro (Gen.3,5). Dio vuol farsi trovare ad ogni costo da te e si mette sulla tua strada in modo che tu lo possa incontrare anche se non lo cerchi. "Sono stato trovato da coloro che non mi cercavano, mi sono fatto conoscere da coloro che non chiedevano di me" (Rm.10,20). Cosa ci separa da te? La miopia del nostro egoismo? L'ignoranza della nostra razionalità? La stupidità della nostra distrazione? "Si dice che Dio è lontano, in verità Lui non vi è mai stato così vicino" (25/9/99). Sei fuori dalla nostra porta e bussi. Dacci la forza di aprire la maniglia rugginosa e dura del nostro cuore! (Ap.3,20; Tb.13,6)

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27) IL PRIMO PASSO

Quando il Signore ci fa sentire la sua voce nel cuore e nasce in noi il desiderio di seguirlo, di conoscerlo, di accogliere il suo amore per noi, non dobbiamo aspettare, temporeggiare, cercare chissà quali conferme psicologiche o intellettuali, per muovere un passo verso di Lui. Il nostro avversario, che teme quei momenti più d'ogni altra cosa è pronto a distrarci, a sottrarre in mille modi la nostra mente ed il nostro cuore, da quel desiderio di Gesù, che ci ha investito. Ecco perchè Gesù chiama sempre "ora", non chiama per domani, o per "la prossima volta" (Mc.1,17-18;2,14). In tutto il Vangelo risuona l'invito ad una risposta pronta a Dio. Chi aspetta, infatti, spesso si fa di nuovo assorbire dalle preoccupazioni della vita e non risponde più (Lc.9,57-62). Quando sentiamo nel cuore il desiderio di Dio, dobbiamo agire e fare un passo verso di Lui. Non importa quale sia la nostra situazione, non importa che siamo fuori o dentro la Chiesa, non importa se ci riteniamo atei o credenti, non importa nulla, in quel momento, se non il richiamo di Dio e la nostra risposta. Una risposta che può anche essere piccola, come una Preghiera, un brano di Vangelo, una visita in Chiesa, un Segno di Croce. E' importante che comprendiamo che incontrare Dio non è difficile ma facile, se gli concediamo attenzione, tempo e spazio nel nostro cuore. Quello che conta è aver vinto il timore del nostro primo passo verso colui che ancora non conosciamo ma di cui avvertiamo già l'amore. Da quel momento in poi, il nostro rapporto con Dio diventa una relazione filiale, libera e liberante perchè basata sulla Sua capacità di amarci e salvarci, conoscendo fino in fondo i timori, i desideri e i tormenti del nostro cuore.

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28) SCELTE DIFFICILI

Ci sono delle scelte che dobbiamo fare, ci sono delle decisioni che dobbiamo prendere che mettono a dura prova il nostro cuore, la nostra mente e anche la nostra Fede. Decisioni verso le quali ci sentiamo sprofondati del dubbio e non sappiamo cosa sia meglio fare. Eccoti qualche suggerimento su come procedere nel prendere la tua decisione affinchè sia per il bene e secondo Dio. Renditi innanzitutto conto che il tuo nemico cerca di indurti all'errore, cerca di portarti verso la scelta sbagliata, che ti porti lontano dal tuo vero bene facendoti desiderare ciò che è piacevole e materialmente vincente ma spiritualmente dannoso. La scelta giusta è una scelta di amore. Amore verso il bene, ed il bene si esprime in due direzioni di eguale importanza: l'amore che devi avere per te e quello che devi avere per il tuo prossimo. Sappi però che il vero amore verso te stesso/a si realizza nel perdere la tua vita a causa di Gesù, nell'offrirla come dono al tuo prossimo. Questo dono però, deve essere un dono libero, fatto con la tua dignità di Figlio/a di Dio. Questo vuol dire che non puoi accettare che vengano usate nei tuoi confronti disprezzo, sfruttamento o violenze fisiche o psicologiche. Gesù ha dato la sua vita per noi senza mai perdere la sua dignità di Re. Anche tu devi donare la tua vita senza mai perdere la tua dignità di figlio/a di Dio. E' lo Spirito Santo che ti indicherà il limite invalicabile tra il "servizio" e "l'asservimento". Il servizio salva, l'asservimento è invece un peccato contro te stesso/a, contro chi continua a farti del male e contro Dio.

Prima di decidere cosa fare per uscire da una situazione difficile ascolta lo Spirito Santo che ti parla nella Preghiera e nella lettura del Vangelo (medita almeno sul "discorso della montagna"(Mt. capitoli 5,6,7), sulla "preghiera sacerdotale" (Gv. capitoli 14,15,16,17) e su "l'inno all'amore"(1Cor.13)). Se questo ancora non ti ha portato alla scelta chiedi consiglio ad una persona piena di Fede, di saggezza e di esperienza. Poi, tenendo conto dei consigli ricevuti, decidi nel cuore della tua coscienza (Lc.12,57) confidando nell'aiuto di Dio e sapendo che, chi segue la voce dello Spirito Santo può giudicare bene ogni cosa e non è soggetto al giudizio di nessun uomo, ma solo a quello di Dio (1Cor.2,15). "Quando lo Spirito Santo discende su di voi, tutto si trasforma e diventa chiaro" (25/11/83). Presa poi la decisione, abbi fiducia in Dio e sappi che Lui ti ama e non ti abbandonerà anche se tu, in buona fede, abbia imboccato una via sbagliata. Col tempo cercherà, se sarai aperto/a alla Sua voce, di convincerti, di correggerti e di salvarti. Dio, infatti non è come gli uomini, che guardano le cose spesso senza amore, in modo formale e superficiale. Dio sa guardare nel cuore e comprendere la natura profonda delle tue intenzioni e dei tuoi desideri anche al di là delle regole e delle leggi. Abbi comunque attenzione e rispetto del giudizio degli uomini, ma sappi che alcuni, che pure si considerano maestri della Fede, guidati da una voce che non è quella dello Spirito Santo, vedono spesso il peccato dove non c'è e non lo vedono, invece, dove regna e prolifica. (Mt.7,3; 23,4; Rm.2,1-5).

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29) LA VOLONTA' DI DIO

Compiere la Volontà di Dio significa entrare a far parte della famiglia di Dio: "Se uno fa la Volontà del Padre mio, egli è mio fratello, mia sorella e mia madre"(Mt.12,50). Compiere la Volontà di Dio vuol dire credere in Gesù e mettere in pratica la sua Parola donando la propria vita: "Se qualcuno vuol venire dietro a Me smetta di pensare a se stesso, prenda ogni giorno la sua Croce e mi segua!"(Lc.9,23). Compiere la Volontà di Dio vuol dire scegliere l'amore come scopo e criterio della nostra vita quotidiana. "Cercate la Volontà di Dio nella vostra vita quotidiana" (25/4/90). Obbedire alla Volontà di Dio vuol dire amare concretamente il nostro prossimo: "Tutte le volte che avete amato uno di questi miei fratelli più piccoli, avete amato Me"(cfr.Mt.25,40). Compiere la Volontà di Dio vuol dire andare controcorrente e continuare a fare il bene anche quando tutti fanno il male, anche quando sembra impossibile, anche quando ci procura ingratitudine, derisione, solitudine: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perchè vi assicuro che molti cercheranno di entrare ma non ci riusciranno."(Lc.13,24). Compiere la Volontà di Dio vuol dire saper sopportare a causa di Gesù povertà, persecuzione, sofferenza ed anche la morte stessa sapendo che in tutte queste cose "si manifesta la Sua vita"(2Cor.4,7-18). Compiere la Volontà di Dio vuol dire appartenere già alla realtà del cielo: "Essi non appartengono al mondo come Io non appartengo al mondo. Fa che appartengano a Te! Io ho dato loro la stessa gloria che Tu avevi dato a Me, perchè anch'essi siano una cosa sola come noi"(Gv.17,16e22).

Compiere la volontà di Dio vuol dire "agire" momento per momento al Suo fianco. Dio non smette mai di esprimere la Sua Santa Volontà su di te, mai, nè di giorno nè di notte. In ogni momento tu puoi accogliere questa Volontà (che ti viene rivelata dallo Spirito Santo che hai in dono) e inserirti nella via della tua salvezza, della tua "costruzione spirituale". Se compi la Sua Volontà "costruisci" te stesso, se invece scappi, la rifiuti e chiudi il tuo cuore a Dio seguendo gli idoli del tuo egoismo procedi verso la distruzione di te stesso/a e verso il nulla. Più procedi verso il nulla più la voce dello Spirito si affievolisce. La Divina Volontà va accettata come strumento di salvezza anche quando si manifesta nelle prove più dure. Non solo accettata ma "adorata" come si adora la SS.Eucaristia. Solo se si rimane costantemente in questo stato di adorazione si ottiene il dono della pace (sempre in qualsiasi condizione ed avvenimento) con il dono della pace spirituale si ottiene la capacità di offerta per la conversione dei peccatori e la salvezza del mondo. Con l'offerta (nella gioia o nel dolore) si completa la nostra adesione a Cristo. Per Gesù il vero cibo, il vero nutrimento è la Volontà di Dio (Gv.4,34). Per noi vero cibo è Gesù eucaristico e vuol dire nutrirci, come Lui, della Volontà di Dio che in Cristo diviene "pane di vita", "chi mangia di questo pane" (cioè chi compie ogni giorno la Volontà di Dio) "vivrà in eterno" (Gv.6,58).

Per Dio volontà e azione sono una sola cosa. Noi uomini possiamo voler fare una cosa ma poi non riuscire a farla, per Dio non è così, per Lui volontà e azione sono la medesima cosa. Quello che vuole lo fa, il Suo Amore si traduce sempre e continuamente in azione per la salvezza di tutti gli uomini (Sal.135,6). Noi siamo chiamati a comprendere la sua azione ed a prenderne parte sempre, in ogni momento. Quando nel "Padre Nostro" diciamo: "sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra", non chiediamo a Dio di fare sulla terra ciò che fa in cielo ma preghiamo affinchè tutti gli uomini, che vivono ancora la loro vita terrena, comprendano, accolgano e cooperino con la Sua volontà/azione di amore come le anime dei Santi in Paradiso partecipano in modo perfetto alla Sua Santa volontà/azione.

L'uomo vecchio misura le cose da fare con il metro del proprio egoismo dividendole in: piacevoli, spiacevoli, vantaggiose, inutili, gratificanti, umilianti, eccitanti, noiose, ecc... e con questo criterio fa le sue scelte di vita cercando di ottimizzare ed accumulare piaceri, vantaggi e soddisfazioni. L'uomo nuovo, rigenerato da Cristo, liberato dal proprio egoismo, divide invece le cose da fare in due sole categorie: quelle conformi alla Volontà di Dio e quelle contrarie ad essa. Per il credente tutto ciò che è "Volontà di Dio", cioè conforme all'amore (anche se umanamente duro, difficile, doloroso, faticoso, umiliante) è grande, amabile, portatore di gioia e di buoni frutti, mentre ciò che è indotto dall'egoismo (anche se umanamente piacevole, gratificante, vantaggioso, eccitante) è male, peccato e conduce alla solitudine, alla disperazione ed alla perdizione. Il cristiano sceglie in ogni momento la via dell'amore perchè è la via di Dio e la sua vita si libera dalle complicazioni, dalle strategie, dai progetti egoistici e diviene semplice e pura. Mano mano che procedi nel tuo cammino di Fede cresce in te la capacità di comprendere se quello che stai facendo è dentro o fuori della Divina Volontà. Presto fuggirai tutto ciò che ti porta lontano dalla Divina Volontà perchè ne proverai progressivo disgusto.

L'avvenimento della vita più difficile da accettare è quello della perdita di un figlio e quello della malattia che, nonostante le nostre continue preghiere, non guarisce ma porta verso la morte. Non c'è parola umana per confortare questi enormi dolori ma solo la Fede nella Parola di Dio che ci dice che l'anima è immortale, destinata alla felicità eterna e che la vita ha vinto la morte una volta per tutte, una volta per tutti.

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Come conoscere la Volontà di Dio

La Volontà di Dio su di te è un seme di felicità eterna che è stato posto nel profondo del tuo cuore (Mc.4,1-9). Dio attraverso di esso non ti impone nulla ma ti propone la via della Salvezza. Sta a te voler far crescere questo seme oppure no. Se vorrai il seme germoglierà e diverrà "Parola" in Gesù e "Vita" nello Spirito Santo. La volontà di Dio su di te si manifesta prima di tutto con la tua adesione a Cristo "Parola vivente" attraverso l'adesione convinta e gioiosa al S.Vangelo, poi con la tua adesione alla voce dello Spirito Santo. Metti a confronto le scelte che hai di fronte con il S.Vangelo e attraverso la preghiera invoca su di te lo Spirito Santo. La voce dello Spirito ti farà capire nel concreto quale è la scelta secondo Dio e quale non lo è, e non ti capiterà più di dire: "Non so cosa è meglio fare" (Sap.9,10-13). Per essere in questa realtà devi essere in "Grazia di Dio", se sei nel peccato non capirai nulla e sarai schiavo del tuo orgoglio, del tuo egoismo e della tua concupiscenza. Se invece la tua scelta sarà conforme alla Volontà di Dio nel tuo cuore ci sarà gioia e sorriso sul tuo viso, al contrario, se la scelta sarà dettata dai tuoi piccoli interessi umani nel tuo cuore troverai, inquietudine, paura e tristezza. Questo vale per tutte le tue scelte, anche per quella vocazionale. Se hai imboccato una via che ti porta alla tristezza ed alla depressione certamente non hai imboccato la "via di Dio" perchè Dio ti vuole felice. Se la tua scelta è invece conforme alla Divina Volontà non potrai fare a meno di sorridere e di pregare e, se dovrai soffrire, lo farai con la gioia nel cuore (2Cor 6,10). Stai attento/a a non attribuire a Dio i disegni che nascono solo dal tuo orgoglio e dalla falsa opinione che hai di te stesso/a!

Un consiglio pratico: poniti in un atteggiamento di ascolto continuo della voce di Dio e di servizio concreto verso il tuo prossimo e ogni tuo dubbio si dissolverà presto donandoti certezza, pace, sicurezza, umiltà e gioia.

"Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore; i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi" (Sal.19,9).

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"Voti" e libertà dello Spirito

Per coloro che si sono impegnati attraverso un "voto" di obbedienza, la Volontà di Dio si esprime ordinariamente attraverso la volontà dell'autorità superiore. In due casi soltanto questo non è vero: 1) se il/la superiore/a ordina atti contrari al S.Vangelo o comunque configurabili come peccato; 2) se l'ispirazione diretta dello Spirito (attentamente verificata nella preghiera e nel fraterno confronto di discernimento spirituale) dà indicazioni diverse da quelle che sono le disposizioni del/la superiore/a. L'ispirazione dello Spirito, in questo caso come in tutti i casi, deve prevalere su qualsiasi altra volontà (compresa quella del "superiori"). L'obbedienza allo Spirito oltrepassa qualsiasi promessa e scioglie da qualsiasi vincolo di obbedienza. Talvolta per obbedire a Dio occorre disobbedire agli uomini.

Per coloro infatti che sono vincolati anche da altri "voti" va chiarito il fatto che il "voto" non è un giuramento (vietato da Cristo - Mt.5,33-37) ma una disposizione di volontà che impegna la coscienza ma non la vincola (come fa il giuramento) in modo assoluto e perpetuo perchè ogni atto del battezzato è sempre soggetto alla libertà dello Spirito ricevuto in dono. Chi pronunzia un "voto" può, in forza del suo Battesimo, revocarlo dandone comunicazione alla sua comunità. Questa facoltà è connaturata con la libertà della Fede ed è a garanzia contro ogni forma di scandalo, abuso e discriminazione. Mai nella Chiesa alcuno/a deve sentirsi obbligato/a a fare qualcosa che non corrisponde più a ciò che il suo cuore desidera (Mt.6,21).

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30) UNA STORIA D'AMORE

Il nostro rapporto con Dio è una vera storia d'Amore, ne ha tutti i segni e tutti i caratteri. Inizia con una seduzione, la seduzione che la nostra persona esercita nei confronti di Dio. Dio ci ama, per questo ci ha voluti e ci vuole incontrare, vuole che questo suo Amore sia riconosciuto e ricambiato. Una risposta piena e libera. Quanto siamo felici quando una persona bellissima e affascinante ci guarda e mostra interesse per noi. Quanto siamo felici quando ci accorgiamo che questa persona è Dio. Al segno della Creazione ha aggiunto quello estremo e straordinario della Redenzione. La nostra libertà è totale, il nostro desiderio, assoluto, come in tutte le vere storie d'amore. Non conta dove siamo, che cosa possediamo, che cosa gli uomini pensino di noi, se vivremo ancora un giorno o cento anni. L'unica cosa che può renderci felici è sapere che Dio è con noi, ci ama e non ci abbandonerà.

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31) LA MORTE DEL CORPO

1 -
"Io vi dichiaro solennemente che chi ubbidisce alla mia parola non vedrà mai la morte" (Gv.8,51). Non dobbiamo temere il momento della nostra morte (2Mac.7,29) perchè Gesù ha vinto la morte e ci ha detto: "Chi è pronto a sacrificare la propria vita per me e per il Vangelo la salverà!"(Mc.8,35) e "Non temete chi può uccidere il corpo ma non può uccidere l'anima." (Mt.10,28) e "Vado a prepararvi un posto. Poi tornerò e vi prenderò con me, così sarete anche voi dove sono Io" (Gv.14,3). Come un bambino piccolo che si ferma impaurito di fronte ad un piccolo rivolo d'acqua e piange perchè ha paura di attraversarlo, così anche noi abbiamo paura di affrontare il passaggio della morte. Tutti hanno paura della morte, anche Gesù ha avuto paura, ma ha vinto la paura con la Fede nel Padre (Lc.22,42). Il piccolo bambino non è solo, c'è vicino a lui il suo papà. Ecco che allora il bambino alza le sue braccia verso il papà ed il papà lo prende in braccio e lo porta in un attimo al di là del piccolo rivo che lo intimorisce (la morte). Anche noi al momento della nostra morte avremo nostro Papà e nostra Madre accanto a noi, dobbiamo solo alzare le braccia verso di loro con totale fiducia. "Dio sia il vostro domani" (25/6/15).

2 -
"Ognuno di voi diventerà nella semplicità simile ad un bambino che è aperto all'amore del papà" (25/7/96). Dobbiamo essere sempre pronti ad affrontare con coraggio, serenità e fiducia il momento sacro della nostra morte (Sir.41,3-4). Per chi "crede" è il momento in cui il potere della morte su di lui non inizia ma finisce ed inizia invece la sua vera vita nella gioia del Paradiso (Lc.20,36; 2Cor.5,1; Fil.1,21; 2Tm.2,11). Al momento della morte si è coscienti della separazione dell'Anima dal corpo. Si nasce una sola volta e dopo la morte il corpo meteriale si decompone e non rivivrà più (Sir.17,1). La salma (o le ceneri) del defunto è bene che sia riconsegnata alla terra perchè, come dice la Scrittura: "tornerai alla terra, perchè da essa sei stato tratto, polvere sei e polvere tornerai!" (Gen.3,19; Gen.2,7) - Inumazione e dispersione delle ceneri sono pertanto le destinazioni della salma che meglio corrispondono al disegno divino sul destino del corpo umano una volta che si è separato dalla sua Anima Immortale.

Le salme (o le urne cinerarie) non possono essere oggetto di culto, non possono cioè essere esposte alla comune venerazione. Il culto delle salme (o di parte di esse) infatti è pratica pagana estranea e contraria alla Fede (Mt.8,22). "Ogni uomo riceverà un corpo trasfigurato" (24/7/82), I resti mortali del corpo appartengono alla terra, tra essi ed il corpo trasfigurato che incontrerà l'Anima non c'è alcuna relazione di continuità fisica e chimica. "Se lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, lo stesso Dio che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche a voi, sebbene dobbiate ancora morire, mediante il Suo Spirito che abita in voi" (Rm.8,11). "Il nostro corpo fatto di carne e sangue non può far parte del regno di Dio e quel che muore non può partecipare all'immortalità" (1Cor.15,50).

3 -
Il nostro corpo risorto sarà "trasfigurato" cioè liberato dalla caducità della materia e intessuto e rivestito dalla luce imperitura della resurrezione che promana da Cristo. Sarà cioè reso conforme alla nostra anima redenta nella comune dimensione dello Spirito Santo dando pieno completamento alla nostra "adozione a figli". "Se vivrete abbandonati a Me, non sentirete neanche il passaggio tra questa vita e l'altra. Potrete cominciare a vivere la vita del Paradiso già da ora sulla terra" (8/8/86). La vita spirituale è già "vita eterna", vita del Paradiso. Nel momento in cui lo Spirito Santo si manifesta a noi e così ci permette di prendere consapevolezza della nostra anima inizia in noi la vita spirituale, la vita cioè che procede senza interruzione verso l'eternità (Lc.23,43; Gv.12,25), la vita che non muore più. Tanto più decrescerà in noi l'interesse per "i desideri del nostro egoismo" (Gal.5,16) e tanto più crescerà la comunione con Dio (1Gv.4,16), tanto maggiore sarà la "quantità" della nostra vita che già su questa terra ha cominciato a vivere la realtà eterna del Paradiso. La vita del Paradiso è vita di assoluta pienezza ed attività, quindi è fuorviante il messaggio della tradizionale preghiera de "L'Eterno Riposo" perchè induce a pensare che la Vita Eterna non sia "vera vita", attiva e piena, ma uno stato di riposo, di inerte inazione quasi che il Paradiso sia una specie di "casa di riposo" per le Anime. Non c'è bisogno di alcun riposo nei Cieli perchè tutte le Anime partecipano alla ininterrotta Azione Trinitaria (Gv.5,17) in questo e in altri infiniti universi creati. La stanchezza ed il conseguente riposo sono categorie concettuali che si riferiscono esclusivamente alla materialità del corpo e sono quindi totalmente avulse dalle realtà spirituali. La preghiera de "L'Eterno Riposo" sia sostituita dalla preghiera:

"Mostraci, Signore, l'eterna gioia dei nostri cari, da Te accolti nella festa del Paradiso e porta presto a compimento la purificazione di coloro che ancora attendono in Purgatorio! Amen."

La preghiera "L'Eterno Riposo" essendo contraria alla verità della Fede ed alla realtà del Paradiso va quindi interdetta e sostituita. Infatti il testo di questa preghiera è di origine pagana (antica tradizione egizia) e non corrisponde al kerigma cristiano.

Chi vive vicino a Dio non ha paura della morte perchè sa che la vera vita è al di là di essa, sa che la morte sarà attraversata "di slancio" (proprio come un'auto passa il casello autostradale con il telepass, senza fermarsi). La consapevolezza della vita dell'anima liberata dal corpo inizia già qualche istante prima di quella che viene definita "morte clinica".

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32) SE IL DOLORE E' TROPPO GRANDE

Se siamo malati nel corpo o feriti nel cuore ed il dolore è così forte che ci impedisce perfino di pregare, dobbiamo sapere che per noi in quel momento non c'è preghiera più grande dell'offerta di quel dolore. Quel dolore accettato nella Fede, sopportato e non maledetto, mentre sembra uccidere il nostro fragile corpo o soffocare il nostro cuore, diviene viatico di guarigione per la nostra anima e fortissima intercessione per le intenzioni di bene che, in quei terribili momenti, sapremo associare ad esso. Infatti in quei momenti siamo misteriosamente ma realmente associati, per i meriti che acquista nella Fede la nostra sofferenza, alla Comunione dei Santi che prega incessantemente al cospetto di Dio (Lc.22,39-46). Più è grande il nostro dolore più deve essere pura la nostra offerta, più cresce la nostra debolezza più deve crescere la fiducia nella potenza di Dio. Il dolore sopportato nel nascondimento, nella solitudine del cuore ed offerto a Dio nella preghiera rappresenta l'atto di adorazione sublime che ci rende compartecipi dell'azione redentiva di Cristo. E' un atto in cui siamo già partecipi della eterna ed assoluta dimensione Pasquale del Cielo. "Datemi ogni dolore e tristezza affinchè Io possa offrirli a Gesù, affinchè Egli, con il suo incommensurabile Amore, bruci e trasformi le vostre tristezze nella gioia della Sua Risurrezione" (25/2/99).

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33) SE IL MALE E' TROPPO GRANDE

Quando, intorno a noi, sembra spento anche l'ultimo segno dell'amore, della bontà, del rispetto, della giustizia (Mi.7,2) e non possiamo contare sull'aiuto di nessuno di coloro che ci sono vicini, stringiamoci a Gesù che sentendosi abbandonato sulla croce nel momento dell'ultima agonia (Mt.27,46) non perde la sua Fede nel Padre e si abbandona a sua volta totalmente a Lui (Lc.23,46). Anche quando ti sembra che "tutti hanno traviato, tutti sono corrotti, nessuno fa il bene, neppure uno" (Sal.53,4), Dio non ti lascierà a lungo in balia dello sconforto a patto che tu non perda la Fede in Lui (Eb.12,3). "Ho creduto anche quando dicevo: Sono troppo infelice!" (Sal.116,10) - Di sterminio in sterminio, di guerra in guerra, di genocidio in genocidio, di violenza in violenza, l'uomo ha scritto col sangue innocente la sua storia di peccato. Dio, in modo improvviso, porrà termine a tutta la sofferenza umana decretando alla fine della lotta, la vittoria definitiva dell'amore, inaugurando la pienezza del suo Regno. Nell'imminenza del ritorno del Signore "Il male sarà tanto diffuso che l'amore di molti si raffredderà. Ma Dio salverà chi avrà resistito sino alla fine" (Mt.24,12-13). Quando le tue sofferenze sembrano troppo grandi per essere sopportate e soprattutto per essere "offerte a Dio", quando non riesci proprio a prenderle tra le tue mani ed a porgerle al Signore come dono di espiazione legato al sacrificio di Gesù, allora prega e abbandonati totalmente alla Volontà di Dio. Dio ti aiuterà a portare la tua Croce e non permetterà al dolore di colpire e abbattere la tua Anima.

"Non abbiate paura, perchè Io sono con voi anche quando pensate che non esiste via d'uscita e che satana regna" (25/7/88).

"Siate forti nei giorni della prova" (17/1/85).

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34) LA CHIESA PUO' SCIOGLIERE IL MATRIMONIO?

Sì, la Chiesa può sciogliere il matrimonio. Questo potere le è stato conferito da Cristo (Mt.16,19; 18,18). E' un potere che si esercita su tutto ciò che la Chiesa opera: tutto ciò che viene legato può essere sciolto (matrimonio compreso), e tutto quello che è stato sciolto può nuovamente essere legato. Quando Gesù enuncia un principio generale esso non ha deroge, se le ha esse vengono esplicitate (Mt.5,32). Se a questo potere di "legare e sciogliere" il Signore avesse inteso dare un limite lo avrebbe detto. Il Signore ha conferito un immenso potere alla Chiesa per salvare le anime e la Chiesa deve usarlo per intero, credendo fortemente nel mandato ricevuto da Cristo.

Perchè il Signore ha dato alla Chiesa questo insegnamento, questo comando e questo potere? Lo ha dato come suprema "garanzia di salvaguardia" della Divina Misericordia, cioè affinchè nessuno mai nella Chiesa possa dire: "non possumus" in virtù di una interpretazione inadeguata o parziale di altri insegnamenti evangelici, in altre parole, perchè mai nessuno possa usare il Vangelo contro il Vangelo, cioè possa usare la Parola di Dio contro Dio, contro le anime, come argine, come impedimento nei confronti della Divina Misericordia, mai nessuno possa commettere il gravissimo peccato di mettere in contrapposizione "Verità" ed "Amore". La teologia del "non possumus" è figlia di una visione non solo riduttiva ma anche distorta dell'identità e della missione della Chiesa e ne ha limitato fortemente l'efficacia pastorale. Ciò non deve più essere permesso, soprattutto in un momento come questo, un momento in cui la Chiesa ha assoluto bisogno di esprimersi nella sua completa potenzialità salvifica e santificatrice. Mai più deve accadere che una parte del gregge sia rifiutata ed allontanata dall'ovile a causa del legalismo, mai più! Ogni volta che si presenta un dubbio esegetico, ogni volta che la Parola del Signore ci pare presenti un significato non univoco dobbiamo sempre preferire l'opzione più vicina alla Divina Misericordia e più lontana dal legalismo, in questo modo abbiamo la certezza di non essere nell'errore.

Con il potere conferito alla Chiesa di "legare e sciogliere" tutto la Chiesa può fare per salvare un'anima, tutto deve fare affinchè nessuna condizione di vita diventi una inesorabile condanna, ma per tutti ci sia, attraverso l'esercizio di questo potere di "legare e sciogliere", la possibilità di guarigione, di pace e di una rinnovata comunione. "Legare" e "sciogliere" sono infatti le due mani con cui la Chiesa è sospinta da Cristo nell'abbraccio di ogni anima, specialmente di quelle più lontane e disperse, scoraggiate, che non sperano più di poter "tornare a casa". Con queste due mani la Chiesa si prende cura di ogni uomo e di ogni donna e guarisce, conforta, corregge, ridona vita e speranza. La Chiesa non può quindi mai dire: "non possumus" perchè in obbedienza alla Divina Volontà, tutto può in Colui che le dà forza (Fil.4,13), non può cioè opporsi alla Misericordia del Padre con il "non possumus" legalista e astioso del fratello maggiore nella evangelica parabola (Lc.15,11-32).

Pertanto il divorzio (atto unilaterale dell'uomo contro la Volontà di Dio) non è mai lecito, mentre lo "scioglimento" del matrimonio, operato dalla Chiesa, è lecito perchè la Chiesa "non è l'uomo" e opera "in persona Christi" (Mt.19,6). Lo "scioglimento" operato dalla Chiesa è quindi valido e libera dai vincoli precedenti (cosa che non avviene per il divorzio - Mt.5,33; Lc.16,18), e permette eventualmente un nuovo matrimonio (1Cor.7,9).

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La Chiesa è la famiglia di Dio pellegrina su questa terra. Nessuno, tranne colui che ha bestemmiato lo Spirito Santo, deve sentirsi escluso da essa. Nessuno deve pensare di essere rifiutato, allontanato, condannato all'esilio a causa del suo peccato. A tutti Gesù viene incontro, soprattutto se sono affaticati, oppressi e peccatori (Mt.11,28). A tutti propone i frutti della Redenzione e della Salvezza. Qualsiasi sia la tua situazione personale, relazionale e sociale, tu sei l'oggetto dell'amore di Dio. Dalla tua condizione, qualsiasi essa sia, Gesù ti prende per mano per condurti sulla Sua Via. Conosce il tuo passato (Gv.4,29) ma, se sceglierai di seguirlo, Lui guarderà avanti e non ti giudicherà per il tuo passato ma per quello che sarai da ora in poi. Gesù, che ha perdonato i suoi carnefici, non vuoi che perdoni anche te? Vuoi che non faccia sue le sofferenze delle coppie che trovano ormai impossibile vivere insieme e per loro non invochi il Padre: "perdona loro perchè non sanno quello che fanno" (Lc.23,34).

Lui che ha perdonato il ripetuto tradimento di Pietro come può non perdonare te e privarti del Suo Pane di Vita? Se Dio accoglie e perdona l'assassino pentito, anche se non può più rimediare al suo delitto e far ritornare in vita la sua vittima, tanto più accoglierà te che hai fra le braccia, forse senza colpa, un Matrimonio che non può ritornare in vita o che non è mai nato. Non ci sono situazioni (salvo la bestemmia contro lo Spirito, cioè dire che Dio non è buono e misericordioso) senza rimedio, perchè lo Spirito di Dio è in grado di rendere nuove tutte le cose: "non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poichè si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare"(Is.65,17-18).

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E' bene non separarsi (Mt.19,6), se si è però già separati o non è proprio possibile più convivere, è bene non risposarsi. Anche questo celibato di ritorno, affine alla vedovanza, se vissuto per servire meglio Dio, è una via di perfezione. Chi non riesce però a viverlo così è bene che si risposi, piuttosto che viva nel disordine e nell'immoralità (1Cor.7,9). Se poi "il vostro coniuge, che non è credente (ndr: o che non si comporta più da credente, cioè ha "nei fatti" abbandonato la Fede o non l'ha mai avuta quindi il matrimonio è nullo) vuole separarsi lo faccia pure. In tal caso voi non siete più vincolati. Dio infatti vi ha chiamati a vivere in pace" (cfr.1Cor.7,10-15).

Se il tuo coniuge ti ha tradito/a e ti ha chiesto perdono devi perdonarlo/a e riaccoglierlo/a con te, tornando a donargli/le completamente il tuo amore. Se invece ti ha definitivamente abbandonato/a nella convivenza o nel dono dell'affetto e non vuole tornare ad onorare i suoi impegni coniugali, puoi chiedere alla comunità di poterlo/a considerare come un/a "non credente" e, dopo un serio esame ed un accurato tentativo di riconciliazione da parte della Chiesa, essere sciolto/a dal legame matrimoniale. Questo potere di "legare e sciogliere" dal vincolo matrimoniale appartiene alla totalità della Chiesa.

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Non è in conformità con la Volontà di Dio negare la S.Eucaristia ai coniugi divorziati e risposati per la ragione che, se Gesù non ha allontanato dall'Eucaristia neppure il "figlio della perdizione" nel momento del supremo tradimento e peccato (Lc.22,21) affinchè nessun uomo (anche il più grande peccatore) si sentisse escluso dalla possibilità di nutrirsi con il suo Divino Corpo e Sangue ("Bevetene tutti!"-Mt.26,27), con quale autorità si può escludere un battezzato dalla Divina Mensa? Con quale diritto abroghiamo l'unica fonte della Dottrina della Chiesa cioè le parole e gli atti del Signore Gesù? Questo insegnamento del Divino Maestro esclude e rende indubitabilmente illecita scomunica e interdetto.

Siamo resi degni di accedere alla S.Eucaristia (come si dice tradizionalmente: "siamo in Grazia di Dio" e nella teologia paolina "giustificati") in forza della Fede e non delle opere della legge. Possiamo quindi accostarci alla S.Eucaristia non perchè ne siamo degni ma perchè ne siamo bisognosi, non perchè siamo "senza peccato" (nessuno lo è) ma perchè la Fede (in modo del tutto efficace nella S.Confessione) ci ha spinto a riconoscere il nostro peccato come ha fatto il "pubblicano" che trova la sua giustificazione non nella superbia di chi si sente "a posto" ma nell'umiltà di chi attende misericordia e guarigione e nella infinita riconoscenza di chi riceve un immenso dono sempre immeritato.

Non ti scoraggiare dunque se ti viene imposto un illegittimo divieto, non lasciare la mano paterna di Dio e, nella costante e fiduciosa preghiera, lascia che lo Spirito Santo rinnovi il tuo cuore e ti doni la pace che tanto desideri. Dio infatti nella sua paterna bontà non lascia che i suoi figli soffrano in conflitti di coscienza senza donare loro una soluzione alle loro pene. Anche se ti senti abbandonato dagli uomini sappi che Dio ha tutte le soluzioni quando si confida davvero nella Sua Misericordia.

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Le separazioni sono causate spesso dalla impossibilità "oggettiva" a continuare la strada intrapresa nel Matrimonio. Questa impossibilità può essere causata dal peccato di infedeltà (comunque si configuri) o non essere causata da peccato alcuno. Può infatti essere l'esito di avventatezza, particolare fragilità psicologica, manifesta immaturità, condizionamenti interiori od esterni che hanno privato la scelta della indispensabile libertà al momento del Matrimonio o essere prodotta da cause che hanno prosciugato e negato la presenza dell'amore in un secondo tempo intervenendo durante il cammino della vita coniugale senza responsabilità oggetiva di uno o di entrambe i coniugi. Per questi motivi Gesù ha emanato un divieto generalizzato per ogni forma di giuramento (anche nella forma di "promessa irrevocabilmente obbligante") - (Mt.5,33-37;Gc.5,12). Gesù, che sa bene quanta è debole la ponderatezza del nostro giudizio e quanto è fragile la nostra volontà ci invita a seguirlo giorno per giorno senza fare promesse ma tenendo saldo ed irrevocabile il nostro Amore per Lui e per nessun altro (Mt.10,37;Lc.9,62).

Le cose fatte per amore danno molto frutto, mentre quelle fatte per forza, solo per non contravvenire ad un divieto, nell'economia di Dio servono a poco o a niente (Mt.5,27). "Non voglio costringere nessuno a fare ciò che non sente" (30/4/84). Per il Signore conta solo la sostanza delle cose, non la loro presunta correttezza formale. Dio odia, rifiuta e condanna ogni legge, ogni procedura giuridica che si sostituisca alla legge suprema dell'amore e della misericordia. Un'ascesi fatta solo di formale fedeltà del corpo ma non del cuore, fatta solo di precetti e divieti (com'era quella dei farisei: Lc.11,37-54) è buona solo per accrescere la nostra superbia, ma non serve per amare Dio. Quanti "separati in casa", quanti divorzi nascosti e mascherati, quante finte castità vestono di ipocrisia le nostre Chiese! In un vangelo apocrifo Gesù dice: "non fate ciò che odiate".

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Gesù ci invita non solo a vivere la fedeltà coniugale ma ad amare la fedeltà coniugale anche quando questa fedeltà diventa una croce. Il Matrimonio può essere santificato anche quando è umanamente compromesso ed infelice (Mt.5,32). Ci sono comunque dei limiti che offendono gravemente la nostra dignità di "Figli di Dio" e che quindi non si possono superare. Essi sono: la sottomissione, il disprezzo, la sistematica menzogna e malafede, l'avallo del peccato grave, la violenza, l'abbandono della Fede. Infatti pur nella sua grande importanza il Matrimonio è comunque "per l'uomo" e non l'uomo per il Matrimonio, quindi non deve diventare occasione di peccato. Quando questo avviene deve essere considerato come un ostacolo alla Salvezza. Lo scopo supremo del matrimonio non è la convivenza, l'accordo, ma la reciproca santificazione nell'amore. La reciproca santificazione è in taluni casi però incompatibile con la convivenza.

Se convivenza e santificazione entrano in conflitto (a causa di violenza o complicità nel peccato) va certo privilegiato il fine (la santificazione) ed accantonato il mezzo (la convivenza). Non si può, "pro bono pacis", avallare il peccato grave del coniuge, fare finta di niente per non urtarlo, ma occorre correggerlo fraternamente e fermamente perchè ogni peccato grave contro Dio è un peccato anche contro il matrimonio. Se il coniuge non ascolta la correzione si segua senza paura la procedura ecclesiale (Mt.18,17). Nei casi più gravi non si indugi ad interrompere la convivenza (sempre pronti al pieno perdono ed al pronto ricongiungimento nel caso di sincero pentimento suggellato da una seria S.Confessione). E' molto meglio un allontanamento causato dalla verità che una convivenza dettata dalla paura e compromessa con la connivenza con il peccato (Mt.10,34-36).

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La suprema autorità di Cristo su tutte le cose (Mt.12,8; 28,18; Col.2,9) discende nella Chiesa ed è pienamente operante anche nei confronti del Matrimonio, come giustamente ha compreso la Chiesa Ortodossa. Pietro è chiamato ad esercitare il suo potere di "legare e sciogliere" ricevuto da Cristo (Is.22,22; Mt.16,19; Mt.18,18) e non può sottrarsi a questo suo dovere anche nel caso del Matrimonio ma deve conformarsi alla misura della infinita Misericordia di Dio, che non vuole che nessuno dei suoi figli viva nell'angoscia. Dio, Padre di bontà infinita, concede sempre ai suoi figli la possibilità di correggere i loro errori e ricominciare una nuova vita e questo vale anche per il Matrimonio. Il maligno ed i suoi seguaci invece, attraverso i lacci del legalismo ipocrita e farisaico (Mt.23,4), con il falso pretesto della "fedeltà alla legge di Dio", allontanano gli uomini dalla Sua S.Misericordia, dalla Chiesa, dai S.Sacramenti e quindi dalla salvezza. Quale è la ragione per cui Gesù ha dato alla Chiesa il potere di "legare e sciogliere"? Perchè Dio ha ravvisato la necessità di questa suprema istanza di giudizio che ponesse anche "la Legge" sotto il potere dell'Amore Misericordioso?

Perchè la giustizia di Dio non si basa come quella dell'uomo sul "positivismo giuridico" ma su quello che possiamo definre il "giusnaturalismo della Divina Misericordia". La legge dell'uomo non ammette ignoranza e giudica le apparenze, quella di Dio non solo ammette l'ignoranza ma giudica solo "la sostanza" della responsabilità, vedendo nel cuore della coscienza. La verità dell'Amore di Dio si chiama Misericordia e la sua giustizia non può che essere una giustizia perennemente e "caso per caso" legislatrice, per rendere compiuto l'Amore unico e personale che Dio nutre per ogni uomo. Questa è la ragione dogmatica del potere di "legare e sciogliere" conferito alla Chiesa.

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Il potere discendente da questa libertà è dato da Gesù a Pietro e quindi alla Chiesa affinchè intervenga a sanare e guarire ciò che, senza questo potere, affliggerebbe senza speranza di guarigione la coscienza dell'uomo (Is.61,1-2). Senza questo potere di "legare e sciogliere" la "Legge di Dio" sarebbe incompleta ed incompiuta perchè si troverebbe esposta e continuamente minacciata dall'ipocrisia del "legalismo" (Col.2,14). Il "legalismo" (così combattuto da Gesù) è la "legge" che ha perso la sua ragione profonda, la sua intima natura liberante e misericordiosa. Il malefico effetto del legalismo trasforma il "cuore di carne" in "cuore di pietra" (Ez.36,26). Il potere dato da Cristo di "legare e scogliere" ha lo scopo di mettere al riparo dal rischio del legalismo tutta la missione della Chiesa. Il potere di "legare" deve essere legittimato da quello di "sciogliere" e quello di "sciogliere" da quello di "legare". La Chiesa, in fedele obbedienza al suo mandato di salvezza di tutti gli uomini (soprattutto i più fragili), non può sottrarsi all'esercizio di uno di questi poteri senza cadere nel legalismo.

La Chiesa ha quindi l'inderogabile compito "soprannaturale" di dare ad ogni conflitto di coscienza una soluzione percorribile nel segno della comprensione, del perdono e della pace (Lc.6,37-38;Mt.18,18e35) in modo che nessuno, a causa del suo conflitto, si senta abbandonato da Essa e si tenga lontano dalla S.Confessione e dalla S.Eucaristia. - "L'uomo non separi ciò che Dio ha unito". (Mt.19,6) - Dio però può e vuole che siano sciolti quei legami che Lui non ha voluto o quelli che gli uomini hanno compiuto incautamente (fides non sufficiens, signum imperfectum aut non satis paratus) o quelli che sono stati decisamente (ad un certo punto) ricusati rinnegando "l'Amore" (cioè la "materia" stessa del Sacramento).

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- "L'uomo (il marito) non separi ciò che Dio ha unito" (Mt.19,6) -
In primo luogo ed in modo specifico questa "Parola" è stata la condanna di Gesù del ripudio e del divorzio giudaico (Mt.19,8) che ha come oggetto l'abbandono della moglie, che ormai "non piace più", da parte del marito. Questa Parola di Gesù è però oggi anche la condanna di tutti quegl'atti che l'uomo e la donna (e non solo loro) possono commettere contro l'unione sponsale. Il Signore condanna quindi prima di tutto il "tradimento", l'adulterio sessuale (porneia) e poi tutti quei comportamenti che (anche se messi in atto di comune accordo) corrompono la sacralità dell'unione sponsale (pornografia nell'ambito della coppia, atti sessuali che associano alla relazione di coppia altre persone...). Condanna quindi ogni forma di indisponibilità alla piena comunione affettiva di vita (pensiamo alla pratica attualissima e purtroppo diffusa nelle coppie della "privacy nei social network", alle amicizie di "rete" private e non condivise dal coniuge ecc...). Condanna inoltre tutte le ingerenze "esterne" sulla vita intima della coppia volte ad inibirne la libertà di donazione reciproca (imposizione di talvolta falsi sensi di colpa specie nell'ambito del controllo della fertilità di coppia). Condanna infine tutte le ingerenze del "mondo" sull'unione della coppia che ne forzano la separazione (ingerenze indebite delle famiglie di origine, emigrazione per lavoro, guerre...). Inoltre, dopo la Pentecoste, questa Parola di Dio prende anche il significato di: "non separare la coscienza dell'Uomo dalla Legge di Dio" cioè "non separare il corpo dall'anima". Con il dono dello Spirito Santo Dio ha voluto infatti dare alla coscienza dell'Uomo "l'extrema ratio" proprio attraverso la presenza dello Spirito Santo che ci libera anche dalla paura della Legge stessa (Rm.8,15). La Grazia Battesimale pone la sede della Legge di Dio nel cuore dell'uomo (Ger.31,33) ed ogni potere nelle mani di Cristo di cui con il Battesimo stesso siamo resi partecipi (Gal.3,27).

Se siamo rivestiti di Cristo la speranza non delude proprio a causa della presenza dello Spirito Santo che conferisce piena unità tra la nostra coscienza e la Legge di Dio scritta nel nostro cuore (Rm.5,5). Solo lo Spirito infatti ci può insegnare la vera natura del "peccato", il vero scopo della "giustizia" ed il vero esito del "giudizio" (Gv.16,8). Satana e la sua opera di "divisione" (operata dentro e fuori le coscienze) è già stato giudicato (Gv.16,11). La cesura tra coscienza e Legge di Dio è sempre opera del maligno, premessa immancabile di ogni ipocrita "moralismo", di ogni spietato "dottrinalismo".

"L'uomo non separi ciò che Dio ha unito" (Mt.19,6) è pertanto la condanna di tutto ciò che minaccia l'unità e la santità della coppia e del matrimonio, da qualsiasi direzione provenga. Gesù condanna i "peccati" contro il matrimonio a cominciare dal divorzio ma non afferma affatto che il matrimonio non si possa sciogliere. Se il Signore avesse voluto definire dogmaticamente l'indissolubilità del matrimonio l'avrebbe detto, ma il Signore non ha mai detto che il matrimonio è indissolubile ma ha detto che gli uomini non devono minare l'unità del matrimonio perchè è una unità voluta da Dio e che il divorzio giudaico è un atto arbitrario di violenza verso chi è più debole e quindi (a differenza di quanto permetteva la legge mosaica) non è più lecito. Gesù condanna il divorzio come "peccato" frutto dell'egoismo dell'uomo, fatto ciò però, non abbandona il peccatore nella disperazione della condanna ma dà incarico alla sua Chiesa di intervenire, caso per caso, con il potere a lei conferito di "legare e sciogliere" di "permettere e proibire"(Mt.18,18) per guarire il suo peccato e ridare luce e speranza alla sua vita (Mt.16,19). Senza l'intervento della Chiesa che ha il potere di sanare "a monte" il suo peccato, il peccatore non avrebbe speranza di perdono in quanto il suo peccato non è singolarmente individuabile "hic et nunc", ma si esprime in una "condizione di peccato" che si prolunga nel tempo e questa condizione di peccato permanente potrebbe essere superata solo con un altro "ripudio", un altro abbandono, altro dolore, spesso un inutile dolore.

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Dio non permette la profanazione del Matrimonio e per il bene dei suoi figli dona alla sua Chiesa il potere di giudicare, di intervenire e di sanare ogni ferita, anche la più grave. Dio non vuole infatti che i suoi figli cadano sotto il peso di carichi impossibili da loro stessi creati (Mt.23,4). Per fare questo Cristo dà incarico alla Sua Chiesa. Pietro (che non è in nessun modo identificabile con "l'uomo", perchè dopo il divino incarico ricevuto agisce con l'autorità stessa di Dio) è chiamato a stabilire ciò che Lui ha fatto e ciò che hanno fatto invece gli uomini, ciò che va legato e ciò che va sciolto, nel segno dell'amore, del perdono e della speranza (Mc.2,27; Mt.18,18).

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Proprio perchè il Matrimonio autentico è parte e figura dell'unione redentiva Cristo-Chiesa, deve essere difeso da tutto ciò che autentico non è e che quindi può inficiarne e corromperne l'essenza salvifica. Questa "difesa" deve agire in tre direzioni: la prima per salvaguardare i matrimoni validi e vitali da ogni possibile pericolo di peccato, la seconda per annullare rapidamente le unioni matrimoniali nate manifestamente invalide, la terza per sciogliere (non separare) quelle che hanno manifestato la loro invalidità a partire da un dato tempo. La dimensione sacramentale del Matrimonio non è una dimensione "contrattuale" ma salvifica ed il suo orizzonte non è quindi giuridico ma redentivo. Chi rimane schiavo della visione giuridica del matrimonio è evidentemente fuori dalla verità teologica del Sacramento. Il "Sacramento" del matrimonio infatti non è costituito dal "rito" ma dalla sua "sostanza" cioè dall'Amore degli sposi. Il rito sancisce il Sacramento e non lo costituisce, come la "Dichiarazione di nullità" sancisce la nullità ma non la determina in quanto la nullità può sussustere anche senza essere riconosciuta e dichiarata.

Se, come spesso accade, vengono celebrati matrimoni privi di una adeguata "sostanza" o "materia" (senza cioè presenza e condivisione dell'Amore e della Fede), essi sono invalidi e costituiscono unioni fragili, incomplete, "case costruite sulla sabbia" (Mt.7,26). La gravissima responsabilità di ciò è della Chiesa nella persona di chi ha autorizzato il rito.

Come il rapporto Cristo-Chiesa è rapporto di donazione libera e redentrice così l'unione coniugale (per essere valida) deve essere segno di amore libero e redentivo (basato su una effettiva condivisione della Fede). Quando questo non avviene e viene contraddetto in modo ontologico e sistematico dal peccato, il Matrimonio interrompe la sua esistenza ed è dovere della Chiesa accertarlo e dichiararlo, proprio per salvaguardare la dignità del Sacramento e la sua relazione spirituale e simbolica con l'unione Cristo-Chiesa.

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L'assenza grave e continua di amore nel Matrimonio assume lo stesso valore dell'apostasia, cioè ha la stessa gravità della ricusazione della Fede nella relazione Cristo-Chiesa. Come nell'apostasia Cristo non obbliga la Chiesa alla fedeltà (pur rimanendo Egli fedele - 2Tm.2,13), così nel tradimento grave del patto di amore sponsale tra i coniugi la Chiesa non può forzare all'unità chi ha scelto "l'apostasia dell'amore", cioè chi ha rifiutato l'amore sponsale con i pensieri, le parole, le opere e le omissioni, come non può neppure obbligare al celibato chi non riesce o non ritiene giusto vivere da solo/a. Il non volere vivere senza un affetto umano accanto è un desiderio che non contrasta con la Divina Volontà (Gen.2,18). E' un desiderio che non può venire ostacolato dalla Chiesa ma deve essere da Essa purificato dai germi dell'egoismo e condotto a buon fine secondo le indicazioni di discernimento che lo Spirito Santo rende manifeste per il bene di ognuno.

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Il coniuge che senza colpa subisce "lo scioglimento" deve venire invitato alla perfetta ed "eroica" prosecuzione della fedeltà anche oltre lo scioglimento (come Cristo con la Chiesa), ma questo invito non deve mai divenire obbligo e condizione vincolante per l'appartenenza alla Chiesa e per il pieno accesso ai S.Sacramenti in quanto egli è uomo e non Dio. Questo lo ha capito molto bene la Chiesa Ortodossa. La "Dichiarazione di nullità o di scioglimento del Matrimonio" della Chiesa ha in sè il potere di revocare alla radice lo stato di: "Matrimonio" o "separazione" o "divorzio" o "ripudio" e quindi anche "l'obbligo di fedeltà" che in queste condizioni (senza tale intervento) sarebbe comunque esistente (Lc.16,18). La Chiesa ha il potere di sciogliere il Matrimonio (come ogni altro vincolo di coscienza o "voto") in quanto è indubitabilmente una "Potestà Divina" e non una "potestà umana". Così Cristo l'ha fondata. Così Lui, che è Dio, la guida ogni giorno. Se la Chiesa fosse solo una "potestà umana" non potrebbe consacrare la S.Eucaristia, non potrebbe perdonare i peccati ecc... La Chiesa Cattolica può fare questi "atti soprannaturali" proprio in quanto è una "Potestà Divina". Chi sostiene che la Chiesa sia una "potestà umana" cade in una gravissima eresia.

E' giusto che la porta per la Salvezza sia "stretta" (Lc.13,24), ma è pure giusto che il "giogo sia leggero" (Mt.11,30) perchè Gesù è sempre il "liberatore" da tutte le forme di ingiustizia e di oppressione. La teologia cattolica del Matrimonio ha chiuso troppe porte ed abbandonato troppe persone a causa del suo spesso miope e talvolta eretico giuridicismo. E' una teologia davvero poco "teologica" e conseguentemente ancora troppo lontana dalla fondamentale natura soteriologica della Volontà di Dio che sempre opera per "liberarci dal male" (Mt.6,13).

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La conseguenza di ciò è per la Chiesa una pastorale coniugale pesantemente statica, inefficace, escludente a tal punto che molti "separati", sentendosi abbandonati, lasciano la Chiesa Cattolica e vengono accolti presso altre Chiese oppure abbandonano totalmente la Fede (Ez.34,8). La difesa ed il rilancio pastorale del "Sacramento del Matrimonio" esige infatti il coraggio, la prontezza e la dinamicità proprie di una Chiesa che non ha paura di comprendere e di usare, per la salvezza del suo gregge, tutti i poteri che da Cristo le sono stati conferiti affinchè verità e carità non siano più in disarmonia. Questo dovere pastorale che sa coniugare, come manifestazioni dello stesso Spirito, amore e verità, che sa in questo modo intervenire per sanare e guarire senza timore le ferite del matrimonio è ben descritto da Paolo (1Cor.7,15). Gesù ci invita ad usare nei confronti dei nostri fratelli non i freddi giudizi guidati dal legalismo ma le "misure" abbondanti indotte dall'amore affinchè non abbiamo noi per primi ad incorrere nella sua giusta severità (Mt.7,2). L'apertura alla Misericordia e la comprensione del fratello sono le condizioni essenziali del servizio alla verità. La paura di infrangere la legge "nell'usare misericordia" è sempre frutto dell'azione del maligno.

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"Tutto è possibile a Dio" (Mt.19,26). In Cristo tutto è possibile alla Chiesa. La Scrittura descrive con assoluta chiarezza il mandato che la Misericordia Divina ha dato a Pietro: un mandato aperto, senza alcuna limitazione ("tutto ciò che scioglierai...sarà sciolto"). La Chiesa ha ricevuto da Dio il potere di sciogliere e non di "separare". Separare (divorzio) vuol dire dividere in modo violento e unilaterale ciò che è unito, provocando le sofferenze materiali e morali dell'abbandono, della prevaricazione del più forte sul più debole: su questo è indirizzato il divieto di Cristo (Lc.16,18). "Sciogliere", invece, vuol dire liberare da un legame (magari illegittimo o che da legittimo, a causa del peccato - "salvo il caso di rottura definitiva del rapporto" (Mt.5,32) - è divenuto illegittimo) due realtà tra loro distinte e già di fatto separate. "E' dai frutti che si conosce la qualità dell'albero" (Mt.12,33). Dichiarare nullo o sciogliere un legame matrimoniale che, nonostante ripetuti e rinnovati tentativi, a giudizio di entrambi i coniugi, genera solo dolore, conflitto, aggressività e sofferenza alla famiglia e quando questo non viene a configurarsi come un atto unilaterale, cioè un abbandono o un ripudio (oggetto del divieto di Gesù), è un atto della Divina Misericordia, un evangelico dovere pastorale che la Chiesa non può eludere (Mt.7,2).

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Il compito di dichiarare la "nullità" o lo "scioglimento" del Matrimonio spetta in prima istanza ai Pastori della Chiesa nella loro collegiale responsabilità pastorale e non ai coniugi. Il dono di discernimento della Chiesa che prende voce nei suoi Pastori garantisce meglio di ogni altra forma di giudizio che la "nullità" o lo "scioglimento" del Matrimonio non sono delle forme di "ripudio mascherato" o di "divorzio travestito", non sono cioè forme del "peccato" condannato senza riserve da Cristo (Mt.5,32; Mt.19,6): la decisione unilaterale e violenta che divide l'unità fisica e spirituale degli sposi producendo le conseguenze dolorosissime dell'abbandono (divorzio). Nell'invito che Cristo fa alla Chiesa di "legare e sciogliere" si sostanzia infatti il più efficace antidoto al "ripudio" ed alla rottura violenta della comunione familiare. Nella Chiesa di Cristo l'aberrazione del ripudio giudaico è stata soppiantata dalla Misericordia. Dio infatti, nella tenerezza della sua Divina Misericordia, "sostiene chi vacilla e rialza chiunque è caduto" (Sal.145,14). La forza della Misericordia di Dio supera sempre non solo il giudizio della legge, ma anche quello della coscienza stessa (1Gv.3,20).

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Purtroppo la Chiesa occidentale non fa propria questa tenerezza di Cristo, si mostra troppo solerte nel "legare" (talvolta con una superficialità che sfiora l'incoscienza ed il sacrilegio nella sistematica celebrazione di matrimoni in sospetta grave assenza della "materia" del sacramento cioè l'assenza di un Amore maturo illuminato dalla Fede), mentre disattende del tutto il suo dovere di "sciogliere" e dare così conforto e soluzione a quei dolorosi conflitti che lacerano le coscienze, gettano nello sconforto e portano innumerevoli fratelli e sorelle lontano dalla verità, dalla Chiesa e dai S.Sacramenti. Questa colpevole cecità nell'accettare la Parola di Dio, questa colpevole mistificazione della verità, questa colpevole intransigenza del cuore è opera del maligno (Gc.2,13). Questo non vale solo per il legame matrimoniale ma per il Sacramento dell'Ordine e tutte quelle situazioni dolorose e conflittuali che condizionano la coscienza. Sia nel caso dei "voti" o delle promesse dei suoi figli consacrati, sia nei matrimoni dei suoi figli sposati, la Chiesa infatti con tenera e pronta amorevolezza deve sorvegliare il cammino di ciascuno sapendo intervenire, correggere, confortare e prevenire quelle situazioni di conflitto che possono produrre gravissimi peccati come lo scandalo e la violenza e se necessario intervenire e salvare (Lc.4,18). Accade spesso che chi si trova a vivere un conflitto di coscienza si senta lasciato solo con il suo problema, abbandonato con il suo dramma, in una via senza uscita. La responsabilità di tutto questo è grande quanto è grande la Divina Misericordia (Mt.15,9).

Nuovo cammino di preparazione al Sacramento del Matrimonio: è più che evidente che gli attuali percorsi di preparazione al Sacramento sono largamente inadeguati e conducono ad una situazione paradossale dove la possibilità che i matrimoni celebrati siano in gran parte viziati da nullità per mancanza di materia è tuttaltro che remota. Pertanto i "corsi" attuali devono lasciare il posto ad un cammino catechetico e spirituale della durata almeno di un anno. In tale cammino i candidati devono poter sperimentare le ragioni e la consistenza della loro Fede attraverso: 1) studio biblico approfondito; 2) itinerario significativo di spiritualità e preghiera personale e di coppia; 3) partecipazione attiva agli eventi di pastorale familiare presenti nella parrocchia (di lui o di lei). Se la serietà di questo percorso scoraggerà qualche coppia vuol dire che la volontà di ricevere il Sacramento è in essa ancora immatura ed insufficiente, per il bene della coppia stessa non devono essere ammesse deroghe.

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Quando è opportuna la dichiarazione di "nullità" e quando quella di "scioglimento" del Matrimonio? - Le condizioni che generano la nullità del Matrimonio sono già sufficientemente chiare alla Chiesa (anche se è opportuno un ulteriore approfondimento) mentre quelle che possono generare lo scioglimento del Matrimonio (che è nato "valido") devono essere purtroppo ancora definite ed accettate dalla Chiesa Cattolica che si trova ancora incatenata nella prigione dogmatica della "indissolubilità", generata da un grave errore esegetico.

E' più che evidente che, se si procede ad un'analisi rigorosissima delle condizioni che hanno prodotto ogni matrimonio, risultano assai rari i matrimoni che possono ritenersi validi. La via dell'annullamento "facile" è una via comoda e "pilatesca" che non tiene conto del rispetto dei figli, è una via sbagliata. La dichiarazione di nullità infatti si configura ai loro occhi come un atto di vilipendio dell'unione che li ha generati e quindi arreca ad essi una grave e dannosissima offesa. Si chiedono infatti: - "Sono nato/a da una cosa che non è mai esistita, da un imbroglio, da uno sbaglio!" - Questo non si deve mai permettere. Non si può "derubricare" dalla dignità di "Matrimonio" (anche se concluso), una unione che Dio ha comunque arricchito con il dono di un figlio. Proprio per rispettare la sacralità dell'unione sponsale, quando c'è la presenza di figli è bene seguire la via dello scioglimento e non quella dell'annullamento.

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La Chiesa di fronte alla crisi del matrimonio:

1) La Chiesa non deve abbandonare mai la cura pastorale degli sposi e deve amorosamente vigilare affinchè la crisi del matrimonio non si presenti e intervenire subito con premura alle prime avvisaglie di ogni difficoltà. La Chiesa non può più ignorare le gravissime problematiche esistenziali e pastorali che accompagnano i casi diffusissimi di "separati in casa". Amorosa e particolarissima cura pastorale la Chiesa deve poi avere per i coniugi separati o divorziati e per i loro figli. E' veramente gravissima ed intollerabile l'assenza in molte parrocchie della "pastorale coniugale" e della "pastorale delle famiglie non unite"!

2) Se un coniuge (in modo esplicito od implicito) intende rifiutare (ripudiare) l'altro e rompere così il sacro patto nuziale, la Chiesa deve mostrare la sua vicinanza innanzi tutto per comprendere le ragioni della crisi e per dare tutto l'aiuto possibile (col sostegno, il consiglio e la preghiera) affinchè la crisi si risolva. Gravissimo peccato di omissione è "fare finta di niente" ed appellarsi genericamente alla pazienza ed alla sopportazione senza affrontare i problemi. Dio odia l'inganno, la simulazione, la dissimulazione, soprattutto quando riguarda la Fede e gli affetti umani. La valutazione della "sussistenza" dell'amore coniugale va affrontata con coraggio e senza indugio. Se da parte di uno dei due non sussiste più l'amore coniugale per l'altro questo va detto chiaramente e non nascosto, la verità (per quanto dolorosa possa essere) rende sempre liberi (Gv.8,32) e, dopo la misericordia, è la seconda più grande forma di amore. Chi non ama più (per colpa propria o perchè si è reso conto che non ha mai amato e quindi si trova in una potenziale situazione di nullità matrimoniale) ha il dovere di coscienza di dirlo, e chi non è più amato ha il diritto di saperlo. Solo in questa situazione di verità reciproca la Chiesa può intervenire con efficacia con la sua opera di discernimento e di azione pastorale, non per dire sempre "sì" o sempre "no", ma per dire "sì" quando è "sì" e "no" quando è "no"! (Mt.5,37)

3) Quando viene riscontrata una situazione di "rottura" nella coppia, la Chiesa inviti esplicitamente i coniugi ad un periodo di quaranta giorni di purificazione, preghiera, penitenza (compresa la S.Confessione), ascolto della Parola di Dio (Lc.13,8). In questo tempo la coppia non deve essere lasciata sola ma deve essere affiancata QUOTIDIANAMENTE dal Sacerdote e da una coppia di provata Fede e sperimentata esperienza matrimoniale (nella pastorale familiare al Sacerdote deve obbligatoriamente affiancarsi almeno una coppia di sposi). In questo tempo i frutti della "Grazia del Sacramento" non possono non prodursi. Gesù infatti ci ha indicato come unico criterio di giudizio sulle realtà spirituali, quello dei "frutti" (Mt.12,33).

4) La "Grazia del Sacramento Matrimoniale" irrorata dalla preghiera e dalla penitenza produce sempre, assolutamente sempre (quando il matrimonio sussiste) i suoi salvifici frutti. Se la "Grazia del Sacramento", in questo tempo di preghiera non produce in entrambi: concordia, unità, amore, ma permangono tutte le precedenti difficoltà, vuol dire che la "Grazia" non può agire per mancanza di "materia" del Sacramento, cioè perchè il matrimonio non è spiritualmente avvenuto o si è interrotto. In questo caso è dovere della Chiesa provvedere (dopo un anno di attesa) alla "dichiarazione di nullità o di scioglimento".

5) Se uno dei coniugi si rifiuta di accettare questa verifica e si rende indisponibile a questo cammino penitenziale di Fede si pone nella condizione di "non credente". La Chiesa lo/la ammonisca e se persevera nel rifutare il cammino di proposto, si comporti con lui/lei (dopo un anno di preghiera e attesa) secondo il precetto paolino che riguarda i coniugi non credenti che vogliono separarsi (1Cor.7,15).

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19 -
Talvolta i problemi che riguardano la verità e i conflitti delle coscienze ci paiono difficili e quasi inestricabili. Questo perchè siamo incagliati negl'arroganti e spietati meccanismi della nostra ignoranza teologica e spirituale e non giudichiamo le cose secondo Dio. Per Lui, infatti, non esistono problemi difficili ma solo figli talvolta difficili. Lui, nella sua Divina Paternità, viene loro incontro e tutto assoggetta alla suprema legge del Suo Amore Misericordioso (1Gv.3,20). Dio non ragiona perciò come un notaio, che guarda solo le carte e non guarda negl'occhi le persone, ma come un papà che ha a cuore la felicità dei suoi figli ed è contento quando due di essi soli e sofferenti si incontrano, e così pongono rimedio alla loro tristezza e solitudine. Dio è contento di questo, qualsiasi sia il loro passato, purchè la loro solitudine non sia frutto della loro colpa, del loro peccato, cioè del tradimento, dell'abbandono di un'altra persona a cui erano uniti (Mc.10,9), perchè non si costruisce una gioia sopra un dolore, e la solitudine non può essere il prezzo della comunione.

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20 -
Gesù ci invita alla perfezione di Dio, che concepisce in perfetta unione, fedeltà e libertà, gioia e sacrificio di sè. Se anche noi giudicassimo le cose con l'amore che un buon padre ha per i suoi figli che, a causa dei loro errori soffrono e hanno bisogno d'aiuto, non avremmo dubbi o incertezze. E se anche riuscissimo ad esprimere tutto l'amore che la nostra umana paternità e maternità può concepire, non esprimeremmo che una piccola parte dell'amore che Dio nutre per ciascuno dei suoi figli. Quando mettiamo dei limiti alla misericordia di Dio, commettiamo una bestemmia contro di Lui (la bestemmia contro lo Spirito che non può essere perdonata).

Quando pensiamo: "Io perdonerei, permetterei, capirei, ma la Dottrina della Fede non lo permette" commettiamo il sommo peccato di considerare la nostra misericordia e bontà superiore a quella di Dio. Dio non perdonerà (perchè è bestemmia contro lo Spiritio) coloro che si ritengono nella misericordia superiori a Lui e che si ritengono quindi "incapaci" di essere strumenti del Suo perdono. Quando la "dottrina" è in contrasto con la Misericordia di Dio è del tutto evidente che quella che va cambiata è la "dottrina" perchè la Divina Misericordia è immutabile. La Dottrina della Fede non può mai, in nessun caso essere in contrasto con la Parola di Dio, se si riscontra un contrasto vuol dire che la "dottrina" (che è una elaborazione temporale ed umana della verità) è imperfetta e quindi è da correggere affinchè si conformi pienamente alla Volontà di Dio.

Beata la Chiesa che si fa strumento della Divina Misericordia perchè le sarà usata Misericordia! (Mt.5,7)

"Il Giudizio sarà senza Misericordia con chi non avrà usato Misericordia" (Gc.2,13).

Il conflitto tra Verità e Carità, tra Verità e Amore, tra Giustizia e Misericordia, esiste solo nella stoltezza dei ragionamenti di chi parla di Dio senza conoscerlo. Nell'infinito Suo Amore infatti, la Verità ha il volto della Carità e la Carità sostanzia l'unica assoluta Verità della sua Divina Essenza. La Verità è uno dei nomi dell'Amore misericordioso, cioè uno dei nomi di Dio, che è Amore.

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35) I FIGLI E LA FEDE

Il dono primo, il dono decisivo, il dono supremo che dobbiamo chiedere per i nostri figli è quello della Fede. La Fede non è una tradizione culturale, una dottrina morale, un'appartenenza ideologica ma è l'incontro personale con Dio, attraverso Gesù Cristo. La Fede quindi non è una cosa che i genitori possano trasmettere ma bensì testimoniare con gli atti quotidiani. Ecco una preghiera che possono fare i genitori per la Fede dei figli: "Padre! Dona la Fede ai nostri figli! Noi sappiamo che per loro non c'è dono più grande di questo. Anche i grandi doni della salute, del lavoro, della serenità negli affetti, non sono nulla se non illuminati dalla gioiosa ed eterna prospettiva dell'Amore di Te. Aiutaci ad essere per loro il segno della Tua presenza e del Tuo Amore. Permetti che, attraverso di noi, giunga a loro la Tua tenerezza e il Tuo calore. Tieni lontana da noi la divisione, l'inimicizia e ogni atteggiamento negativo, contrario al bene ed aiutaci ad essere per loro sempre di buon esempio nelle parole e nelle azioni. Amen!". Prega ogni giorno per i tuoi figli e offri ogni giorno le tue croci quotidiane per loro.

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36) IL PERICOLO DELLE RICCHEZZE

1 -
"Vendete quel che possedete e il denaro datelo ai poveri" (Lc.12,33). "Non accumulate ricchezze in questo mondo" (Mt.6,19). "Se è difficile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, è ancor più difficile che un ricco possa entrare nel Regno di Dio" (Mc.10,25). "Quando dunque abbiamo da mangiare e da vestirci, accontentiamoci!" (1Tim.6,8). "Ogni ricchezza puzza d'ingiustizia: voi usatela per farvi degli amici" (Lc.16,9). "L'amore per i soldi è la radice di tutti i mali" (1Tim.6,10). "La vostra vita non sia dominata dal desiderio dei soldi... Non dimenticate di fare il bene e di mettere in comune ciò che avete" (Eb.13,5;16). "Chi non rinunzia a tutto quello che possiede non può essere mio discepolo" (Lc.14,33).

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2 -
RICCHEZZA E FEDE :

a -
La ricchezza che alcuni uomini vantano nel confronto di altri uomini (dovuta al disequilibrio di beni materiali, risorse economiche e opportunità sociali) è ontologicamente in contrasto con la Volontà di Dio. Dio ha creato il mondo affinchè l'uomo ne godesse in perfetta fraternità, fedele alla propria natura fatta a immagine di Dio (Gen.1,26-28). Tutto è di Dio e Dio è di tutti. Tutto quindi deve essere nella fraterna disponibilità di tutti. La corsa alla ricchezza invece è la caratteristica più evidente della "gente del mondo" che non conosce Dio, schiava della propria avidità (Lc.12,30). I figli di Dio invece si accontentano dei beni essenziali necessari per una vita serena, modesta e decorosa per sè, la propria famiglia e la propria Chiesa (Pr.15,17; 17,1). Se noi, fratelli di Cristo, possediamo dei beni materiali al di là del necessario dobbiamo venderli e dare il ricavato a chi manca del necessario (Tb.4,7; Lc.3,11). Gesù non ci ordina di vendere i beni essenziali, anzi, nel "Padre Nostro" ci invita a chiedere a Dio, ogni giorno, ciò che ci necessita per vivere, ma loda anche chi, qualche volta, riesce a donare ciò che ritiene per sè necessario (Mc.12,44). La ricchezza è "ipso facto" prova inequivocabile che è stato commesso un peccato di omissione (Lc.16,9). La ricchezza è la causa principale della povertà nel mondo, se non ci fosse ricchezza per pochi non ci sarebbe povertà per molti. Ecco perchè Gesù ci invita alla povertà evangelica, che vuol dire accontentarsi del necessario e condividere ciò che è in più con chi è nel bisogno.

b -
Durante la millenaria storia della Chiesa, in molti modi satana ha cercato di oscurare e rendere inefficaci i comandi di Gesù sulla ricchezza inculcando la convinzione che per ottenere la Grazia della Salvezza sia sufficiente un distacco solo affettivo, una lontananza "mentale" dalle ricchezze, una pratica dell'elemosina che riguardi solo gli interessi e non intacchi i capitali. Per Gesù "elemosina" vuol dire "vendita dei propri beni a vantaggio dei poveri" (Lc.12,33). Questo autentico significato si è via via modificato ed edulcorato con l'allontanamento della Chiesa dalla fedeltà a Cristo e così al significato di "vendita dei beni" si è sostituito nella prassi pastorale e dottrinale quello più generico di "condivisione dei beni". Satana ha così di fatto progressivamente "svuotato" il comando di Gesù e "l'elemosina", nell'accezione condivisa da molti pastori, ha assunto il significato di un piccolo dono in denaro che quieta le coscienze e permette l'accesso ai S.Sacramenti senza intaccare minimamente ricchezze e patrimoni. Quando Gesù ordina di "vendere" intende proprio dire "vendere". E' un comando di una chiarezza ineccepibile. "L'elemosina" quando si configura come atto di ipocrisia morale volto solo a tacitare la coscienza è peccato.

c -
La Chiesa secolarizzata (per non inimicarsi i potenti e per cercare di giustificare la propria ricchezza) ha spesso così dimenticato il vero significato del comando di Cristo ed ha fatto in larga parte propria l'interpretazione di "elemosina" dell'avversario di Dio, eliminando dal proprio vocabolario pastorale la parola "vendita". Satana infatti ha illuso e continua ad illudere molti cristiani proponendo loro come possibile ciò che possibile non è: la compresenza e la compatibilità di ricchezza e Fede autentica. Ecco infatti che nelle nostre comunità vediamo cristiani, laici e consacrati, contagiati e talvolta spiritualmente morenti a causa del cancro della ricchezza.

d -
Lo scandalo della ricchezza dei cristiani rimane ancora oggi uno dei grandi capolavori di corruzione che satana ha compiuto a danno della diffusione della Salvezza. Per Gesù la vendita di ogni bene non essenziale, di ogni mondana ricchezza a vantaggio dei poveri è una condizione inevitabile per iniziare a seguirlo ed imboccare così la via della Salvezza (1Gv.3,17). La ricchezza e l'ipocrisia, costituiscono un ineludibile impedimento alla Salvezza dell'anima (Gc.1,10-11). Il ricco ipocrita (cioè il ricco che è vissuto pensando solo a se stesso e poi, per paura della morte, si finge religioso e devoto e si illude, senza rinunciare alla ricchezza, di salvare la propria anima) e l'ipocrita ricco (cioè colui che a parole ha rinunciato a tutto, si è dedicato a Dio e poi "si è voltato indietro" ed ha cominciato a condurre una vita comoda e ad accumulare ricchezze) sono figure oggetto della più ferma condanna di Gesù. Condanna comunque sempre appellabile alla Divina Misericordia a fronte di un estremo e sincero pentimento.

e -
Zaccheo, dopo l'incontro con Gesù, restituisce quattro volte tanto ciò che ha rubato e dà ai poveri metà dei suoi beni: è un buon inizio, il suo cuore si è aperto, infatti Gesù dice: "oggi la Salvezza è entrata in questa casa" (Lc.19,9). Il primo atto della conversione, ai tempi di Gesù come ora, è un atto di giustizia: la vendita delle ricchezze a favore dei poveri. Una conversione che non produce la rinuncia alle ricchezze è una conversione finta, solo di facciata, poco credibile e poco convincente. Il comando di Gesù è semplice, non consente equivoci, non ammette eccezioni e non deve quindi essere discusso ma solo eseguito da tutti coloro che vogliono essere riconosciuti da Cristo come suoi discepoli e fratelli (Mt.19,21; Lc.14,33).

Come risponde il cristiano all'esibizione della ricchezza che ogni giorno vediamo intorno a noi? Chi non crede, di fronte all'esibizione della ricchezza, viene spesso colto da invidia, ammirazione e desiderio di emulazione (cadendo quindi in peccato grave contro il Decimo e spesso anche il Nono Comandamento). Chi "crede", invece, sa bene che l'esibizione della ricchezza riflette sempre una grande povertà di cuore, rivela una condizione di grande pericolo per l'Anima e quindi viene colto da tristezza e compassione ed è spinto, nei riguardi di questi fratelli e di queste sorelle, alla preghiera, ad un più rigoroso buon esempio e, se possibile, alla correzione ed ammonizione evangelica (Mt.18,15). Il "ricco" è come un ammalato molto grave che vive nell'inconsapevolezza del suo male mortale e crede di essere in piena salute. Il "lusso" di cui molti "ricchi" si circondano (cercando così di appagare la loro sete di bellezza) è invece un veleno mortale che in silenzio, piano piano, inaridisce il cuore e soffoca la loro Anima!

Sei ricco/a? Hai capito che la ricchezza sta portando la tua Anima alla rovina? Vorresti ascoltare le parole di Gesù, vendere e dare ai poveri ma non puoi farlo per motivi legali o di relazionalità familiare? Ecco allora cosa puoi fare! Metti a disposizione dei poveri i tuoi beni (cioè non considerarli più soltanto tuoi). Accogli i disabili, gli anziani o i bambini più poveri nel tuo giardino, nella tua piscina, nel tuo campo di tennis! Certo sporcheranno e romperanno qualcosa ma tu, per amore di Dio, pulirai e aggiusterai! Impresta il tuo SUV alle associazioni benefiche quando ne hanno bisogno! Aiuta col tuo denaro chi non riesce ad arrivare a fine mese! Dio apprezzerà questo tuo amore e non ti chiederà conto delle tue legali proprietà perchè vedrà nel tuo cuore il distacco dalla ricchezza e l'amore per il tuo prossimo!

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3 -
RICCHEZZA E CHIESA :

a -
L'invito di Gesù alla povertà vale per tutti ma soprattutto per la Chiesa perchè sono proprio i cristiani che devono essere esempio di "vita nuova". In particolare non può essere contraddetta, per le persone consacrate, la propria personale promessa di povertà con oggettive condizioni di collettiva agiatezza e costosa comodità presenti in molte famiglie religiose, ne tale oggettiva ricchezza si può giustificare con argomenti pretestuosi di natura storica, culturale, devozionale od artistica. Il divieto di Cristo al possesso di proprietà e denaro (Mt.10,9), per coloro che nella Chiesa vengono inviati come Apostoli, deve al più presto tornare ad essere rispettato nella sua piena valenza personale e collettiva.

b -
Alcuni ancora pensano che gli abiti di porpora, i calici d'oro, gli arredi preziosi, i rituali fastosi, i tesori d'arte, le guardie svizzere, gli onori, i privilegi, le piscine, le belle auto, i palazzi, le magnifiche residenze, le dignità diplomatiche e gli investimenti finanziari facciano parte non solo della millenaria storia, ma anche della stessa natura secolare della Chiesa e giovino al suo prestigio temporale, alla sua dignità ed alla sua forza.

c -
I fautori della "deriva tradizionalista" (così diffusa nella Chiesa) non guardano al passato con l'intento lodevole di attingere dal "kerigma apostolico", ma per attingere e consacrare come "intangibili" le contaminazioni peccaminose che la secolarizzazione ha prodotto nel corso degli ultimi secoli impedendo così il rinnovamento della Chiesa. La Fede non è infatti un "guardare al passato" ma sempre un "guardare al futuro". Gesù è sempre oltre e ci aspetta avanti a noi "in Galilea" (Mt.28,10). "Cerdere" vuol sempre dire guardare avanti verso il Signore e lasciare il passato del nostro peccato, un passato che non ci deve neppure più venire in mente (Is.65,17). La ricerca di sicurezza nelle tradizioni del passato e nelle ricchezze materiali della Chiesa (comunque esse si configurino) ne rappresenta la debolezza e non la forza (Mc.6,8). L'unico patrimonio essenziale per la Chiesa è la presenza di Cristo, gli unici beni di cui essa necessita per svolgere la sua missione sono il pane ed il vino, cose che il Signore sa donare largamente ed anche moltiplicare se occorre (Mc.6,41; Gv.2,9).

d -
Alcuni pensano che i beni e le ricchezze materiali impreziosiscano la Chiesa e attirino gli uomini, mentre in realtà, la insozzano e sono di scandalo. Trasformano lentamente il credente e la Chiesa stessa, in "sale senza più sapore, che non serve più a niente, neppure come concime" (Lc.14,35). Gesù ci spiega che (Lc.14,31-33) il singolo credente (o la Chiesa) che affronta la battaglia della Fede senza rinunciare a tutte le sue ricchezze è già sconfitto in partenza, è meglio che rinunci alla speranza di vittoria e scenda a patti col nemico. Da sempre le Chiese praticano questo vergognoso "patteggiamento"! Chi si adagia e riposa infatti nelle comodità della ricchezza evitando i rischi della povertà, la fatica e le difficoltà del vivere quotidiano, le incertezze e la provvisorietà di vita di un Maestro che non aveva neppure una casa (Mt.8,20), non ha venduto i suoi beni e rinunciato alle sue sicurezze per acquistare "il campo di Dio", ma piuttosto per acquistare "il campo degli uomini" pieno di false materiali sicurezze e privo del tesoro della Salvezza.

e -
La Chiesa secolarizzata si è conformata nei suoi assetti giuridici ed economici alle comuni reatà mondane. Assume dipendenti, paga consulenti, assegna compensi prefissati e stipendi mensili ai membri del clero e del laicato come se esercitassero una professione o fossero dei lavoratori subordinati ad un datore di lavoro. La Chiesa è la famiglia missionaria di Cristo che vive nella gratuità dell'amore e non può in nessun caso configurarsi come un mondano "datore di lavoro". Questa istituzionalizzazione della Chiesa è indiscutibilmente inconciliabile alla condizione di provvisorietà permanente voluta per Lei da Cristo (Mt.10,9).

f -
Il discepolo di Gesù deve sostenersi quotidianamente o attraverso il suo lavoro, o attraverso la "mercede evangelica" (cioè il cibo, l'alloggio, il vestito e ciò che è necessario al vivere quotidiano) che la Provvidenza di Dio gli dona giorno dopo giorno direttamente dalle mani dei fratelli (Mt.10,10; Lc.9,3). Egli vive senza affanno per il domani, infatti è sicuro che Dio non gli farà mancare il necessario per vivere (Mt.6,31). Questo abbandono alla Provvidenza garantisce piena libertà ed efficacia alla sua azione apostolica (Gen.14,22-23; Mt.10,26; At.20,33). Sicurezze economiche, privilegi, potere e ricchezze costituiscono il pantano in cui l'annuncio della Parola di Dio si è fermato e la Fede appassisce e muore (At.14,5-7). Per questo, soprattutto nei paesi ricchi, l'annuncio del Vangelo e della Fede arretra di fronte all'ateismo e all'idolatria del consumismo. Tanto più la Chiesa dispone di denaro tanto meno risulta efficace la sua missione evangelizzatrice. La verità di questa relazione deriva dalla Parola di Dio e trova riscontro in tutta la millenaria storia della Chiesa.

g -
In un momento in cui aumenta nel mondo (contemporaneamente e scandalosamente) la fame dei poveri e la ricchezza della Chiesa, per evitare che questa orribile offesa a Dio continui a compiersi, è indispensabile che i Sacerdoti, i/le Religiosi/e, le comunità vivano in povertà, astenendosi da ogni forma di proprietà finanziaria e mobiliare e si limitino al possesso di quelle strutture immobiliari e di quei beni che sono dedicati in modo specifico e gratuito al servizio dei poveri ed alla missione pastorale. E' necessario inoltre che le persone consacrate si dedichino totalmente alla loro missione spirituale e si astengano da ogni mansione economica e amministrativa, ma la affidino ai laici, invitandoli ad operare in conformità agli insegnamenti del Vangelo (Sal 118,36; 1Tm, 6,8).

h -
I Vescovi, in particolare, sono chiamati ad essere di esempio. Lascino e vendano in fretta le loro comode residenze (quante abitazioni di cardinali, Vescovi e Sacerdoti sono vergognosamente paragonabili a suite a quattro stelle!) e trovino umile dimora accanto ai più poveri, soli e bisognosi tra i fratelli e le sorelle loro affidati. La Chiesa Cattolica è chiamata in questi tempi decisivi ad essere un esempio limpido e luminoso di coerenza evangelica (Eb.13,16; At.4,34) per tutte le altre Chiese Cristiane, rinunciando in modo netto e definitivo alle cattive eredità della sua storia e donando ai poveri i proventi della vendita delle sue ingenti ricchezze materiali (note come "beni ecclesiastici", cioè tutti quei beni di proprietà della Chiesa che non sono strettamente correlati alla sua missione pastorale e caritativa). Da troppo tempo infatti offuscano la sua credibilità e intralciano la sua missione. La Chiesa ed il suo Pastore non devono più tollerare che il cancro della ricchezza e dei privilegi comprometta l'annuncio della Fede nascosto dietro gl'ipocriti paraventi dell'organizzazione, dell'educazione, dell'efficienza, della tutela dell'arte.

LA LEGGE DELLA FRATERNITA'

Nella Chiesa deve regnare la "legge della fraternità", senza fraternità non c'è Chiesa. La fraternità evangelica si struttura in pratica su cinque fondamenti: 1) uguale trattamento nella disponibilità di denaro; 2) uguale qualità dell'alloggio; 3) uguale qualità del cibo; 4) uguale qualità dell'abito; 5) uguale impegno nel servizio pratico comune (salvo i fratelli e le sorelle ammalati/e).

i - "Al Re piacerà la tua bellezza" (Sal.45,12).

La Chiesa deve prepararsi per lo Sposo che viene. Deve liberarsi al più presto dai vili doni ricevuti dagli uomini e indossare quelli inestimabili che lo Sposo le ha donato.

Il Papa deve risentire nel suo cuore le parole del Signore: "Mi ami tu più di costoro?" (Gv.21,15) e prendere le necessarie decisioni affinchè la Chiesa professi con rinnovata coerenza la sua Fede di fronte a questa ora del mondo.

Il Papa possa presto tornare a dire come Pietro: "Non possiedo nè argento nè oro" (At.3,6).

E' perciò attesa da Lui, come segno di fedeltà suprema, di rinnovata adesione a Cristo e di buon esempio per tutte le Chiese:

1) La immediata chiusura dello IOR oppure la sua vendita in quanto struttura estranea alla missione della Chiesa.

2) La vendita (o la donazione ai dipendenti del vaticano che ritenessero di chiudere il loro rapporto di lavoro) delle ingenti ricchezze immobiliari ad uso abitativo di proprietà della Chiesa nella città di Roma e fuori di essa.

3) La vendita della residenza di Castelgandolfo (Am.3,15) o la sua completa utilizzazione come centro per attività psicofisiche a vantaggio di disabili fisici e mentali che non possono usufruire di altre adeguate strutture inauguri una generalizzato immediato evangelico utilizzo dei fabbricati di proprietà della Chiesa. Le proprietà immobiliari (cominciando dalle "case madri") di religiosi e religiose, le residenze "fuori-porta" dei Vescovi, i seminari diocesani (ormai quasi tutti vuoti), le case per "esercizi" siano utilmente utilizzate come comunità di accoglienza per anziani soli, donne in difficoltà, famiglie sfrattate, migranti e senza fissa dimora. Gli istituti scolastici cattolici accolgano gratuitamente i minori poveri bisognosi di integrazione scolastica.

4) L'evangelica rinascita della Città del Vaticano: a) la trasformazione della "Domus Santa Marta" in un "Hospice" per la gratuita cura fisica e spirituale dei malati terminali della diocesi di Roma (ripristinando il suo originario ed evangelico scopo caritativo voluto da Leone XIII), la vicinanza di Cristo sofferente sarà feconda presenza spirituale e provvidenziale occasione di carità quotidiana per tutti coloro che lavorano nella Santa Sede e rischiano di soffocare il loro cuore "in mezzo alle carte"; b) l'utilizzo del palazzo del Governatorato per l'accoglienza gratuita dei pellegrini più poveri e dei migranti richiedenti asilo (con particolare attenzione ai minori non accompagnati); c) l'utilizzo della sala "Paolo VI" come luogo polifunzionale (liturgia/incontri/preghiera/mensa collettiva/dormitorio per i giovani); d) l'apertura dell'Oratorio San Pietro 24 ore su 24 come casa di prima accoglienza per i "senza pasto e senza tetto". La mensa dell'accoglienza dei poveri non si differenzi per nulla dalle altre (stesso semplice arredo a grandi tavoli collettivi, stesse vivande, stesse stoviglie - non di plastica -, stesso servizio fraterno) e prestino tutti (nessuno escluso) servizio (a turno) in essa. Sia considerata (unitamente all'adorazione permanente del SS.Sacramento in Basilica) il cuore della Città del Vaticano. Il mercoledì ed il venerdì si pratichi in tutte le mense il digiuno per la pace e la conversione dei peccatori (pane, acqua/thè/minestra calda con pasta); e) avvenga l'accorpamento di tutti gli uffici della Santa Sede nel Palazzo Apostolico (ci si deve stringere un pò per fare spazio al Signore: ai poveri, ai malati, ai pellegrini); f) gli alloggi presenti nella Città del Vaticano vengano riservati unicamente alle famiglie residenti e all'accoglienza, per tutti gli altri (consacrati e laici senza distinzione alcuna) siano concesse unicamente camere singole o collettive; g) siano abolite tutte le "cappelle private"; h) a nessuno sia consentito di avere persona alcuna al proprio personale servizio (fatta eccezione per gli ammalati ed i non autosufficienti) e mai e in nessun caso siano consentite coabitazioni e promiscuità non giustificate da indubitabili e sempre temporanee ragioni pastorali; i) il palazzo del tribunale e l'accademia accolgano i pellegrini con disabilità; l) i giardini vaticani siano attrezzati per ospitare gratuitamente i campeggi dei giovani in visita a S.Pietro; m) non devono più esistere nè aree riservate nè "personale di servizio interno" (salvo pochissime eccezioni meramente tecniche) o appalto di servizi a ditte esterne ma tutti i servizi devono gradualmente diventare atti gratuiti, fraterni e collettivi (mensa/lavanderia/pulizie/sicurezza) ed essere svolti a turno da tutti i fratelli e le sorelle presenti nella Città del Vaticano (laici e consacrati, sacerdoti, religiosi/e, vescovi, cardinali, Papa, nessuno escluso); n) lo scioglimento del corpo delle "guardie svizzere" e della "gendarmeria pontificia"o un loro nuovo ruolo volontario sotto il segno della carità e del servizio ai pellegrini; o) sia bandita ogni forma di "lusso" nei materiali, cibi, arredi, abiti, attrezzature, mezzi di trasporto.

Lo "spirito" di queste disposizioni sia tradotto in analoghe misure di conversione estese a tutte le Chiese Locali, a tutte le Comunità Religiose ed a tutte le Istituzioni Cattoliche nel mondo.

Chi lavora nella Sede Petrina deve essere portatore in modo del tutto speciale di quella luce, di quella gioia interiore che la fraternità comunionale del servizio a Cristo genera in coloro che Lo servono in piena gratuità, desiderando i lavori più umili, accontentandosi volentieri del cibo che c'è, dell'abito che c'è e del letto che viene loro assegnato, non desiderando nient'altro che amarLo in umiltà e fervore. Questo è il piano di Dio: la comunità cristiana del "Vaticano" risplenderà come esempio luminoso di fraternità e di amore "poichè si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, farò di S.Pietro un gaudio e della Chiesa una gioia... non si vedranno più in essa serviti e servitori, ricchezze, privilegi, sprechi, disparità, contese, lotte..." (cfr.Is.65; Fil.2,3).

La fedeltà evangelica della Sede Petrina deve essere di esempio per tutte le Sedi Episcopali del mondo nel segno della operatività pastorale e dell'accoglinza dei poveri (ogni diocesi deve allestire comunità di accoglienza straordinarie per migranti, sfrattati e senza fissa dimora).

5) La vendita a vantaggio dei poveri dei tesori artistici di proprietà della Chiesa, a cominciare dall'opera che simboleggia tutta questa ricchezza: la "Pietà" di Michelangelo. Si può stimare che la vendita delle ricchezze della Chiesa Cattolica (finanziarie, immobiliari ed artistiche) possa contribuire ad un immediato miglioramento delle condizioni di vita di molti milioni di famiglie povere.

6) UN NUOVO ORDINE ECONOMICO NELLA CHIESA :

- Al fine di salvaguardare il Corpo di Cristo dalle ricorrenti dolorose ferite costituite dai peccati contro il Settimo Comandamento che avvengono nella Chiesa non è più rinviabile un nuovo ordine economico per la Chiesa Cattolica che, in obbedienza alla Divina Volontà, contrasti ogni possibile ingiustizia, disparità e diseguaglianza economica e combatta, in ogni modo, ogni forma di simonia promuovendo all'interno della Chiesa una nuova stagione di fedeltà, fraternità e carità evangelica nel segno del graduale superamento di ogni relazionalità condizionata dal denaro.

- I Pastori (ed i/le religiosi/e) si astengano dal possedere personalmente proprietà e denaro e rinuncino a svolgere attività amministrative ma le trasferiscano a nuovi organismi chiamati "Casse Comuni del Pane Quotidiano" (CCPQ). Esse, in ogni comunità (parrocchiale, diocesana, religiosa e dei principali Santuari), gestiscano ogni aspetto economico, raccolgano e distribuiscano ciò che a ciascuno necessita. Siano gestite gratuitamente, collegialmente ed a turno da laici di provata Fede ed onestà. Sono infatti i "fedeli laici" (che in questo nuovo ruolo chiamiamo: "Amministratori Ecclesiali") che hanno dallo Spirito Santo il dono della corretta gestione dei beni materiali (denaro compreso) e non i fratelli "consacrati" che hanno altri ed altissimi doni e compiti e non devono essere nel loro ministero in alcun modo più distratti da questioni economiche. Sacerdoti e religiosi/e dedichino tutte le loro energie alla propria altissima missione spirituale e pastorale e non si occupino di denaro ma affidino ogni attività di natura economica ai fedeli laici.

- Le CCPQ provvedano a raccogliere tutte le entrate ("offerte" comprese) ed a provvedere a tutte le spese agendo sempre secondo i tre fondamentali principi dell'economia evangelica: "Gratuità" (del servizio ecclesiale quindi nessuna offerta sia ammessa quando in qualche modo si possa riferire in modo diretto o indiretto alle celebrazioni dei SS.Sacramenti e Sacramentali), "Essenzialità" (sobrietà nell'uso dei beni materiali e nello stile di vita), "Conformità alla Carità" (coerenza gestionale con i principi della Fede : vedi "Fede e uso del denaro" nella pagina quarta). Le "offerte" in denaro alla Chiesa siano sempre anonime e decontestualizzate dall'azione liturgica, in conformità alla volontà del Signore (Mt.6,3). Questo sia per non dare spazio alla superbia e alla vanagloria di chi offre, sia per evitare che, in qualsiasi modo, la Chiesa nella sua azione pastorale ne sia condizionata e cada in simonia.

- Le CCPQ inoltre provvedano a sostenere il clero ad esse affidato con la copertura di vitto, alloggio, vestiario e ogni eventuale spesa sanitaria e di viaggio. Sia riconosciuto inoltre a tutti i membri del clero un piccolo "pocket money" uguale per tutti (dal Papa all'ultimo/a novizio/a) per le spese personali. Questo aumenterà la fraternità, abbatterà le diseguaglianze, le tentazioni di simonia ed i peccati contro la carità all'interno della Chiesa, moltiplicherà conversioni e le vere vocazioni (allontanando quelle false) e inoltre favorirà potentemente il cammino ecumenico (che trova i peggiori ostacoli non nei motivi teologici ma in quelli economici).

- Gli Amministratori Ecclesiali (AE) siano laici, ormai liberi da impegni di lavoro, di grande Fede, maturità morale e competenza contabile/amministrativa e svolgano il loro servizio gratuitamente per amore della Chiesa con mandati periodici rinnovabili ma non consecutivi.

- Gli AE a livello parrocchiale e diocesano siano nominati dal Vescovo. Gli AE della Santa Sede siano nominati dal Papa su una rosa di nomi proposti dalla presidenza del Sinodo Permanente. Gli AE degli ordini/famiglie/comunità religiose siano nominati dal Papa su una rosa proposta dai Capitoli Generali (o organi equivalenti).

- Ispezione e controllo: Al fine di evitare casi di infedeltà e appropriazione indebita siano nominati inoltre (con le stesse modalità sopra descritte) Ispettori Amministrativi Ecclesiali (IAE) a livello diocesano, nazionale, continentale, centrale. Il loro compito è quello di controllare l'attività amministrativa di tutte le CCPQ a seconda della competenza territoriale. Gli IAE centrali (nominati dal Papa), che hanno sede a Roma, provvedono al controllo di tutte le CCPQ delle famiglie religiose e di quelle continentali e nazionali. Gli IAE continentali e nazionali (nominati dalle presidenze delle Conferenze Episcopali su indicazione delle assemblee) operino nel controllo a livello proprio. Gli IAE diocesani provvedono al controllo delle attività amministrative delle CCPQ parrocchiali. Gli IAE hanno potere di ispezione e di controllo su bilanci e transazioni ed hanno potere di proporre (nel territorio di competenza) al Papa ed ai Vescovi, in qualsiasi momento, la revoca del mandato per gli AE che si fossero mostrati infedeli al loro mandato.

- La Chiesa è una sola famiglia: Al fine di evitare che nella Chiesa convivano "Chiese ricche" e "Chiese povere" le CCPQ siano coordinate centralmente dalla Cartias (ad ogni livello territoriale) alla quale le CCPQ devono fare riferimento. La Caritas abbia il potere di proporre al Papa ed ai Vescovi l'opportunità di trasferire denaro da una CCPQ all'altra, in modo da poter venire in aiuto alle comunità che si trovassero nel bisogno.

- Formazione e spiritualità: La Chiesa abbia particolare cura spirituale per tutti gli AE (e IAE). Gli amministratori e gli ispettori ad ogni livello vengano assistiti da un Santo Sacerdote nella funzione di Assistente Spirituale (ASA) che ne curi periodicamente la vita di Fede con attività spirituali specifiche che si configurino in una solida "direzione spirituale" al fine di rafforzarne continuamente la fedeltà a Cristo e la continua sorveglianza verso le tentazioni di arricchimento e di potere che il nemico continuamente rinnoverà. Gli Assistenti Spirituali degli amministratori (ASA), nominati dal Papa e dai Vescovi, hanno il potere di proporre, in qualsiasi momento, al Papa ed ai Vescovi stessi la revoca del mandato per gli AE e gli IAE a loro affidati.


l -
La liberazione dalle incombenze economiche sarà per il ministero Petrino come una vera rinascita. Come può infatti essere efficace annunziatore del Vangelo chi ha potere su immense ricchezze, innumerevoli tesori artistici e continua a vivere appartato in sontuosi palazzi, sorvegliati da guardie armate, a cui non hanno accesso i poveri! Un ricco palazzo, un raffinato giardino non è certo abitazione adatta al testimone del Vangelo. Il Papa deve poter mostrare come Gesù, a chi gli chiede: "Dove abiti?" (Gv.1,38), un'abitazione semplice e modesta come era quella del Signore a Nazaret. Cessi lo scandalo del Papa considerato come un mondano "capo di stato". I malati, i bambini abbandonati, i disabili fisici e mentali devono poter giocare liberamente nei giardini vaticani e sedere a mensa con il Papa che è un pò il loro papà in terra e non può certo continuare a tenerli fuori dalla sua casa. - "E' questo che voglio: dividere il pane con l'affamato, introdurre in casa i miseri e i senzatetto" (Is.58,7). - Altra immediata urgenza a cui il Papa è atteso è l'approccio austero e scrupolosamente rispettoso dell'ambiente che deve caratterizzare tutte le attività della Chiesa Cattolica. In particolare non è più accettabile lo spreco di energia elettrica, di carburanti ecc...

m -
Questi atti concreti di "conversione" decisi dal Papa devono essere prontamente seguiti da diocesi, parrocchie e comunità in modo che la Chiesa tutta risplenda di nuova sensibilità e premura evangelica. Come Cristo spogliò se stesso per farsi uomo, così il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti, i/le Religiosi/e devono rinunciare ad ogni ricchezza temporale per essere "i poveri dei servi" e "i servi dei poveri" e devono farlo subito perchè l'immensa pazienza di Dio trova il suo confine nel tempo definito e fugace della vita dell'uomo (Lc.11,41). In ogni diocesi, in ogni parrocchia, in ogni istituto o comunità siano operanti mense per i poveri e dormitori per i profughi ed i senza dimora. I Vescovi, i Sacerdoti ed i/le Religiosi/e consumino i loro pasti non più privatamente ma nelle mense stesse, dividendo il pane con i poveri (e come tutti, cucinando e lavando a turno stoviglie e locali).

n -
I beni che non sono immediatamente fruibili dai poveri e non hanno effettivi ed ineludibili usi pastorali vanno rapidamente venduti senza "se" e senza "ma". La vendita delle ricchezze delle Chiese Cristiane non può più essere rinviata, deve iniziare subito e procedere con speditezza e completezza. Per vendere (e non svendere) ci vuole tempo ed il tempo è breve. I compratori non sono sempre dietro l'angolo, come non lo erano i venditori d'olio (Mt.25,10).

o -
Come si possono spendere cifre enormi per restauri e manutenzioni non essenziali quando manca il pane? In quale famiglia si userebbe per spese voluttuarie il poco denaro disponibile per sfamare i figli? Le uniche spese ammese per gli immobili ecclesiali devono essere quelle che riguardano gli essenziali interventi "statici" e le "messe a norma". Tutti gli altri interventi di restauro, conservazione artistica e miglioria sono graditi dalla Chiesa, purchè siano compiuti per fede e gratuitamente. Le opere d'arte di proprietà della Chiesa devono essere al più presto vendute ed il ricavato deve subito essere destinato ai più poveri (2Cor.8,14). La tutela dei beni artistici non è un compito della Chiesa, non fa parte del Mandato Apostolico. Le Chiese non sono musei. Di fronte alla miseria degli uomini, ogni ricchezza rappresenta un peccato di omissione, una grave offesa a Dio (Mt.25,42).

p -
Se si ama davvero la Chiesa di Cristo, non si può accettare che la Santa Sede, molte Chiese d'occidente e d'oriente, molte diocesi e singole famiglie religiose continuino impudenza, a disconoscere la "Divina Provvidenza" praticando in ambito economico atti totalmente contrari alla Parola di Dio. Quando la Chiesa, nella sua prassi gestionale, preferisce fidarsi dei giochi della finanza piuttosto che della "Divina Provvidenza" è segno che l'opera di corruzione di satana è molto avanzata.

q -
Come può una Chiesa finanziariamente ricca sperare di ricevere i "doni dello Spirito"! "Dona ai tuoi fedeli che SOLO IN TE confidano i tuoi Santi Doni" (dalla sequenza allo S.Santo). Non si può, con fermo e fraterno ammonimento, non invitare chi è responsabile di questo stato di peccato ad emendarsi da questo male con estrema sollecitudine. Non si può non gridare: "Guai a coloro che amministrano la Chiesa di Dio con i criteri della partita doppia!" (1Cor.3,19) - Come può la Chiesa amministrare le cose di Dio quando non sa trattare come Gesù vuole le cose di questo mondo! (Lc.16,11)

r -
Fino a quando la miseria porterà tra i figli di Dio: fame, malattie, abbandono, prostituzione, violenza e morte, ogni discorso ed ogni prassi ecclesiale che non sia sotto il segno della povertà, dell'essenzialità e della condivisione risulta inaccettabile (Lc.22,26; Mt.13,44; 25,45; At.2,45; 3,6). In questo preciso momento più di un miliardo di uomini non hanno di che sfamarsi. Di fronte a questa fame Dio non vuole più ascoltare ipocrite preghiere e vuote parole ma vedere finalmente dei fatti. Non è più tollerabile agli occhi dell'Altissimo che le ricchezze artistiche, finanziarie ed immobiliari delle Chiese non vengano ancora tradotte in pane per i suoi figli affamati. - "I Sacerdoti dovrebbero dare ai poveri ciò di cui non hanno bisogno" (30/5/84). - "Le vostre mani siano protese e generose" (25/9/04). - Gesù ci spiega con estrema chiarazza che la ricchezza rappresenta un impedimento quasi assoluto al raggiungimento della Salvezza (Mt.19,24). Quando poi questo impedimento è nel cuore della Chiesa non è solo un impedimento ma un tradimento, un terribile scandalo.


Se vogliamo una vita agiata, contornata da ogni comodità, se ci piace essere onorati e riveriti, se vogliamo possedere molte case, auto di lusso, abiti costosi, opere d'arte, se vogliamo un ricco conto in banca, partecipazioni azionarie, obbligazioni e titoli di credito, dobbiamo sapere che questa nostra volontà ci porterà (senza un almeno estremo pentimento) certamente verso la rovina e la dannazione eterna. Siamo avvisati! Che terribile sorte essere sorpresi dal Signore con le ricchezze fra le mani e non avere più il tempo per disfarsene! (Gc.5,1-3).

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37) IL DIGIUNO

1 -
"Con la Preghiera e il digiuno si possono allontanare anche le guerre e persino sospendere le leggi naturali. Il digiuno migliore è quello a pane e acqua" (21/7/82). Non c'è purificazione senza impegno, senza sforzo, senza un'azione che vada controcorrente. Non c'è purificazione senza il coraggio di affrontare un po' di sofferenza, di vincere in qulche cosa la nostra egoista centralità. Non c'è purificazione senza un atto di libertà e di amore. Non c'è amore senza dono e non c'è dono senza un atto libero e personale di privazione. Che possiamo donare a Dio se non noi stessi, attraverso un sacrificio, una rinuncia che si trasformi in un'atto d'amore per Lui e per i nostri fratelli (Is.58,3-8). Questo atto però, come gli atti d'amore propri della coppia, deve essere intimo e segreto. Il digiuno gradito a Dio è un avvenimento privato. La promozione dei digiuni comunitari o pubblici è del tutto inopportuna. La pubblicità che si dà agli altri sui propri digiuni e sacrifici è un peccato di superbia.

2 -
"Nessuno sappia che digiunate" (28/1/87). Solo la persona a cui è diretto il dono d'amore (cioè Dio) deve sapere del dono (Mt.6,17). Non si può digiunare quando si è o si hanno ospiti, perchè l'ospitalità è sacra e l'ospite è come Gesù (Lc.5,34). Il digiuno a "pane e acqua" è ottima cosa per chi è goloso e in salute. Altra ottima cosa è l'astinenza dalla televisione (ti consigliamo di farne totalmente a meno), dai divertimenti a cui tieni di più (la partita, per esempio...), dall'abuso di alcolici, dal fumo, dall'uso inutile dell'auto e della lingua. Altra ottima astinenza è infatti, quella dall'abitudine di criticare e lamentarsi (Fil.2,14). Tutto il tuo stile di vita sia regolato alla sobrietà e alla modestia. Accontentati dell'essenziale, nel cibo come nel vestito, e astieniti da capricci, mode e ricercatezze.

3 -
La libera volontà di ognuno, ispirata da Dio, saprà come tradurre i sacrifici in atti di amore (Is.58). L'esercizio della mortificazione e del sacrificio non deve mai farti perdere il rispetto per il tuo corpo e mai mettere in pericolo la tua salute (Col.2,23; 1Tm.5,23). Del tutto contrarie alla Volontà di Dio sono le pratiche violente contro il proprio corpo come cilici e flagellazioni. Gesù ti invita ad essere duro e risoluto quando ti accorgi che i desideri del tuo corpo ti dominano, hanno preso il sopravvento nella tua vita e ti portano a dare scandalo, a fare del male agli altri. In questo caso il Signore ti invita a rinunciare con la più grande determinazione a quei desideri che condizionano i tuoi pensieri e che ti portano al male (Mt.5,30). "Offrite delle novene facendo rinunce e sacrifici laddove vi sentite più legati" (25/7/93). Prega con forza lo Spirito Santo e Lui ti porterà dall'agitazione del peccato alla pace dell'amore. "Rinunciate a qualcosa che vi è cara e offritela come sacrificio" (11/8/88). "Vi invito a rinnovare il vostro digiuno in tutti i sensi: digiuno della gola e degl'occhi, delle orecchie e della lingua" (14/1/89). La purificazione che lo Spirito Santo induce e rende feconda, ti prepara alla Santa Confessione. La Confessione ti libera dal peccato (Col.3,5), e ti ridona la pienezza della gioia e della libertà dei figli di Dio.

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38) FEDE E AMORE

"Se ho tanta Fede da smuovere i monti, ma non ho Amore, io non sono niente" (1Cor.13,2). Se la tua Fede non è accompagnata e sostenuta dall'amore del prossimo non solo è inutile ma è dannosa per te e deleteria per gli altri. E' inutile per te perchè ti illude di essere vicino a Dio mentre invece ne sei assai lontano. E' deleteria per gli altri perchè presenta loro un'immagine di Dio negativa e distorta. Quanto danneggiano la Chiesa coloro che, consacrati e laici, vivono la Fede solo con la mente e non con il cuore! Quanti interpretano infatti la loro vita cristiana come adesione ad una dottrina e ad una legge, solo come una disciplina morale e una serie di atti di culto, sono lontani dalla vera Legge di Dio e vivono fuori dalla autentica Fede che salva. La Fede infatti, se non è accompagnata dalla carità, dall'umiltà e dallo spirito di servizio, è motivo di scandalo e di rifiuto di Dio. Quanto è grave e doloroso vedere la Fede accompagnata dall'arroganza, dal giudizio, dall'indifferenza, dalla ricchezza, dal rancore e dall'inimicizia. Coloro che sfoggiano la loro Fede comportandosi in questo modo non saranno ammessi al dono della Salvezza (Mt.7,22-23).

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39) VIVERE IL TEMPO PRESENTE

Il nemico cerca di distrarti. Cerca di distogliere la tua mente dal tempo presente perchè sa che il tempo presente è il luogo dove si "gioca" la tua vita. Non si può più amare ciò che è passato e non si può ancora amare ciò che è nel futuro. Se la tua mente è sempre impegnata a ricordare il passato, a temere o desiderare il futuro o è immersa in vicende di altri, oppure in storie finte ed immaginarie non può vedere la realtà, il tuo prossimo che ti è accanto e che può essere oggetto del tuo amore. Se, per fuggire la durezza della tua realtà quotidiana, porti per un pò la tua mente fuori da essa abbandonandola a vicende immaginate e narrate certo trovi un pò di sollievo e questa è una cosa buona. Se però questa fuga dalla realtà diventa la tua ordinaria via di conforto e consolazione e ti fa perdere contatto con il tuo presente, con le persone reali che ti sono accanto, questa non è più una cosa buona.

L'avversario, attraverso l'aumento vorticoso delle offerte di svago e divertimento individuale, basate sulla dimensione fantastica e virtuale, ha minato e fortemente compromesso le occasioni di comunicazione reale e la qualità esperienziale della relazione che hai con te stesso e con gli altri. Questo sta producendo i suoi terribili frutti soprattutto negli adolescenti: insufficienza delle relazioni affettive, isolamento, solitudine, patologie relazionali e depressive, disadattamento sociale. Ricorda che Dio è accanto a te nella tua realtà quotidiana, non in altri luoghi. Il suo amore feconda il tuo"presente", gli spazi della tua realtà non della tua fantasia. Nell'attimo reale e presente Dio ti ama e si aspetta da te una risposta d'amore piena e consapevole. Cerca in Lui il conforto per le tue pene e Lui donerà luce e calore alla tua vita. "Se volete essere felici, fatevi una vita semplice ed umile. Pregate molto e non vi preoccupate troppo dei vostri problemi: lasciateli risolvere a Dio e abbandonatevi a Lui" (4/1/82).

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40) IN UN CASO DISPERATO, CHE FARE?

Quando ci si trova di fronte ad una situazione che pare disperata, quando da ogni parte non vediamo che violenza, sopraffazione, malattia, ignoranza e immoralità, cosa si può fare? Dobbiamo abbracciare queste situazioni con le nostre due braccia: il braccio della carità e il braccio della preghiera. Due sono gli strumenti dell'amore cristiano e devono, se possibile, procedere insieme. Carità significa dare concretamente tutto l'aiuto possibile per alleviare le miserie e le sofferenze di questi fratelli, mettendo a disposizione tempo, denaro, intelligenza e tutto quello che possiamo inventarci per risultare utili. La preghiera deve procedere unitamente alla carità e da sola solo quando questo non sia possibile, quando cioè non si possa, in nessun modo, intervenire sulla situazione. Cominciamo subito a pregare da soli, offrendo anche dei volontari sacrifici o il peso della nostra Croce quotidiana. Invochiamo lo Spirito Santo su queste persone, ogni giorno sapendo che la Sua forza è in grado di volgere verso il bene qualsiasi situazione. Poi, appena è possibile, associamo anche altre persone a questa preghiera (Mt.18,20). Cerchiamo, inoltre, di coinvolgere anche qualcuna delle persone in difficoltà in questa preghiera. La costanza della nostra Fede ed l'aiuto concreto saranno il segno del nostro amore e strumenti piccoli ma preziosi nelle mani di Dio per aprire un varco di luce e di speranza nel buio della disperazione. "Con l'amore anche le cose che sembrano impossibili diventano possibili" (6/11/85). "La preghiera opera miracoli" (25/4/01).

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41) SONO VENUTO PER SERVIRE

1 -
L'amore verso il nostro prossimo si esprime innanzitutto con lo "spirito di servizio" che Gesù ci ha insegnato: "Se uno vuole essere grande, si faccia servitore degl'altri...anche il Figlio dell'uomo è venuto non per farsi servire, ma per servire e donare la sua vita" (Mt.20,26-28); "Io sto in mezzo a voi come un servo" (Lc.22,27); "Se Io il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri" (Gv.13,14). Ma come deve vivere, in concreto, ogni cristiano il suo "servizio al prossimo"? Prima di tutto conformarsi allo "spirito di servizio" di Gesù, vuol dire non "farsi servire", cioè non permettere che altri debbano faticare per fare qualcosa per noi, che noi stessi possiamo fare. Non dobbiamo mai "pesare sugl'altri" a causa della nostra superbia ed accidia.

2 -
Quante volte accampiamo la scusa della mancanza di tempo per non pulire i pavimenti dalla nostra camera, della nostra casa, della Chiesa, della nostra comunità, per non stendere il bucato, non lavare i piatti, per non preparare la tavola, non fare la spesa! In realtà non è la mancanza di tempo ad impedirci di compiere i lavori più umili e faticosi, ma la nostra superbia e la nostra pigrizia, il pensare che "spetti ad altri" perchè noi abbiamo "ben altri compiti". E pensare che molte conversioni avvengono proprio parlando di Dio mentre si fanno insieme umili lavori, semplici atti di servizio comune!

Quante volte nelle nostre famiglie religiose e comunità a fare i lavori più faticosi sono sempre le stesse persone e queste persone sono troppo spesso le "sorelle". Perchè alle "sorelle" vengono affidati sempre i compiti meno gratificanti e più faticosi? Perchè sono invitate spesso a tacere nelle assemblee ed a sedere degli ultimi posti? Si esaminino in coscienza coloro che, trovandosi ai vertici delle comunità, si sentono in diritto di esentarsi dai lavori più umili, dai compiti più nascosti e meno appaganti! Quante vergognose gerarchie e privilegi (1Cor.12,25) macchiano la Chiesa! Quanta paludata arroganza! Ecco dunque il pastore buono: povero, pronto ai servizi più umili, primo nel sacrificio e nella preghiera, gioioso e sorridente nella carità, semplice e profondo nella parola. Ecco invece il cattivo pastore: pigro, diffidente, arrogante, amante delle comodità, della buona tavola, degli onori, della notorietà, delle amicizie influenti e dei dotti discorsi.

3 -
Farsi servire per le nostre necessità quotidiane, quando non è giustificato da motivi di salute, è un comportamento che alimenta la nostra superbia, contrario al comando di Gesù ed alla Volontà di Dio (Gal.5,13). Se non sappiamo lavare i piatti con amore, come potremo parlare di Dio con amore? "Dio vi prova nelle vostre occupazioni quotidiane" (22/8/85). Lavarsi "la roba", tenere pulita la camera ed i locali comuni sono cose che fanno parte integrante dell'Ufficio Divino. Se siamo in Chiesa per pregare mentre, nello stesso tempo, qualcuno (o più spesso qualcuna) sta lavorando nel nascondimento per lavarci la roba, pulirci la camera o farci da mangiare, la nostra presunta preghiera agli occhi di Dio non vale nulla.

Nella Chiesa Cattolica non sono pertanto ammessi ruoli e posizioni di privilegio, titoli e onori personali che possano pregiudicare la legge della fraternità e del servizio scambievole, umile e condiviso.

"Servire" non vuol solo dire: non farsi servire, ma amare nell'umiltà (Rm.12,16). Amare nell'umiltà vuol dire spendere la nostra giornata e la nostra vita per "il bene" degl'altri, lasciando in piena visibilità gli atti di amore che Dio compie attraverso di noi (Mt.5,16), ma tenendo la nostra persona lontana dagli elogi, dagli applausi (Lc.6,26), dagli onori, dalla notorietà (Mt.6,1) e fuggendo le trappole mortali della superbia (Lc.18,11) e dell'orgoglio (Lc.17,10). La nostra Fede infatti, ci porta a metterci a servizio del nostro prossimo senza cercare gratitudine o riconoscenza, partendo dalle cose più umili e concrete. Saranno i Doni dello Spirito poi, a suggerirci i modi più efficaci di amare attraverso il nostro umile, gioioso e fraterno servizio. Il bene che riusciamo a fare non va nascosto ma neppure mostrato e presentato come nostro merito.

4 -
Il mandato, la vocazione collettiva al servizio che prende corpo nella Chiesa, nelle comunità e nelle famiglie religiose, deve rispondere ai medesimi requisiti evangelici di umiltà, gratuità e donazione. "Ora et labora" diviene via di perfezione solo per coloro in cui c'è vera preghiera e vero servizio, cioè in cui il lavoro assicura non solo il proprio sostentamento, ma anche quello dei poveri. Quanti, per giustificare la propria accidia, equiparano proditoriamente preghiera e carità e accampano il diritto al proprio mantenimento per il solo fatto che pregano! Il compito delle comunità religiose infatti è quello di dare e non quello di ricevere. Quante comunità religiose ricevono e consumano molte più risorse economiche e materiali di quelle che producono e donano ai poveri (At.20,34-35). Solo l'effettivo lavoro apostolico giustifica il sostentamento dell'operaio del Regno. Guai ai parassiti della Chiesa! (Qo.5,10) - Guai a coloro che solo formalmente svolgono un lavoro apostolico, ma in realtà, al di là dell'apparenza, non fanno quasi nulla (Ger.10,21; Eb.6,12). Vivono limitandosi a compiere lo stretto obbligo liturgico e, servendosi dell'adulazione verso i superiori per mascherare la loro accidia, si occupano in realtà solo della loro personale tranquillità e agiatezza!

5 -
I cristiani non devono fare come fa il mondo, dove ciascuno tira l'acqua solo al proprio mulino. Siano di esempio nel comunicare, apprezzare e collaborare con le buone iniziative degl'altri, anche di altre fedi, anche o in special modo quelle promosse da non credenti! (Mc.9,40) - Se una comunità, un'associazione raccoglie del denaro per sè lo faccia anche per gli altri, secondo i comandi di Cristo (Mt.7,12; Lc.6,38). La Chiesa e le comunità religiose devono vivere come S.Paolo del proprio lavoro (2Ts.3,8) oppure come S.Pietro accogliere dalla Divina Provvidenza il quotidiano sostentamento (Mt.10,42). "Tertium non datur". Chi si dedica al totale servizio di Dio deve avere la capacità di tenere distinto il suo lavoro dalla sua missione. Se sceglie di non avere un normale lavoro per mantenersi deve avere la forza di vivere nella provvisorietà del "povero di Jahve" sopportando con coraggio fame, sete, freddo e ogni disagio che la sua missione comporta.

6 -
Le comunità che non si sostengono attraverso queste due evangeliche vie, ma si avvalgono di contributi pubblici, di generose offerte di ricchi, che non sono affatto pentiti di essere ricchi (pagate imbavagliando il Vangelo), di proprie rendite immobiliari o finanziarie, o che svolgono attività economiche non distinte ma in qualche modo congiunte o riconducibili alla loro missione apostolica, offendono costantemente la Divina Provvidenza e così si pongono da sè fuori dalla obbedienza a Cristo, essendo in una condizione permanente di vita estranea alla volontà del Divino Maestro. La Chiesa non deve tradire il suo Divino Sposo per accettare i doni corrotti dei suoi amanti terreni (Os.2,4-25). Particolarmente scandaloso e grave è che le pratiche economiche più lontane dall'insegnamento di Cristo come investimenti finanziari speculativi (non disciplinati dalle regole della "finanza etica") facciano parte della prassi gestionale di alcune comunità religiose. (Mt.6,25-34; Mt.10,10; Mc.6,8; Mc.8,34; Lc.7,25; Lc.8,3; 2Cor.11,27; Gal.5,13; 1Ts.2,9; 1Ts.4,11)

7 - Il "servizio" ai fratelli è la traduzione pratica del comandamento dell'Amore (Gv.13,34). Il tempo dedicato al "servizio" è indubitabilmente il tempo dell'Amore. La capacità di comprendere che cosa fare praticamente, di come utilizzare il nostro tempo, di quali scelte compiere, è un dono dello Spirito. Entrando nella Divina Grazia, attraverso la Preghiera e i S.Sacramenti, noi riceviamo da Dio il dono dello Spirito Santo che, momento per momento, ci indica cosa dobbiamo fare per rispondere all'Amore di Dio attraverso l'esercizio del "servizio al nostro prossimo". Da quel momento in poi non avremo così più alcun dubbio sul "cosa fare?". Non ci sarà più nella nostra vita un momento "vuoto", di noia, incertezza, un tempo che non abbia il significato del Divino Amore. Non perderemo quindi più tempo perchè, se questo dovesse accadere, lo Spirito Santo ci avviserebbe subito che siamo "fuori rotta", che stiamo perdendo tempo, che non stiamo facendo la Divina Volontà e ci indicherebbe cosa invece è bene fare. Scegliere, momento per momento, il "servizio" in obbedienza all'Amore vorra dire essere inseriti in una prassi quotidiana di gioia, di pace e di "salvezza".


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42) MATRIMONIO, CELIBATO,
CASTITA', CONCUPISCENZA

1 -
"Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" (Gen.2,18). "Essi non sono più due ma un unico essere" (Mt.19,6). Il Matrimonio è la condizione di vita ordinaria e fondamentale che Dio ha voluto per il bene della vita dell'uomo (Pr.18,22; 19,14). Nel Matrimonio l'uomo e la donna compiono pienamente la "Volontà di Dio" donandosi reciproco e libero amore, collaborando alla sua azione creatrice di vita, testimoniando a tutti, nella preghiera e nella carità fraterna, il dono della Redenzione. "Altri poi, non si sposano per servire meglio il Regno di Dio" (Mt.19,12). Gesù ci spiega che "alcuni", su ispirazione dello Spirito Santo, rinunciano agli affetti familiari (Mt.8,22), al matrimonio, alla gioia dei figli, alla sicurezza di un lavoro stabile e retribuito, ad una fissa dimora per dedicarsi unicamente all'annuncio della "Parola" ed alla propagazione del Regno di Dio (Mt.19,29). Gesù è stato tra costoro. Egli infatti non ha imboccato la via del Matrimonio non perchè non ne apprezzasse il sublime valore ma perchè essa non era compatibile con la sua missione tra gli uomini. Nella scelta del celibato e della castità "per il Regno" si sceglie di non percorrere la via ordinaria alla santificazione, rappresentata dal Matrimonio, ma quella straordinaria della "consacrazione verginale". Si sceglie di non legarsi nell'impegno specifico, fedele e fecondo dell'amore matrimoniale per avere maggiore libertà nell'amore verso tutti i fratelli e le sorelle, specialmente i più poveri e abbandonati.

2 -
La scelta di castità "per il Regno" ha nell'economia della redenzione un significato "teleologico" e non "ontologico", non racchiude in sè un valore "autonomo" che prescinda dalla finalità, dallo scopo "esterno" da cui trae ragione. La castità sessuale fine a sè stessa, che non produce servizio "al Regno", cioè amore concreto per il prossimo, non solo è inutile ma è in chiara opposizione al disegno creatore di Dio che ha decretato che "non è bene che l'uomo sia solo" (Gen.2,18). Il celibato, la castità sessuale "per il Regno" è una scelta che risponde ad una "chiamata al servizio" e richiede una particolare Grazia dello Spirito ed una grande maturità umana. Senza questa Grazia e senza questa maturità la "consacrazione" perde la sua natura di "servizio" e si può trasformare in fonte avvelenata di superbia, di orgoglio, di ipocrisia recando alla Chiesa gravissimo danno.

3 -
La "castità" è la capacità di utilizzare i doni di Dio per lo scopo per cui Dio ce li dona, cioè come strumenti di amore. La "concupiscenza" (vedi anche: la lussuria, gola ecc...) è l'utilizzo dei doni di Dio (come il bellissimo dono della sessualità) solo come fonti di piacere e soddisfazione materiale a servizio del nostro egoismo, quindi la "concupiscenza" è l'appropriazione, l'asservimento, la mercificazione, la mistificazione della verità che è insita ad ogni cosa. La "castità" è dono e genera comunione, gioia, bellezza. La "concupiscenza" è atto di idolatria e genera dolore, solitudine, aridità affettiva e spirituale.

La "castità" che non genera carità non ha alcun valore, come non ha valore la preghiera che non genera amore. La castità sterile, fine a se stessa, come la preghiera vuota e formale sono i presupposti di peccato più gravi e pericolosi che minacciano la "vita religiosa". La castità è la libertà spirituale che ci rende capaci di "donare" noi stessi senza chiedere nulla in cambio (Mt.5,42). Solo chi obbedisce allo Spirito e sa superare la propria "carne", cioè il proprio egoismo (Mt.18,8) può essere imitatore di Gesù in questa particolare modalità della "via stretta" e rispondere così al comandamento dell'amore. Anche il Matrimonio è un "via stretta", spesso strettissima, un campo dove si è chiamati al completo dono di noi stessi. La via del celibato (castità, verginità consacrata per il Regno) e quella del Matrimonio Cristiano hanno pari dignità teologica. L'opposto della castità è la "concupiscenza" (asservimento dei doni di Dio al proprio egoismo). E' un grave errore teologico considerare come sinonimi: sessualità e concupiscenza. Il desiderio sessuale è, per sua natura creata, un talento, un dono dato agli uomini per il loro bene, un talento che va "commerciato" e fatto fruttare (Mt.25,14-30). Se si decide di farlo "fruttare" non nella sua dimensione propria (il matrimonio) è chiaro che i frutti spirituali devono essere comunque altrettanto copiosi ed abbondanti. La concupiscenza è una degenerazione causata dal peccato, è la volontà di piegare i significati di Dio a quelli del nostro egoismo infliggendo del male al nostro prossimo per nostro esclusivo piacere, un male che è causa di scandalo (Mt.5,29).

La concupiscenza è infatti l'asservimento della nostra libertà alla legge dei piaceri bramati dal nostro egoismo (vizi capitali). E' infatti l'idolatria dei piaceri, sia quelli del corpo (concupiscenza carnale), sia quelli della mente (concupiscenza intellettuale:orgoglio/superbia). La concupiscenza conduce alla totale chiusura del cuore e quindi alla morte dell'anima. (Rm.1,26-27)

4 -
La scelta di astenersi dal Sacramento del Matrimonio per tutta la vita per servire con maggiore disponibilità il Regno di Dio è oggi condizione richiesta dalla Chiesa per ricoprire i principali "ministeri ordinati", amministrare la S.Eucaristia e la S.Confessione. Il celibato "per il Regno" è una scelta però contemplata ma non "imposta" dalla Parola di Dio e l'attuale imposizione della sua discriminanza, che divarica in modo permanente la vocazione dell'uomo alla piena comunione di vita della coppia e della famiglia con quella del pieno mandato apostolico e missionario, è in evidente contrasto con la Volontà di Dio, la prassi di Gesù e quella della Chiesa Apostolica (1Tim.3,1-7; Tt.1,6). E' una scelta infatti che mortifica la piena valorizzazione dei carismi e dei doni dello Spirito Santo che vengono elargiti da Dio sia su coloro che sono sulla via del Matrimonio (come Pietro), che su quelli che percorrono la via del celibato e della "Consacrazione Verginale" (come Paolo). La "castità" e la "verginità", così come lo Spirito ce li presenta nella Scrittura, devono essere considerati non nel loro significato fisico e carnale ma in quello spirituale ed interiore. Se fossero da considerare come condizioni del corpo dovremmo pensare che Dio, creando la sessualità umana, il desiderio del corpo, abbia commesso una imperfezione da cui è necessario purificarsi. E' vero l'esatto contrario. Vivere pienamente la propria sessualità illuminata dall'amore è via ordinaria alla perfezione. Chi considera il desiderio sessuale sempre come sinonimo di concupiscenza travisa il significato della intera creazione e commette una bestemmia contro lo Spirito Creatore.

5 -
Il Matrimonio non è un compromesso, un "male minore", un "remedium concupiscentiae" ma una piena e sicura via di perfezione. Quando Gesù parla di "via della perfezione" (Mt.19,21) non parla affatto di matrimonio o celibato ma di scelta radicale di Dio e di rifiuto radicale delle ricchezze. La sessualità è un dono e non è, per sua natura, di ostacolo alla perfezione mentre la ricchezza lo è. La sessualità infatti non origina dal "peccato originale" ma dalla mano creatrice di Dio. Essa infatti è, nella sua essenza e origine, divina, totalmente opportuna, buona e conforme al disegno creatore (Gen.1,31). Il peccato, l'imperfezione sono giunti soltanto successivamente con l'intervento ingannatore del maligno. Anche la sessualità, come ogni altra facoltà umana, è stata contaminata con il veleno dell'egoismo foriero di ogni idolatria. Castità e verginità sono termini umani che cercano di descrivere la condizione di libertà spirituale da ogni foma di idolatria e di male a cui sono chiamati i Figli di Dio. Tutti i Figli di Dio, sposati e non sposati, sono chiamati infatti ad essere, nel loro cuore casti e vergini, cioè sono chiamati a donarsi totalmente a Dio nell'amore ai fratelli (Mc.12,30-31) ed a non avere altro Dio all'infuori di Lui (Es.20,3). Non vi è di fronte a Dio insita a queste due modalità di donazione differenza di grado o di merito ma solo di "mandato", cioè di vocazione. La via di "Consacrazione Verginale" non equivale ad una vita "anaffettiva" perchè tutti hanno bisogno e diritto di ricevere in un bacio, una carezza, il calore della tenerezza umana in un rapporto affettivo speciale, perchè in esso Dio manifesta in modo del tutto particolare la Sua Presenza.

6 -
Verginità e castità spirituale sono sinonimi a "totale appartenenza a Dio" e possono quindi essere vissute o non-vissute sia nel Matrimonio, sia in quella che la Chiesa definisce "Vita di Speciale Consacrazione". Il loro oggetto semantico non è il corpo ma il cuore. Entrambe sono vie di potenziale uguale efficacia santificatrice. Non è la condizione del corpo che conta ma quella dell'anima. Dio si aspetta dalla "consacrazione speciale" e dalla consacrazione ordinaria (propria di ciascun battezzato) il medesino risultato: la santità. "La circoncisione è utile si, se osservi la Legge; ma se trasgredisci la Legge, con la tua circoncisione sei come uno non circonciso. Se dunque chi non è circonciso osserva la Legge, la sua non-circoncisione non gli verrà quindi contata come circoncisione?" (Rm.2,25-26) - La circoncisione, come la verginità, "Non è quella visibile nella carne... la circoncisione (come la verginità) è quella del cuore" (Rm.2,28-29)

7 -
Essere "casti" vuol dire usare dei doni di Dio creatore per il bene dei nostri fratelli e non a servizio del nostro egoismo, non vuol certo dire tenersene lontani per paura del peccato e del giudizio di Dio (Mt.25,25). L'oggetto di ogni "chiamata di Dio", di ogni "Vocazione", è la "Sequela di Cristo", non il matrinonio o il celibato. Matrimonio e celibato sono le vie che liberamente si possono scegliere per rispondere e seguire Cristo. Di fronte alla drammatica mancanza di Sacerdoti, la Chiesa (incurante della sua originaria prassi apostolica inaugurata dal Signore Gesù) preferisce lasciare senza S.Sacramenti intere moltitudini, prefersce abolire decine di diocesi, chiudere migliaia di parrocchie, sconsacrare innumerevoli Chiese ed assistere al diffuso arretramento della Fede Cattolica piuttosto che ordinare al diaconato anche le Donne ed al presbiterato Uomini Sposati e Diaconi Permanenti. "Non abbiamo anche noi il diritto di avere con noi una moglie credente come l'hanno gli altri apostoli, i fratelli del Signore e Pietro?" (1Cor.9,5) - La responsabilità di fronte a Dio di questo comportamento, che gravemente ostacola il "Mandato Apostolico" della Chiesa, non è misurabile per quanto è grave (Gv.6,39). Attualmente, inoltre, la scelta del celibato per i Sacerdoti, i/le Religiosi/e, è una scelta praticamente irrevocabile e questo è un male. E' questa una gravissima mancanza di misericordia e saggezza pastorale. Questa irrevocabilità infatti provoca in molti grandi difficoltà e sofferenze producendo conflitti psicologici ed esistenziali e talvolta atti gravissimi che inficiano la testimonianza della Fede e la credibilità stessa della Chiesa.

8 -
Verso i suoi figli consacrati che attraversano tali difficoltà la Chiesa deve concepire delle soluzioni che mostrino appieno il suo volto misericordioso e materno, conformemente allo Spirito ed alla lettera del S.Vangelo. Gesù, l'uomo perfetto, ci è anche in questo caso di modello. Gesù come "vero Dio" non ha conosciuto il peccato della concupiscenza e come "vero uomo" ha vissuto pienamente la sua dimensione affettiva. Gesù non ha infatti rifiutato affetti specifici e personali (Lazzaro, Maria Maddalena, Giovanni...). Non è conforme al rispetto della nostra umana natura e vocazione vivere senza affetti personali, perchè Dio li ha creati per il nostro bene (1Tm.4,4). Il seme spirituale della castità può portare buoni frutti solo se cade nel terreno fecondo di una affettività personale accettata, sviluppata e matura, come lo era quella di Cristo. Se invece cade nel terreno della immaturità, della frustrazione e della rimozione non porta alcun buon frutto ma scandali e aberrazioni.

9 -
Per un Sacerdote o un/una Religioso/a coltivare santamente un'amicizia, un'affetto od anche desiderare il matrimonio e la vita familiare non vuol dire affatto "voltarsi indietro" e tradire la propria consacrazione, ma considerare responsabilmente la propria umanità (come era quella di Cristo), cioè vuol dire tener conto delle proprie esigenze affettive nella verità e nell'amore verso se stessi, verso il prossimo e verso la Chiesa. E' bene pertanto che le "promesse irrevocabili" e i "voti permanenti" siano evitati (Qo.5,4). Un buon marito ed una buona moglie danno una testimonianza di Fede ed un servizio alla Chiesa di gran lunga superiore a quella di un Sacerdote, di un/a Religioso/a che, per restare fedele alle sue promesse motivate da una scelta orgogliosa ed immatura della via del celibato, si vede costretto a reprimere la propria affettività, esponendo se stesso/a all'aridità esistenziale ed a non infrequenti patologie disadattative e depressive. Infatti chi nega la propria affettività e sessualità finisce per divenirne vittima e schiavo.

10 -
La castità sessuale e la scelta celibataria quando poi sono obiettivi opportunistici derivati da ambizioni personali e di carriera e non rispondono ad una effettiva chiamata soprannaturale, non fecondata dalla potenza dello Spirito, si trasformano in una grande occasione del diavolo divenendo una porta aperta per la superbia, la lussuria, l'avarizia, lo scandalo e quindi la corruzione della Chiesa. Questo avviene, per esempio, anche quando la scelta della "clausura" nasce dal fascino tutto umano che scaturisce dalla sicurezza, dal silenzio, dall'ordine e dalla tranquillità che la vita monastica può indurre in personalità intimorite dalla fatica che comporta l'investire i propri talenti nella difficile realtà della vita nel mondo, in altre parole dalla paura di "sporcarsi le mani". Il nostro Divino Maestro non ci invita all'isolamento ma alla vita nel "mondo", ad essere luce e fermento di salvezza tra gli uomini e per gli uomini (Mt.5,13-16; 13,33). Ogni scelta che propone isolamento e segregazione dal mondo è da valutare alla luce della Parola di Dio. Romitaggio e separazione dal "mondo" sono esperienze transitorie necessarie nel cammino spirituale, ma quando diventano permanenti possono divenire luoghi privilegiati per l'azione tentatrice del diavolo (Mt.4,1-11).

11 -
La castità (come via di affrancamento dalle seduzioni del peccato) considerata nel suo aspetto sessuale (scelta celibataria), in quello economico (onestà e distacco nell'uso del denaro e dei beni) e in quello esistenziale (obbedienza come distacco dal proprio "io") risulta come scelta efficace di santificazione solo se obbedisce alla legge della libertà cioè dell'amore, solo se non è una "fuga dal mondo" ma un vivere le realtà create come una opportunità di conoscenza del Creatore. "Desidero che tutte le cose terrene siano per voi di aiuto per avvicinarvi a Dio Creatore" (25/1/09). Se la castità esce dalla logica della libertà ed entra in quello della paura, dell'interesse e della legge si corrompre e da via di santificazione diviene via di perdizione. Non credere che sia la castità a renderti Santo, ma è piuttosto la Santità a renderti casto. La tua castità non è un fine ma un mezzo per amare e servire di più i tuoi fratelli. Se, invece, diventerà per te un fine, la causa del tuo isolamento, del tuo ripiegarti su te stesso/a, dell'inaridirsi della tua capacità di gioire e di amare, dell'accrescersi del tuo orgoglio e della tua superbia che riducono la tua capacità di ascoltare e comprendere gli altri, sappi allora che la tua irreprensibile castità non è più per te un carisma, un dono che ti porta verso Dio, ma una trappola del maligno, una depravata e peccaminosa illusione.

12 -
Non sarai giudicato sulla tua castità, nè sulla tua povertà, nè sulla tua obbedienza, ma sui frutti di amore che i consigli evangelici avranno prodotto nella tua vita" (1Cor.13,3). Quanti fratelli e sorelle consacrati hanno evitato i doveri del matrimonio e della vita familiare per mettere al loro posto l'amore per se stessi (mascherato dall'amore per Dio)! - Quanti fratelli e sorelle sposati, hanno evitato i doveri di una totale donazione agl'altri per mettere al loro posto l'egoismo della propria vita di coppia e di famiglia! - L'esercizio del discernimento dei Vescovi sulle vocazioni alla Consacrazione Sacerdotale e Religiosa e su quelle al Matrimonio, è gravemente insufficiente. L'avversario continua a promuovere false vocazioni che vengono colpevolmente avallate (sia al matrimonio cristiano, sia di speciale consacrazione) allo scopo di inquinare e corrompere la Chiesa dal suo interno. La Chiesa deve intervenire subito e sanare radicalmente e con misericordia queste dannosissime situazioni che non incontrano un contrasto adeguato da parte di coloro che hanno il dovere ed il potere della vigilanza e del discernimento vocazionale e pastorale (1Tm.5,22). I Vescovi sono personalmente responsabili del discernimento vocazionale e dei percorsi di noviziato. Si usi in questo campo la massima vigilanza. Nei percorsi di vocazione alla "vita consacrata" si pratichino solo "voti temporanei annuali" e sia fatto obbligo di risiedere in comunità esclusivamente della propria nazione di origine. Nei percorsi di vocazione al matrimonio si presti la massima attenzione alla maturità di Fede dei candidati al Sacramento prima che questo venga celebrato.

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43) BELLEZZA E FEDE

a - La bellezza del creato esprime la ricchezza, la grandezza e l'ineffabile eleganza di Dio. La bellezza è il segno visibile dell'amore di Dio. La sensibilità verso la bellezza è la base naturale della spiritualità, è infatti stata donata all'uomo affinchè sia per lui paradigma e di stimolo verso l'ascesi spirituale. Lo Spirito Santo infatti ci permette di comprendere la bellezza come Epifania della Verità. Ogni forma di "Bellezza" fa parte della "Verità" che è in noi, ci interroga e ci dice: "Tu fai parte di me". La bellezza è la voce di Dio il suo continuo richiamo. Il credente è quindi il vero "esteta", colui cioè che ha la possibilità di avere una autentica relazione di armonia con le cose nella loro totalità: formale e sostanziale. Colui cioè che trae dall'esperienza estetica non solo un'esperienza empatica ma anche spirituale. Il termine "estetica" deriva dal latino "aestètica" che vuol dire "sensibilità". Il termine latino a sua volta deriva dal verbo greco "aistànomai" che vuol dire "comprendere, percepire".

b - La conoscenza della bellezza non comprende quindi solo "l'esterno" ma anche "l'interno", non solo la materia ma anche lo "Spirito" delle cose. La suprema bellezza del corpo e del cuore dell'uomo e della donna rappresentano senza dubbio il capolavoro dello Spirito Santo, il vertice creativo di Dio (Ct.1,15-16). La capacità di comprendere la bellezza estetica (esteriore ed interiore) delle cose create come segno della presenza divina è un dono dello Spirito ed un passo indispensabile del cammino di Fede. Per questo la bellezza e l'arte sono "Parola di Dio" e possono essere comprese solo da un cuore aperto alla Grazia. Non solo bellezza ed arte ma anche la scienza, la filosofia e la matematica sono "Parola di Dio" perchè tutto ciò che esiste (eccetto il peccato) parla di Dio. Il peccatore è affascinato dalla bellezza ma non ne comprende affatto la natura e lo scopo e non ne trae alcun insegnamento e vantaggio spirituale. Ecco perchè il peccatore per quanto si possa sforzare nel circondarsi di "bellezza" (la ricerca sfrenata del "lusso") sarà per forza di cose sempre più vittima della bruttezza interiore ed anche esteriore perchè in lui la bellezza non porta alcun frutto. La bellezza infatti che non parte "dall'anima" è una finta bellezza, destinata a portare tristezza e non gioia, solitudine e non comunione.

c - Chi fugge la bellezza del corpo per paura del peccato vuol dire che cova in sè il germe perverso della malizia e della corruzione del cuore. Non è fuggendo la bellezza che si vince il peccato ma accogliendola totalmente, comprendendola al di là della sua superficie. La bellezza diventa occasione di peccato infatti solo per chi ha perso la propria purezza di cuore, solo quando viene considerata in ragione di se stessa e quindi diventa "idolatria" (Ez.16). Chi crede che la sua bellezza sia "roba sua" e non dono/talento di Dio l'ha già persa. La bellezza, privata del suo significato spirituale, si trova ad essere senza scopo, senza valore, senza futuro, è una realtà residuale che fa parte del "peccato del mondo" (Gv.16,9) per cui il "mondo" è già stato condannato. Quando si è invece nella Grazia dello Spirito la bellezza non può che portare a Dio e l'amore a Dio non può che portare bellezza. "Dopo la preghiera mostrate maggiormente la vostra bellezza che vi rende cari a Dio" (18/12/86).

d - Maria ce lo spiega perfettamente quando ci dice: "La gente è troppo preoccupata per la bellezza esteriore e non abbastanza per quella interiore. Lavorate sulla vostra bellezza interiore e la bellezza esteriore arriverà senza che ve ne occupiate". Una volta interrogata sul motivo della sua splendida bellezza Maria rispose: "Sono bella perchè amo"! La vera bellezza, che ci accompagnerà eternamente in Paradiso, sarà il riflesso del nostro amore. Se Dio ti ha fatto dono del talento della bellezza, usala a servizio del bene e non del male, fa che sia per te occasione di Salvezza e non di peccato. La bellezza deve essere sempre specchio dell'amore. Se la bellezza rescinde il suo legame con l'amore si corrompe e diventa idolatria e da luminosa diviene buia, diviene un inutile gioco di specchi. Il compimento della Bellezza è infatti la Fede. Il compimento della Fede è l'Amore. Bellezza e Amore si rispecchiano e compongono così reciprocamente e perfettamente nella Fede. Esempio perfetto e sommo di questa corrispondenza è Maria. "Siate come stelle per dare luce, bellezza... siate splendore, bellezza, gioia, pace e preghiera per tutti..." (25/09/2014).

e - Dio è "perfetto" (Mt.5,48) e noi siamo destinati alla "Sua" perfezione. Il desiderio di perfezione è intimamente connaturato con il nostro essere perchè siamo creature e figli della "Perfezione". Desideriamo la perfezione in tutti gli aspetti del nostro vivere, perfezione di pensiero e perfezione di azione, perfezione di contenuti e perfezione di forme. Più cresce quindi la nostra sensibilità spirituale, la nostra vicinanza con Dio, più cresce il nostro desiderio di perfezione, di eleganza interiore ed esteriore. Più cadiamo invece nella palude del peccato più l'amore per la perfezione smortisce e cede il passo al cinico compromesso, alla triste rassegnazione dell'incompletezza e della superficialità, alla bruttezza del corpo, alla grettezza della mente, all'aridità del cuore, alla goffaggine dei modi, al cattivo gusto per ogni cosa, alla banalità di ogni gesto. Il peccatore cerca di coprire la bruttura maleodorante del suo peccato cercando la bellezza e l'eleganza ma non ci riesce, non ci può riuscire perchè il suo sguardo non è rivolto verso la perfezione ma verso l'imperfezione.

f - L'amore per la perfezione (e quindi l'amore per la bellezza, sua conseguenza) deve essere sempre specchio dell'amore per Dio. Se l'amore per la perfezione perde il sua naturale direzione verso Dio si ripiega su se stesso e si muta nella sua idolatria: "il perfezionismo narcisista". Nel perfezionismo noi amiamo nella perfezione (solo esteriore) non più Dio ma noi stessi, il nostro compiacimento. E' una ricerca totalmente autoreferente. Il "perfezionismo" si configura così come un peccato di superbia dove noi ci poniamo come fine di noi stessi, al di sopra dei nostri fratelli e imponiamo loro il nostro egoismo narcisista.

g - Il "perfezionista" è sempre un egoista, arrogante, impaziente e pedante, i suoi modi sono pretenziosi e stroncatori mentre il vero "amante della perfezione" è umile, gentile con tutti, paziente, buono e tollerante anche verso l'imperfezione più evidente. E' tollerante perchè (aiutato dallo Spirito di Dio) sa vedere la perfezione delle intenzioni e delle potenzialità anche nella imperfezione delle forme, dei limiti e delle fatiche di ogni uomo, sa cogliere sempre ciò che "potrebbe essere" in ciò che si manifesta in modo incompleto, provvisorio ed imperfetto, sa così trovare in ogni situazione il modo più efficace per rincuorare, incoraggiare, spingere ogni persona ed ogni cosa sempre verso la sua migliore realizzazione così come è nella Volontà di Dio: "Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro" (Mt.5,48).

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44) SI DEVE PERDONARE UN TRADIMENTO CONIUGALE?

1 -
Il peccato contro il matrimonio prende nome di "adulterio" (Es.20,14). Il termine deriva dal latino "adulterium" che significa "falsificazione". Indica infatti quei comportamenti che portano il coniuge a rendere "falso" il matrimonio. Il peccato di adulterio si presenta in due forme distinte: il "tradimento coniugale" (il rapporto sessuale fisico e/o relazione affettiva che avviene al di fuori della coppia) ed il "ripudio" (il rifiuto fisico, relazionale, intellettuale del coniuge che avviene in modo esplicito od implicito, dichiarato o tacito). Per "adulterio" si devono intendere quindi tutti quei comportamenti che contraddicono la promessa scambievole dell'amore. Il tradimento del matrimonio è infatti sempre una interruzione dell'amore verso l'altro. Chi tradisce "smette" di amare l'altro a causa del proprio egoismo e non crede più (in modo temporaneo o definitivo) nella "materia" del Sacramento. Alla radice del tradimento c'è sempre una crisi di amore e alla radice della crisi di amore c'è sempre una crisi di Fede ed alla radice della crisi di Fede c'è sempre una crisi di preghiera. E' infatti la Fede (coltivata quotidianamente dalla forza della Parola di Dio, della preghierra e della carità) che alimenta e rende efficace ogni tipo di amore. Sulla crisi di Fede satana ha buon gioco e raggiunge quasi sempre il suo scopo: la fine dell'amore e l'inizio dell'odio, via maestra per la divisione della coppia e la distruzione della famiglia.

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2 -
In quanti modi si può "tradire"cioè smettere di amare?

1) Si può smettere di volere il bene spirituale dell'altro, interrompendo la preghiera per lui/lei e l'offerta dei propri sacrifici in vista della sua progressiva conversione e santificazione (è questo certo il tradimento più grave).

2) Si può smettere di volere "il bene" umano, intellettuale e sociale dell'altro, relegandolo, a causa del nostro egoismo possessivo, ad una posizione defilata, mortificata o subalterna.

3) Si può "ripudiare" il coniuge interrompendo i "rapporti coniugali", privandolo/la del dono del proprio corpo e del proprio affetto, sciogliendo di fatto il sacro vincolo fisico dell'unione sponsale.

4) Si può commettere adulterio (anche solo col pensiero), cioè interrompere (anche per solo un breve momento) il rapporto di fiducia e di fedeltà con un desiderio coltivato, un corteggiamento immaginato od attuato o con una relazione sessuale esterna alla coppia.

5) Si può smettere di amare e quindi tradire il matrimonio cristiano anche "non-perdonando" il tradimento avvenuto e confessato (in qualsiasi forma esso si sia realizzato). Non c'è Cristianesimo e quindi non c'è Matrimonio Cristiano senza una piena e convinta disponibilità al perdono dell'altro (Mt.18,21-22).

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3 -
Tanto più è difficile e doloroso il perdono, tanto più è gradito a Dio e fonte di Grazia per la nostra anima. Non deve però essere un perdono a metà (non prendiamo in giro Dio!). Deve essere un perdono totale che riporti il Matrimonio al suo slancio iniziale. Questo per il mondo è impossibile, ma per noi cristiani è possibile perchè con la Grazia del Sacramento nuziale "tutto è possibile a Dio". Nella solenne promessa dell'amore scambievole del Matrimonio è compresa la promessa al perdono reciproco perchè senza perdono non ci può essere amore cristiano. Se nella promessa sacramentale degli sposi non era implicitamente e consapevolmente compresa la promessa del perdono reciproco (anche nel caso di adulterio) il matrimonio è da considerarsi nullo per insufficienza di "materia". E' più grave di fronte a Dio la situazione di colui o colei che non vuole perdonare rispetto a quella di chi ha sbagliato e riconosce il suo errore. Non voler perdonare vuol dire infatti tradire la promessa nuziale, chiudere con le nostre mani la porta della Divina Grazia. Vuol dire compiere contro di noi l'atto in assoluto più stupido, grave, tragico e nefasto (che può essere paragonato per gravità solo alla bestemmia contro lo Spirito). Il perdono ha agli occhi di Dio un valore immenso. Perdona e non giudicare mai il tuo coniuge che è "caduto" e ricorda che: "Chi dice a suo fratello: "traditore" sarà condannato al fuoco dell'inferno" (Mt.5,22). Il perdono totale e perfetto di un tradimento coniugale ti conquista meriti spirituali di cui godrai gli indicibili effetti in eterno. Dovresti (paradossalmente) ringraziare chi ti ha involontariamente offerto, a causa della sua fragilità, questa straordinaria opportunità di perdono e di Salvezza.

(cfr.: Mt.5,13-16; 27-32; 38-42; 7,1-5; 19,1-9;
Mc.10,1-12; Lc.6,37-49; Gv.8,1-11)

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45) SPIRITO, ANIMA E CORPO

Nella Scrittura con "Spirito" si identifica la natura stessa di Dio (Gv.4,24), mentre con la parola "carne" si identifica l'uomo della sua realtà fisica, corporale, creata da Dio con tutto il resto della natura. La carne, cioè la materialità del "corpo", come tutto il creato è cosa molto buona ma comunque soggetta alla legge del tempo e della morte. Tutta la "materialità" del creato è un "linguaggio", lo Spirito è il contenuto divino ed immortale che il linguaggio materiale e corporeo esprime in modo immanente. La carne rappresenta quindi l'uomo mortale, condizionato dalla sua miopia, debolezza e provvisorietà. La carne non rappresenta tutto l'uomo ma solo la sua parte materiale, la parte immortale dell'uomo, il luogo dove abita il suo Spirito prende il nome di "Anima" (Mt. 16,26).

L'Anima è il luogo del nostro "sè" immortale, è l'essenza spirituale ed eterna della nostra identità. Non ereditiamo i caratteri dell'Anima dai nostri genitori perchè, mentre per il corpo e per la mente siamo condizionati dalle leggi della ereditarietà naturale, per l'Anima non è così, essa è svincolata dalla leggi di natura perchè è Spirito e non materia e precede la creazione della natura stessa provenendo direttamente dallo Spirito di Dio "che aleggiava sulle acque" e che è stata effusa nel corpo dal "soffio" di Dio e portata a pieno compimento dalla Redenzione (Gen.1,2; Gen.2,7; Gv.20,22).

L'Anima dell'uomo, senza lo Spirito di Dio, non esiste, è una scatola vuota e non ha il potere di salvarlo. Se, invece, l'Anima si nutre dello Spirito di Dio, diventa pienamente se stessa, libera e immortale, illumina e svela lo scopo e la piena bellezza del corpo, della mente e della vita stessa. Il Verbo si è fatto "carne" affinchè l'uomo potesse diventare "Spirito" per poter raggiungere, in Dio, la vita che non muore (Gv. 1,10-14). Il Corpo illuninato dall'Anima santificata è manifestazione dello Spirito. Solo il Corpo di Cristo (e per causa sua quello di Maria) è manifestazione perfetta dello Spirito mentre in noi la manifestazione è imperfetta. Questa imperfezione è il luogo provvidenziale del nascondimento di Dio dietro la "natura" e quindi è lo spazio della nostra libertà. L'accoglimento o meno della Fede e della Salvezza determina il destino del corpo (oltre che dell'Anima). Il corpo dei "redenti" è destinato, dopo la morte, a rinascere nello Spirito conformandosi al Corpo di Cristo, ad essere cioè rigenerato in un corpo "trasfigurato" per la vita eterna (Mt.17,2; 1Cor.15,42-53). Il corpo degli altri uomini, che non hanno ritenuto di accogliere il dono della Salvezza, è destinato alla irreversibile dissoluzione, la loro Anima alla eterna perdizione.

Il Corpo materiale non è "nostro" ma ci è dato per un tempo definito, che chiamiamo "vita terrena", come compagno della "nostra" Anima. Il corpo è quindi strumento essenziale della Creazione e della Redenzione dell'uomo. Attraverso questo dono meraviglioso la nostra Anima ha l'opportunità di sviluppare la sua adesione al progetto di Dio e raggiungere la sua dimensione divina ed eterna. Soprattutto attraverso gli atti di amore concreto e corporale verso il nostro prossimo (1Gv.4,20), avviene il processo di santificazione e di redenzione (Mt.25,31-46) della nostra Anima. Per il dono del corpo sia rivolto a Dio un continuo ringraziamento!

Il corpo quindi, in quanto strumento di Carità, diviene strumento di Redenzione dell'Anima e per questo va amato, curato e conservato in bellezza e salute. Pertanto le attività di cura del corpo e quelle sportive sono cose buone se hanno lo scopo di custodire il dono per renderlo sempre più adatto alla sua missione salvifica che è quella di essere strumento dell'Amore verso il prossimo (Gv.13,34).

Quando invece la cura del corpo e l'attività sportiva divengono atti di superbia, di narcisismo, cioè atti di culto della "idolatria del corpo" allo scopo di procurare ricchezza, piaceri, successo mondano, allora si pongono contro la Volontà di Dio, contro il vero significato del corpo stesso e conducono alla morte dell'Anima e al mancato raggiungimento della Salvezza.

Ci è stata donata un'Anima immortale ed un Corpo mortale. Mettiamo il nostro Corpo a servizio della nostra Anima ed otterremo la Vita Eterna nella gioia di un Corpo Spirituale. Se invece ci faremo dominare dal nostro Corpo e dimenticheremo la nostra Anima, perderemo insieme Corpo ed Anima, la nostra vita volgerà verso il male, la solitudine e la disperazione eterna.

In quale momento si può meglio avvertire la presenza della nostra Anima? Quando si riceve la S.Eucaristia. In quel momento infatti percepiamo con forza straordinaria la presenza della nostra Anima, vivificata dalla presenza di Gesù Eucaristico. In quel momento siamo avvolti dal bisogno spirituale di dare compimento al desiderio di amore e di comunione piena e totale con Gesù e in quel momento sentiamo con rammarico tutto il peso del legame che la nostra Anima tiene con il corpo, legame che si scioglierà solo nel momento della nostra morte corporale, solo in quel momento l'Anima potrà liberarsi dal peso terreno e raggiungere la piena Comunione Eucaristica.

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46) MOMENTI DIFFICILI

Ci sono dei momenti, nella nostra vita, dove ci sentiamo davvero soli. Ci sono periodi in cui non troviamo dialogo e comprensione nelle persone che ci stanno accanto. Ci sono momenti in cui neppure l'affetto della moglie, del marito, dei figli o dei genitori sembra mostrarci il suo volto. Sono i momenti in cui diciamo: "nessuno mi ama, nessuno mi vuole bene" (Sal.88;142). Talvolta non troviamo conforto neppure nei fratelli nella Fede o nella parola del Sacerdote ed anche la Preghiera ci sembra difficile ed arida. Sono questi i momenti cruciali dove la nostra Fede viene vagliata, passata al setaccio della tentazione e dello scoraggiamento. Sono questi i momenti dove si verifica la reale natura del nostro rapporto con Dio (Gb.33,12-22). Si presenta a noi, in questi momenti, una scelta: accettare la nostra croce e confidare nell'amore di Dio, sapendo che dopo il calvario viene sempre la risurrezione, o abbandonare la Fede, e, con essa, i doveri e le responsabilità che derivano dalla nostra condizione familiare e sociale ed lasciarci andare alle consolazioni dei piaceri mondani. Se viene permesso al diavolo di "provare" la nostra Fede è perchè essa può superare la prova. Se attraverso la tentazione di ogni specie di piacere (Lc.4,13), e la paura di una dolorosissima morte (Mt.26,39), il diavolo ha cercato di togliere la Fede a Gesù, farà lo stesso anche con noi. Ma noi, come Gesù, dobbiamo rendere la nostra volontà e la nostra Fede dura come roccia e superare la tentazione, con la consapevolezza che stiamo attraversando una prova decisiva della nostra vita, e con la certezza che Dio ci ama e non tarderà a soccorrerci (Gv.12,27).

Un consiglio pratico: quando sei nell'abbattimento e nell'angoscia e non riesci neppure a pregare, prendi un Vangelo e mettiti a leggere, leggi con fede le parole sante di Gesù e vedrai che troverai pace e conforto. La Parola di Dio ha un potere straordinario di consolazione e di guarigione! Dio fa qualche volta con noi, quello che fanno tutti i genitori con i loro bambini, quando vogliono verificare le loro reazioni al fatto di esser lasciati soli. In realtà i genitori non li lasciano soli, si nascondono soltanto per un po', e guardano se il loro bambino piange oppure ha in sè la forza di sostenere un po' la loro lontananza. Dio è contento se riusciamo a sostenere, a reggere per un po' la Sua apparente lontananza perchè immancabilmente questa farà parte del nostro cammino verso di Lui come ha fatto parte del cammino di Gesù che sulla Croce grida: "Dio mio perchè mi hai abbandonato?"
(cfr.: Mt.4,1-11; 16,24-25; Lc.4,1-13; 8,22-25; Gv.16,16-24)

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47) I MOMENTI SACRI DELLA FAMIGLIA

Una famiglia cristiana che prega e ama è un pezzo di Paradiso nel mondo. Dobbiamo riportare Dio al centro della nostra famiglia. Solo così la salveremo dalla dissoluzione. "Non permettete a satana di operare nelle vostre vite attraverso malintesi, incomprensioni e mancanze di accoglienza gli uni da parte degl'altri" (25/1/90). Dobbiamo valutare lo stato attuale della nostra situazione e, dalla attuale situazione dobbiamo gradualmente e dolcemente attuare dei cambiamenti concreti per riappropriarci degli spazi e dei momenti sacri della nostra casa e della nostra famiglia. I tre luoghi sacri della casa sono: la camera degli sposi, la tavola ed il luogo dove accanto alla S.Croce, dove preghiamo insieme e leggiamo la Parola di Dio. "Mettete la Sacra Scrittura in un posto visibile nella vostra famiglia. Leggetela e vivetela" (25/8/96). In questi tre luoghi sacri della casa siamo chiamati a vivere ogni giorno l'esperienza dell'amore familiare che viene da Dio e si diffonde attraverso gli sposi e i genitori sui figli. Per vivere questo amore che è fatto di preghiera, di ascolto, di dialogo, di gioia ,di allegria, di sacrificio e di donazione reciproca, dobbiamo escludere ciò che lo impedisce incominciando a spegnere la televisione per i tre grandi momenti dell'amore familiare: il momento dell'intimità degli sposi, i pasti della famiglia riunita e il momento della preghiera comune. "Se alla sera guardate a lungo la televisione e leggete i giornali, la vostra testa si riempirà solo di notizie e di tante altre cose che vi tolgono la pace" (30/10/83).

ll pranzo e soprattutto la cena insieme, sono figura della gioiosa Mensa del Paradiso e vanno difesi da ogni possibile disturbo: da quello della tv ma anche dalla "maledetta fretta", da telefoni e telefonini, lettura di giornali ecc...ecc... Satana vuole distruggere la famiglia proprio cominciando dal distruggere la "cena in famiglia". Spegnamo quindi televisione e stacchiamo per un po' i telefoni, per tener acceso il cuore. Dobbiamo riappropriarci della bellezza e del piacere di essere insieme e ringraziare Dio che, congiuntamente, ci dona l'alimento del corpo (il cibo) e quello dello Spirito (l'amore). Agiamo con gradualità e dolcezza ma agiamo e riconquistiamo per Dio e per noi gli spazi dell'affetto, del dialogo, della preghiera, dove la linfa dell'amore possa circolare di nuovo nella nostra famiglia e donarle nuova vita. Non imponiamo regole agl'altri ma imponiamole a noi stessi e cerchiamo di dare "buon esempio".
(cfr.: Mt.7,24-27; 10,34-39; 12,33; Mc.9,42-50; Lc.17,1-3)

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48) UNA PREGHIERA PER LA NOSTRA MORTE

Una bella preghiera per una santa morte da recitare ogni giorno:

Signore! Donami una santa morte, nel momento da Te deciso, qualsiasi esso sia (Sap.4,7-16) fosse anche quello che ora giunge, Signore! Fa che mi colga preparato/a, al termine di una vita segnata dall'amore per Te e per il mio prossimo, riconciliato/a e confortato/a dai S.Sacramenti e sostenuto/a da una forte Fede e dalla certezza di essere subito accolto/a da Te, nella tua casa di luce e di amore (2Tm.4,6-8). Fa che nell'ultima agonia io possa avere in me la gioia di chi, sapendo di aver vinto la sua gara, pregusta il momento in cui riceverà il premio tanto desiderato. Il momento della morte infatti non suggella la fine della vita ma la fine della morte che ha come un'ombra accompagnato tutta la nostra vita terrena. Con la morte (per i salvati) termina infatti il tempo della morte e inizia la pienezza di vita. Non permettere Signore che la morte mi colga nel peccato, lontano da Te!

"Voglia il Cielo che mi sia concesso di morire nel momento più opportuno". (S. Gregorio di Nissa)

Risparmiami da una lunga malattia. Non permettere un'agonia inconsapevole e artificialmente prolungata da farmaci e terapie. Non permettere a mano d'uomo di accorciare o di allungare in modo non naturale la durata della mia vita terrena in contrasto con i tempi stabiliti dalla tua Santa Volontà. Che nell'agonia io non sia troppo colpito/a dal dolore del corpo e non sia così di peso a chi mi è accanto. Permettimi di dare nel tempo del dolore una vera testimonianza di coraggio e di Fede. Se dovrò morire da solo/a, manda il tuo Santo Agnelo Custode a confortarmi. Dammi la forza di offrire a Dio ogni sofferenza che mi sarà data da patire per amor Tuo, in remissione dei miei peccati, per la salvezza dei miei cari, per la Chiesa ed il mondo intero, nella certezza che questo mio dono possa essere compreso nel dono della Redenzione di Cristo, infatti: "Se moriamo con Lui, vivremo anche con Lui, se con Lui perseveriamo, con Lui anche regneremo (2Tm.2,11-12)".

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49) CHI SONO QUELLI CHE SI SALVERANNO?

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Gesù ci ammonisce a non giudicare personalmente nessuno, nè per biasimarne le presunte colpe (Mt.7,1-5), nè per esaltarne le presunte virtù (Sal.143,3; Mt.7,11; 19,17; Lc.6,26;) perchè solo Dio è "Santo" (Is.8,13) e a Lui solo spetta il giudizio (Mt.25,31-46). Il giudizio nostro (oltre ad essere abusivo) sarebbe in ogni caso sbagliato (Sir.11,28; Mt.19,30;23,12) perchè la Verità di Cristo supera e talvolta sconvolge le nostre categorie e certezze (Gv.9,39). Quando saremo in Paradiso (Dio lo voglia!), ci stupiremo a causa delle grandi sorprese che troveremo. Vedremo più vicine a Dio persone del tutto sconosciute alla storia della Chiesa, persone che hanno maturato la loro santità nel pieno anonimato e nascondimento, mentre apprenderemo con meraviglia che alcuni che pure la Chiesa ha proclamato trionfalmente Santi o Beati non sono ancora tra il numero degli eletti. I criteri di giudizio per le "cause del Santi" devono seguire una nuova e più rigorosa prudenza e un principio su tutti deve prevalere: la santità di vita è sempre accompagnata, ad imitazione di Cristo, da Fede semplice e intangibile, umiltà, povertà personale, amore gioioso, servizio ai più poveri, preghiera continua, sofferenza e persecuzione accettata ed offerta. Quando anche uno solo di questi elementi manca o non è del tutto evidente, è bene astenersi da ogni procedura di giudizio.

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2 -
Il Signore ci spega quali sono i criteri generali su cui si baserà il Suo giudizio e ci fa capire quali sono gli atti che ci portano alla Salvezza e quali quelli che ci portano alla rovina ed alla perdizione eterna. Questo è quello che a noi serve per indirizzare verso il bene la nostra vita. A noi serve il criterio del giudizio che sarà espresso su di noi, non il merito di esso, riguardo altri. Non spetta a noi giudicare la santità o il peccato di altri (1Cor.4,5). Gesù avvoca a Sè il giudizio, alla sua infinita e perfetta Giustizia e Misericordia. Saremo giudicati dall'Amore (Dio), sull'Amore (verso il nostro prossimo). Tutto il resto non conterà nulla. Il giudizio avrà come oggetto i pensieri, le parole, le opere e le omissioni che avremo compiuto esercitando la nostra libera volontà che si è espressa con la nostra libera scelta. Quindi tutti gli uomini che non hanno potuto esercitare la loro libera volontà (perchè concepiti e mai nati o uccisi prematuramente o impossibilitati all'esercizio della ragione da violenza o malattia) sono salvati totalmente "per Grazia", cioè per autonoma e immediata iniziativa di Dio. "I bambini uccisi nel seno materno ora sono come piccoli angeli attorno al trono di Dio" (3/9/92). Sono nel Paradiso una moltitudine immensa tutti i bambini battezzati e non battezzati che sono stati uccisi da violenza o malattia e sono tutti Santi. La Chiesa li festeggia tutti insieme il 28 dicembre.

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3 -
Altra azione straordinaria della Divina Misericordia riguarda tutti coloro che, rimasti soli nella sofferenza, si sono lasciati vincere da un momento di assoluta disperazione e si sono tolti la vita. Per loro l'infinito amore di Dio non preclude la via della salvezza eterna. Contro la Divina Misericordia è la norma canonica che inibisce le esequie religiose per i "peccatori manifesti". Deprecabile e causa di grave scandalo ed omissione pastorale è l'applicazione di tale norma da parte dei Pastori per i defunti suicidi o che vivevano in situazioni di convivenza non regolare. Nella via ordinaria, alla Grazia deve corrispondere il merito di una libera risposta. E questa risposta riguarda un unico argomento: l'Amore. Dio che, per amore, ci ha creati e vuole accoglierci come figli per vivere eternamente nella Sua amicizia, vuole da noi una risposta d'amore, un'adesione piena e libera al Suo invito (Lc.14,15-24). Questa risposta d'amore deve realizzarsi concretamente nella principale conseguenza della nostra adozione a figli: la fraternità con gli altri uomini (1Gv.3,17;4,20). Ecco che la risposta all'amore di Dio si misura nell'amore agli uomini (Mt.25,31-46). Sono innanzitutto salvi e santi quindi tutti gli uomini, credenti e non credenti, che si sono resi simili a Cristo nell'atto di amore più grande: "Dare la vita per i propri amici" (Gv.15,13). Si trovano già nella gioia di Dio tutti i martiri della Fede, della Giustizia, della Libertà, tutti coloro che sono stati uccisi dal potere del male a causa della loro integrità morale e del loro altissimo senso del dovere (Ap.18,24). Tutti coloro cioè che non a parole ma con la loro stessa vita si sono assimilati a Cristo fino al dono totale di sè. L'amore a Dio non viene misurato infatti con nessun criterio formale od esteriore ma solo nella pratica attuazione della Sua Volontà (Mt.7,21-23; 12,33; 16,27; 21,28-32; Lc.14,27; Gv.13,34). Sono salvi tutti gli "uomini giusti" coloro cioè che hanno amato il loro prossimo nel nascondimento, nel fedele impegno della loro vita quotidiana (Lc.10,25-37).

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4 -
Si salveranno quelli che pur non avendo conosciuto Cristo (perchè mai annunciato o perchè annunciato in modo incompleto e incoerente) avranno amato i loro fratelli ascoltando la voce dello Spirito Santo presente nella coscienza di ogni uomo (Ez.18,5-9; Rm.2,14; 10,20) e in ogni autentica Fede religiosa (1Gv.4,7). - "Musulmani, Ortodossi, Cattolici, tutti siete uguali davanti a Mio Figlio e Me. Siete tutti figli miei. Non tutte le religioni sono uguali davanti a Dio, ma gli uomini si. Anche i non cattolici sono destinati a raggiungere la Salvezza se vivono seguendo rettamente la voce della propria coscienza" (20/5/82). - Sono annoverati in Cielo tra i "figli di Dio" salvati e santi tutti coloro che hanno scelto come scopo della vita "l'Amore" (anche se non hanno saputo riconoscere in esso la presenza e l'essenza di Dio). - Sono redenti "de facto" tutti coloro che hanno fatto del bene ai loro fratelli (pur non avendo visto in loro il volto di Cristo -Mt.25,37-). - Dio apre la sua casa a tutti coloro che hanno vissuto la loro vita sospinti da un intimo e puro desiderio di bene, di giustizia o di verità (anche quando questo desiderio è stato da essi considerato soltanto un semplice "umano sentimento"). - Chi ha invece incontrato l'autentica proposta redentrice di Cristo sarà giudicato soltanto in relazione a Lui (Gv.10,9; Rm.10,4; Eb.10,29). - Egli è infatti l'unico "Mediatore" (Eb.9,15). - Per chi ha incontrato Cristo attraverso l'annuncio fedele della Chiesa e ne fa parte, Gesù diviene l'unica porta, la via obbligata per rispondere all'amore di Dio e non potrà salvarsi attraverso un'altra via (Mt.10,39; 12,30; Lc.11,23;12,9; Gv.3,18; 10,1-5; 15,5; Rm.10,9; 2Pt.2,21; 2Cor.2,16). - Coloro che appartengono alla Chiesa saranno misurati in conformità ai doni ricevuti ed alle responsabilità coperte, considerando dettagliatamente i frutti concreti della loro testimonianza di Fede. Chi ha seguito invece Gesù con piena radicalità e amore mettendo in pratica ogni Sua Parola non sarà neppure più giudicato ma è già salvo (Mt.19,29; Rm.8.1).

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"Chi ascolta la mia Parola e crede nel Padre che mi ha mandato ha la vita eterna. Non sarà più condannato. E' già passato dalla morte alla vita" (Gv.5,24).

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50) CHI SONO QUELLI CHE NON SI SALVERANNO?

1 -
"Ai vincitori toccherà questa parte di beni. Io sarò il loro Dio, ed essi saranno i miei figli. Ma i vigliacchi, i miscredenti, i depravati, gli assassini, gli svergognati, i ciarlatani, gl'idolatri e tutti i bugiardi andranno a finire nel lago di fuoco: questa è la seconda morte" (Ap.20,6; 21,7-8). Gesù ci spiega nel Vangelo che non entreranno nel Regno di Dio tutti coloro che hanno escluso deliberatamente dalla loro vita l'Amore verso il loro prossimo (Sir.41,17-26; Mt.25,42; 1Cor.6,9-10), cominciando dai propri familiari (1Tm.5,8). Nel loro cuore non c'è stato spazio per Dio e per i fratelli, hanno speso tutto il loro tempo, i loro pensieri, le loro parole e le loro azioni unicamente a servizio del proprio egoismo (Ml.3,5; Mt.16,25; Lc.14,15-24; 16,19-31; 2Ts.2,10). Difficilmente si salveranno coloro che non hanno voluto credere nel destino immortale della loro anima ed hanno così dedicato la loro vita unicamente ai piaceri del proprio corpo (Sap.2,1-11). Difficilmente si salveranno coloro che hanno adorato il denaro e accumulato tesori sulla terra (Lc.6,24-26). Difficilmente si salveranno coloro che si considerano giusti ed hanno giudicato con severità gli altri (Rm.2,2). Molto difficilmente si salveranno "i moralisti", che credono di praticare ogni virtù ma in realtà vivono senza amore, accecati dal rancore del peccato di giudizio. Coloro che hanno cercato di chiudere le porte della Salvezza, accecati dall'invidia verso i peccatori perdonati (Lc.15,30), e per questo hanno emesso ingiuste sentenze ed espresso scomuniche, interdetti e condanne (Mt.7,2; Lc.6,37).

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Difficilmente si salveranno coloro che non hanno accettato l'universalità dell'amore di Cristo ed hanno discriminato un uomo da un altro uomo. Hanno costruito intorno al proprio cuore delle frontiere impenetrabili in cui hanno confinato il loro amore. Sono coloro che amano solo se stessi, solo la loro famiglia, solo la loro nazione, solo la loro cultura e religione. Difficilmente si salveranno coloro che non hanno saputo perdonare di cuore le offese ricevute (Mt.6,15). Difficilmente si salveranno coloro che attraverso l'inganno o la violenza fisica o psicologica hanno in qualsiasi forma fatto del male al loro prossimo perchè "Dio odia chi ama la violenza" (Sal.11,5). Difficilmente si salveranno coloro che non hanno voluto pentirsi, ravvedersi e, confessati i loro peccati, riconciliarsi con chi hanno danneggiato ed offeso (Lc.19,8). Difficilmente troveranno salvezza coloro che diffondono sostanze tossiche ad uso personale (droghe) e coloro che in qualsiasi forma favoriscono o diffondono il vizio del gioco d'azzardo. Difficilmente si salveranno gli istigatori dell'odio, della vendetta e tutti coloro che si arricchiscono con il commercio delle armi. Molto difficilmente si salveranno coloro che approvano, favoriscono e giustificano le guerre. Molto difficilmente si salveranno coloro che fomentano discordie, contese e conflitti tra popoli e nazioni.

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Difficilmente scamperanno alla condanna coloro che hanno inquinato terra, aria e acqua, provocando la diffusione di veleni e tossici ambientali. Difficilmente si salveranno gli inquinatori delle menti e dei cuori, i calunniatori e i mistificatori della verità. Difficilmente si salveranno coloro che si sono arricchiti sfruttando ingiustamente il lavoro degli altri (Dt.24,14-15; Tb.4,14; Sap.19,13-16; Sir.34,22; Gc.5,4-6). Difficilmente si salveranno senza pentimento, coloro che hanno prostituito il proprio corpo o offeso e sfruttato sessualmente quello degl'altri (Ez.22,11; 1Cor.6,16). Assai più difficilmente si salveranno coloro che hanno prostituito per denaro o desiderio di notorietà la propria mente e la propria intelligenza mettendola a servizio di ciò che è contro Dio e contro l'uomo. Assai difficilmente si salveranno coloro che si sono prodigati a ferire il Corpo di Cristo promuovendo la divisione nella Chiesa od operando atti di proselitismo volti ad allontanare i credenti dalla Chiesa Cattolica e dalla vera Fede.

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4 -
Ipocrisia nella Fede:

a -
Difficilmente si salveranno gli ipocriti, che si presentano agl'altri come giusti e amici di Dio (Mt.7,22), ma in realtà non fanno nulla che sia conforme alla Sua Volontà, usano la religione e la Fede solo per mascherare il loro egoismo, essere onorati dagli uomini e vivere alle spalle degl'altri senza lavorare (Mt.21,28-32). Assai difficilmente si salveranno coloro che nascondono le loro idolatrie sotto abiti ed incarichi sacri (Mt.5,20). Difficilmente si salveranno coloro che per paura del peccato e del giudizio di Dio hanno chiuso il loro cuore all'amore del prossimo, hanno rinunciato al loro impegno nel mondo e si sono isolati in modo permanente dagli altri uomini pensando di conquistare la santità con l'isolamento, la sola preghiera e pensano che la Fede possa vivere senza le opere (Mt.25,25; Mt.25,41-45; Gc.1,27). "Vi invito a vedere chi ha bisogno del vostro aiuto spirituale o materiale" (25/2/97).

b -
La preghiera e le opere di misericordia (la carità) sono i due frutti complementari ed inscindibili della Fede. La sola preghiera od il solo servizio ai poveri non adempiono in modo completo al mandato della Fede. Nulla infatti può sostituire la preghiera e nulla può sostituire la carità (salvo il caso in cui la carità verso i fratelli sia impedita dall'isolamento forzato dovuto a malattia o a reclusione. In questi casi, e solo in questi casi, l'offerta della sofferenza sostituisce pienamente l'adempimento delle opere di misericordia spirituale e corporale. La carità fraterna esercitata solo all'interno delle comunità residenziali è necessaria ma non sufficiente ad adempiere pienamente il mandato dell'amore cristiano). Alla preghiera ed al lavoro è sempre da associare l'impegno di carità rivolto all'esterno delle comunità. Il lavoro poi non deve superare i limiti dell'automantenimento e non deve inserirsi negli ambiti del mercato mondano. I monasteri non devono diventare aziende. Quante comunità monastiche preferiscono associare alla preghiera il commercio piuttosto che la carità!

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E' davvero in grave errore chi pensa di donarsi a Dio senza donarsi ai fratelli (Gv.13,14; Gc.2,14-26; 1Gv.5,2)! "Non voglio che la vostra vita trascorra nelle parole ma glorificate Dio con le opere" (25/4/91). "Abbandonare il mondo" ha significato per i Santi abbandonare il peccato e i suoi ingannevoli piaceri, non certo abbandonare la responsabilità familiare e sociale, la carità, l'operosità ed il servizio quotidiano ai poveri.

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5 -
Difficilmente si salveranno coloro che, incuranti del giudizio che li attende, accumulano peccati indotti dai loro vizi: "Egli infatti punirà soprattutto quelli che seguono i desideri più schifosi e disprezzano l'autorità di Dio" (2Pt.2,10). Difficilmente si salveranno coloro che diffondono materiali dai contenuti pornografici o violenti. Molto difficilmente si salveranno coloro che moriranno senza pentimento, dopo che hanno insozzato le fonti della Grazia commettendo scandali, per motivo dei quali, qualcuno ha raffreddato o abbandonato la sua Fede (Ez.34,19; Mt.18,6-9; Lc.17,1-3).

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6 -
Scandalo e simonia:

a -
Scandalo e simonia sono i peccati perdonabili (considerando come imperdonabile solo la bestemmia contro lo Spirito Santo) ritenuti da Dio più gravi. Contro di essi Gesù usa parole terribili che fanno tremare le nostre labbra ed i nostri polsi: - "Chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato in mare!" (Mt.18,6). - "Guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Sarebbe meglio per quell'uomo non essere mai nato" (Mt.26,24).

b -
Lo scandalo è l'effetto devastante che opera nel cuore degli uomini, la presenza del male nelle persone che si professano cristiane e amiche di Dio. Lo scandalo è manifesto tradimento della Fede, una ferita diretta al cuore di Cristo. Lo scandalo è peccato di idolatria, aggravato dal tentativo di mistificazione della verità. Lo scandalo nella Fede si compie ogni volta in cui nella Chiesa avviene una "controtestimonianza" cioè ogni volta un battezzato, una famiglia, una comunità, un pastore contraddice pubblicamente la sua professione di Fede con un comportamento incoerente, ogni volta cioè che manifesta in modo esplicito una mancanza di unità (tutti coloro che non sono in comunione con la Chiesa Cattolica vivono, molti senza specifica responsabilità personale, in una condizione di "scandalo"), di amore, di gioia fraterna e di fedele impegno apostolico.

c -
Coloro che provocano o anche giustificano o tollerano gli scandali nella Chiesa Cattolica e fuori di essa, sono i più efficaci strumenti del male a favore dell'ateismo, dell'agnosticismo e di ogni allontanamento dalla Fede. Particolarmente odiosi, agl'occhi di Dio, sono gli scandali riferibili alla ricchezza, in specie quelli riconducibili alla simonia (At.8,9-24), alla castità e quelli che riguardano la rottura dell'unità della Chiesa. La sete della ricchezza corrompe moltissimi membri del clero e del laicato. Verso questi fratelli e sorelle che hanno accumulato ricchezze e vivono con un tenore di vita non conforme alla sequela di Cristo, la Chiesa è chiamata ad un fermo ammonimento e ad un profondo apostolato di conversione.

d -
Coloro che si sono macchiati di gravi peccati sessuali devono essere esaminati con estremo rigore. Coloro che sono sospettati di abusi su minori o diversamente abili devono essere (se appartenenti al clero) immediatamente sospesi dal servizio pastorale (già nella primissima fase istruttoria dell'indagine) e, se i fatti vengono provati, rapidamente ridotti allo stato laicale e indotti fraternamente ad un profondo e lungo cammino penitenziale avendo tradito ignomignosamente la loro vocazione e insozzato la Chiesa di Dio. Gravissimo peccato inoltre sarà ascritto a tutti coloro che hanno rotto l'unità della Chiesa e hanno indotto altri a lasciare la Chiesa Cattolica. Molto difficilmente si salveranno coloro che si sono macchiati di azioni scismatiche infliggendo mutilazioni al Corpo di Cristo con la fondazione di nuove chiese.

e -
Nel peccato di simonia invece non solo tradiamo la signoria di Dio e lo "vendiamo" per denaro, potere, umano interesse, ma ci serviamo delle cose di Dio per adorare il suo nemico (Mt.6,24). Il più grave peccato di simonia è stato quello di Giuda che ha venduto il Signore stesso per denaro (Lc.22,3-6). Da questo peccato discendono tutti gli altri tradimenti di Cristo fatti per denaro, per sete di potere, per paura della povertà, della persecuzione o del martirio. La simonia è infatti il gravissomo peccato di coloro che fanno mercato delle cose di Dio a proprio materiale vantaggio, in altre parole, è il peccato di coloro che "fanno soldi" speculando sui bisogni spirituali delle persone (Mc.11,15-17). Questo accade quando il denaro (che deve restare lontano dalle relazioni pastorali e liturgiche) si insinua invece a corrompere i rapporti ecclesiali. Si apre la strada alla simonia quando il denaro diviene "de facto" prezzo o contropartita di un atto (liturgico, deliberativo, di nomina, di approvazione o di qualsivoglia altra natura inerente all'attività pastorale) che generi, per chi lo compie o per altri, privato tornaconto, personale convenienza, individuale o collettivo vantaggio o privilegio nell'ambito o fuori della Chiesa.

f -
Sono atti di simonia ad esempio quelli che portano (per interesse non spirituale) a modificare le procedure e le forme nell'amministrazione dei S.Sacramenti, che condizionano i tempi e l'esito delle cause di canonizzazione dei Santi attraverso comportamenti irregolari di metodo nelle istruttorie e di merito nei giudizi. E' ascrivibile spesso al peccato di simonia (meno spesso a quello di accidia) il vizio di "pregiudizio" che può condurre il postulatore indegno (od altri attori della causa) ad una voluta visione non equilibrata delle prove e ad una sistematica e partigiana sopravvalutazione o sottovalutazione delle testimonianze "a favore" o di quelle "in opposizione".

g -
Sono anche atti di simonia quelli che favoriscono o impediscono in modo scorretto le dichiarazioni di nullità del matrimonio, che determinano privilegi, favoritismi, diseguaglianze canoniche nel corpo della Chiesa. Questi iniqui atti normativi assumono agli occhi di Dio una inaudita gravità. Occorre in questo ambito da parte della Chiesa una severissima sorveglianza ed il coraggio di affrontare e correggere gli errori del passato. Tutti gli atti elettivi e deliberativi della Chiesa che sono adombrati da sospetto di irregolarità, soprattutto quando questa irregolarità sembra dovuta a volontaria negligenza o a simonia, devono essere inibiti e riesaminati per essere pienamente illuminati dalla inesorabile verità che viene da Dio (Lc.8,17). Durante il riesame la validità canonica di codesti atti deve essere in ogni caso sospesa. In particolare devono essere prudenzialmente sospese tutte le "canonizzazioni" ancora in corso, fatte salve tutte quelle che riguardano i "Martiri della Fede". Vengano riesaminate quasi tutte le "cause" dell'ultimo secolo e cancellati gli errori dei secoli passati (Cirillo di Alessandria, Gregorio VII...)!

h -
Tutti questi atti devono essere prudentemente riesaminati attraverso una nuova più rigorosa procedura non più con "atti riservati" ma accessibile a tutti. Tanto più la decisione del riesame incontra resistenze ed opposizione tanto più è da considerarsi opportuna e tanto più deve essere profonda ed accurata. Si sospendano anche tutte la "cause" in corso (è opportuna una moratoria di almeno cinque anni per mettere a punto nuove e più rigorose procedure volte soprattutto a riformare radicalmente il protocollo di indagine e il ruolo del postulatore). Questo sforzo di rigore ha lo scopo di evitare che durante la procedura istruttoria possano generarsi situazioni che conducono a decisioni che possano poi costituire danno per la credibilità della Chiesa. Le nuove procedure devono permettere un ascolto dello Spirito Santo molto più meditato e profondo con particolare riguardo ai doni del "discernimento" e della "prudenza" (1Cor.4,5). Tutto questo nel quadro di una progressiva adesione alla Volontà del Signore che invita a considerare "Santo" soltanto Dio nella sua identità trinitaria (Mc.10,18).

i -
Si macchiano di simonia i "mestieranti di Dio" quei ministri della Chiesa cioè che, non accontentandosi di ciò di cui hanno diritto (Lc.10,7; 1Cor.9,14), accumulano denaro approfittando del loro Sacro Ministero (Is.55,1; Fil.2,21), in aperta e pubblica disobbedienza al comando di Gesù: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!"(Mt.10,8) - Il peccato di simonia coinvolge poi (in varia forma e con diversa gravità) tutti coloro che utilizzano immagini, parole, ruoli, riti e luoghi religiosi per personale profitto, vantaggio o interesse (2Cor.12,14). Commette quindi peccato di simonia chiunque "compra" o "vende" (anche in modo indiretto e paludato) preghiere, atti liturgici, sacramentali e S.Sacramenti, chiunque si appropria (per sè o per altri) di denaro raccolto in relazione diretta e indiretta a cose che riguardano la Fede. Si accolga l'invito della Parola di Dio ad una scrupolosa castità economica trattando le cose di Dio. Mai più offerte per le Benedizioni e S.Messe, mai più forma di retribuzione alcuna sugli atti pastorali o di culto! Tutte le offerte in denaro date ai Sacerdoti e Religiosi/e devono confluire inderogabilmente nelle CCPQ.

l -
Inediti volti della simonia sono poi quelli che riguardano le "sponsorizzazioni" (esplicite o mascherate) degli eventi religiosi (cioè la vendita dell'impatto mediatico delle cose di Dio a scopo commerciale) ed il pagamento dei "pass" di ingresso per alcune Chiese. Queste infami e nuove forme di simonia utilizzano a fini economici la forza comunicativa della Fede omologando di fatto le manifestazioni religiose alle altre realtà mondane. Molti sono caduti in questo peccato. Vi sono caduti movimenti ed associazioni. Vi sono caduti Vescovi, vi è caduta la S.Sede in più occasioni. Dio abbia Misericordia e protegga la Chiesa da questa nuova malefica tentazione affinchè mai più abbia a cadere in questo gravissimo peccato, mai più smarrisca il valore evangelico della gratuità! Vengano allontanati dalla Chiesa tutti coloro che ne intaccano la natura evangelica e profetica con la pratica del "management gestionale mondano"! Vengano esonerati dai loro incarichi pastorali coloro che portano soldi invece di portare anime!

Il discepolo di Cristo non chiede mai del denaro per sè o per la Chiesa ma accetta con devota riconoscenza ciò che, seppur non richiesto, gli viene spontaneamente donato (senza alcuna contropartita) perchè in ciò vede il segno concreto della Divina Provvidenza (Mt.6,33; 10,9; 10,42; Lc.10,8).

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7 -
Ogni peccato sarà esaminato dalla perfetta giustizia e misericordia di Dio. "Solo Dio, nella sua infinita giustizia, stabilisce il grado di responsabilità di ogni uomo e pronuncia il giudizio finale" (20/5/82). Si salveranno tutti i peccatori (anche coloro che hanno commesso i peccati più gravi) che prima di morire si pentiranno sinceramente e invocheranno la Divina Misericordia. Non si salveranno gli impenitenti e coloro che non possono più essere perdonati perchè hanno bestemmiato contro lo Spirito Santo, cioè hanno negato e travisato l'Amore Misericordioso di Dio (Mc.3,29). Non si salveranno tutti coloro che non hanno deliberatamente voluto scrivere il loro nome sul "libro della vita" (Ap.20,15).

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8 -
Quando sei a conoscenza che un tuo fratello o una tua sorella ha commesso uno dei gravissimi peccati sopra descritti sei tenuto/a (se hai la possibilità di comunicare con loro) ad ammonirli con amorosa fermezza e fraterna decisione affinchè comprendano il grande pericolo che stanno correndo. Sei tenuto/a inoltre a pregare ed a offrire per la loro conversione tuoi particolari personali sacrifici.

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"Chi non fu trovato iscritto nel libro della vita
venne gettato nel lago di fuoco" (Ap.20,15).

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